Ed ecco il seguito della
FIABA DI UNA CARTA
Tuttavia, vedendo l'oste che il vechio cieco obbediva puntualmente ad
ogni comando, che non si lamentava nè protestava mai, che non
borbottava né chiedeva mai niente in cambio dei suoi servigi, l'oste
cominciò a pensare l'Eremita una creatura bassa e vile, che
meritatamente strisciava nel fango, così, lentamente cominciò ad
abbassare la guardia, e ad allentare il senso di vigilanza; e venne
anche il momento in cui l'Eremita reputò di avere imparato abbastanza
al servizio dell'oste, così, non gli fu difficile, approfittando di un
momento di distrazione e di sonno a cui sempre più spesso si
abbandonava il suo aguzzino, aprire la porta che conduceva alle sette
pareti, il sarcofago dai sette lati, la scatola di piombo dai sette
scomparti, e le sette serrature del baule; così, recuperò il proprio
lumino, e con esso la vista, mentre l'esperienza al servizio dell'oste
gli aveva conferito conoscenza e potere.
Ed ecco ora l'Eremita che viaggia sopra una spalla dell'oste, che ha
dovuto abbandonare la sua taverna, per servire il vecchio in ogni sua
esigenza, ed ecco che riesce anche a raccogliere una piccola comunità
( perché ora, da sopra la spalla dell'oste, il suo lumino è visibile
a tutti ), che segua il suo insegnamento, i cui precetti basilari sono
scritti in lettere cubitali sull'arco che conduce alla sua Accademia:
NON C'E' ALTRO DIO CHE L'UOMO - NON ENTRI CHI NON SA DI GEOMETRIA -
CONOSCI TE STESSO - NULLA DI TROPPO
Ma l'oste si lamenta e scalpita, ed è sempre pronto a ferire l'Eremita
che lo cavalca, con parole del tipo: - Salverai una piccola parte di
mondo, per qualche tempo, ma il resto rimarrà mio servitore, e, quando
tu te ne andrai, costoro resteranno senza una guida, e sarà allora che
altri come me, o peggiori di me, prenderanno il sopravvento su di loro,
e li ricondurranno alla Tenebra, così è sempre stato, e così sempre
sarà, perché questa è la regola del mondo: ma quel che meno mi
garba, é che tu verrai condannato per i tuoi insegnamenti, ed anche io
lo sarò, perché non potrò svincolarmi da te, ma io morirò nel
processo, e tu ti salverai, perché io sono il Servo, e tu il Padrone.
E così infatti avvenne; osservate, infatti, quella Montagna del
Teschio, e quell'atroce strumento di supplizio al di sopra di essa, è
lì che l'oste si dibatte in preda al dolore, accusando la Divinità di
averlo abbandonato, giacché la sua Divinità era infatti l'Eremita, il
quale si era lasciato cadere, e si era allontanato, e gli insegnamenti
che l'Eremita diede da sopra la spalla dell'oste sono ancora conosciuti
da tutti, e praticati da nessuno. Ma ben presto, vedere che l'oste
aveva avuto ragione, che i suoi insegnamenti venivano dimenticati o
distorit, che l'odio prendeva il sopravvento sull'amore, che la
violenza prendeva il sopravvento sulla pace, che l'invidia distruggeva
ogni amicizia, che il rancore distruggeva ogni perdono, l'Eremita fu
preso da una profonda sofferenza, gli si spezzò il cuore, e morì.
Ma potrebbe finire con la Morte come protagonista la storia della
nostra carta ? Fortunatamente no, e infatti, dopo essersi accorta dello
spiacevole evento, e cioé di essere proprio morta, la nostra carta si
ritrovò dietro le spalle del nocchiero dell'Al-di-là; ma immaginate
quale fu il suo stupore, nel vedere che, alla guida della canoa, non
era un demone irsuto e dagli occhi di bragia, ma una bellissima e
prosperosa Elfa, che manovrava di remi con impareggiabile leggerezza,
mentre altre due persone giocavano serenamente ai dadi sul retro
dell'imbarcazione. Alle sue spalle, avvolte da una leggera nebbia, una
notevole quantità di altre canoe attraversavano il fiume, e da esse si
levavano gioiose risate e canzoni.
L'Elfa guardava serenamente verso l'orizzonte, e l'Eremita non si
sarebbe certo mai permesso di interromperne la concentrazione, e la
serenità, con una parola. Così, presa da una gioia spaventosa, la
nostra carta seppe istintivamente qual era l'isola sullaquale sarebbe
dovuta scendere, e così fece.
Il clima, sull'isola, era quello ottimale, anche per una Lama dei
Tarocchi, quindi né troppo caldo, né troppo freddo, qui e la
giganteschi palmizi lasciavano intravedere, tra le foglie, enormi e
succose noci di cocco; il terreno era morbido al piede, e tutto
lasciava presagire una felicità costante, lontana più di quanto sia
immaginabile dalle sofferenze e dalle angosce del mondo; nel bel mezzo
dell'isola, si stagliava una capanna, dalla quale proveniva un
piacevolissimo odore di Salmone ai ferri, e si levava un vorticante
fumo dal camino della stessa.
L'Eremita, balzando verso la capanna, si disse: - Sono forse nella
terra dell'Eterna Gioia, dove tutto è felicità e armonia ? Sono forse
nella terra dell'Eterna Estate, dove mai si leva il pianto né un grido
di rancore, ma esiste perenne gioia e amore ? Summerland, ecco come ti
chiamerò, o mia terra prediletta, dove vedo che già esiste ciò che
inutilmente volli creare in Terra, o Estasi delle Estasi, o Terra delle
Fertili Promesse, o Luogo delle Mille Delizie.
Così, l'Eremita si era rotolato in un brodo di giuggiole fino
all'interno della capanna, dove, seduto a gambe incrociate, trovò un
tizio tutto vestito di nero, dalla lunga barba nera, il naso grosso e
rosso, lo sguardo truce, presso un fuoco sul quale cuoceva un
gigantesco salmone arricchito dalle più preziose spezie; l'Eremita,
vedendo apparentemente infrante ancora una volta le sue speranze, non
poté trattenere uno sguardo di terrore e disperazione.
L'Uomo Nero si volse verso l'Eremita, dicendogli: - Oh, ottimo, ma ecco
dell'ottimo combustibile per il mio fuoco, caduto, parrebbe, dal cielo.
Eremita: - Come hai potuto vedere il mio lumino così in fretta, specie
alla luce di questo fuoco ?
Uomo Nero: - Ma io non ho visto il tuo lumino, ma la tua ombra; sei
l'unico che ne proietti una, parrebbe.
Eremita: - Capisco, ma non c'é nessun modo in cui io possa evitare di
essere cotto al fuoco ?
Uomo Nero: - No, penso proprio di no !
Eremita: - Neanche se sapessi raccontarle una delle storie più
interessanti e ricche di contenuto che lei abbia mai sentito ?
Uomo Nero: - Beh, dovrebbe essere una storia interessante, e abbastanza
lunga da tenermi compagnia mentre cucino il mio salmone e me lo mangio,
ma attento !! Se mi annoierai, la tua speranza di non fare da
combustibile sarà solo rinviata al pranzo di domani !!
E così fu che l'Eremita cominciò a raccontare tutte le cose che noi
abbiamo già conosciuto, da quando abbandonò il Mazzo dei Tarocchi
fino all'incontro con l'oste, e poi, via via, sempre con maggiori
dettagli, mentre l'Uomo Nero mangiava avidamente il suo salmone, ma,
impercettibilmente, l'Eremita si faceva più spavaldo, mentre l'Uomo
Nero mangiava sempre più lentamente, fin quando, non appena la carta
parlò della propria morte, lasciò andare un abbondante pezzo di
salmone e scoppiò a gemere e piangere, a piangere e a gemere.
L'Eremita, stupito, esclamò: - Sembra proprio che la mia storia
l'abbia commosso oltremisura !!
Uomo Nero ( tra un singhiozzo e l'altro ): - E' proprio così,
accidenti, ma non mi hai mai parlato del tuo dorso, è fatto a rombi
bordeaux e neri che vengono divisi da croci bianche equilatere, vero ?
Eremita: - Certo, ma io posso vantarmi di non aver mai mostrato il
dorso a nessuno, come fa a saperlo ?
Uomo Nero ( piangendo ): - Ma perché io sono Ettore Manzecchi,
artigiano e cartaio, sono io che ti ho costruito, figlio mio; oh, se
avessi mai sospettato che avresti vissuto tante sventure, come ti sarei
stato sempre vicino !!
Colto dall'emozione, l'Eremita si avvicinò per abbracciare il padre,
che lo strinse, affettuosamente, con tutt'e due le braccia, ma con
tale emozione, che finì per usare di troppa forza, e l'Eremita si
ritrovò con il dorso piegato; pensateci, al posto di arrabbiarvi,
qualora vi si piegasse un Tarocco !
Comunque, i due trascorsero molte ore insieme, parlando di cose che
eviterò di trattare qui, perché si tratta di cose private che possono
riguardare soltanto una carta ed il suo costruttore che s'incontrano
per la prima volta; così, riporterò soltanto la conclusione del loro
dialogo:
Cartaio: - Comunque tu non sei morto, Eremita mio, e puoi andartene di
qui quando vuoi.
Eremita: - Come non sono morto ? Eppure ricordo bene che mi si è
spezzato il cuore !!
Cartaio: - Ma proietti la tua ombra, e chiunque venga qui, in
Summerland, non la proietta, quindi devi essere ancora vivo.
Eremita: - Allora potrei essere l'unico morto che proietta ancora la
sua ombra, in fin dei conti, io sono una carta defunta !
Cartaio: - Ma certo, figlio mio, tu sei una carta, e le carte è
risaputo che non muoiono, al massimo, diventano inservibili o vengono
riciclate !! Hai detto che ti si è spezzato il cuore, vero ? Ma
intendevi in senso reale o in senso metaforico ?
Eremita: - In senso metaforico, certo, ma anche in senso reale !!
Cartaio: - Ma allora, non puoi essere morto; se sei una carta, quando
mai si è vista una carta che abbia un cuore, o un sistema circolatorio
? Io, poi, mi sono guardato bene dal disegnarteli, proprio perché ti
volevo bello forte, figlio mio !!
Eremita: - Ma allora io sono una persona senza cuore, una persona
cattiva; ma è orribile !! Ecco spiegata la fine che hanno fatto i miei
insegnamenti !!
Cartaio: - Ma no, figlio mio, sarai senza cuore, ma non manchi certo di
sentimento.
Eremita: - Questo sì che mi consola !! Infatti questo era il più
grande terrore tra tutti quelli che ho provato da quando ho iniziato il
percorso che mi ha portato qui !!
Cartaio: - Ad ogni buon conto, non c'è tempo da perdere; ascoltami,
figlio mio, tu devi tornare nel mondo, dove dovrai indicare il futuro
ancora a molta gente che lo richiederà; non ti sarà difficile, prendi
queste due monete d'oro, le userai per pagare Carotides, il Vampiro che
è deputato a guidare il galeone delle Anime Ritornanti, Colui che
presiede al Karma Negativo; non usare queste monete in altro modo, o
sarai costretto a rimanere qui per sempre !! Tu non sei effettivamente
morto, figlio mio, e nessuno ha motivo di volerti riportare indietro.
Al crepitìo di fiamme al di fuori della capanna, il cartaio intimò
all'Eremita di nascondersi in un cantuccio, e ciò fu presto fatto; di
lì a poco, un bellissimo e terribile Angelo avvolto nelle Fiamme si
sporse dall'entrata della capanna: - Ettore Manzecchi ?
Cartaio ( spaventatissimo ): - Sì ?
Angelo: Hai avuto molte doti, e sei stato uno straordinario artigiano,
tanto che ancora adesso si racconta, sulla Terra, che alcune delle tue
creazioni prendessero vita; tuttavia, sei stato anche una persona
cattiva, perché non ti sei mai minimamente curato di che fine facesse
tutto ciò che creavi, e alle volte sei stato perfido con le tue stesse
carte; quindi, tornerai sulla Terra per imparare questo: vivrai una
vita felice e agiata, ma avrai un dono stupendo per la Divinazione,
tuttavia, non troverai mai nessuno che ti chieda consiglio, ed ora
seguimi !!
Così, le strade del costruttore e della sua opera si divisero per
sempre, certo, l'Eremita fu tentato di riscattare il proprio artefice
con i pochi soldini che aveva nascosto sotto la veste, ma aveva capito
bene che, da quelle parti, le cose non funzionavano proprio così, e
inoltre, quali necessità karmiche avrebbe determinato una sua
eventuale scoperta da quelli che sembravano i guardiani del posto ??
Così, con un flebile sospiro, l'Eremita attese qualche tempo, e poi,
si defilò dalla capanna, per mettersi alla ricerca di Carotides.
Non vi racconterò le straordinarie peripezie, i mille modi in cui
l'Eremita rischiò di perdere le monetine, le centinaia di personaggi
curiosi che incontrò durante la sua permanenza in Summerland: l'alieno
grigio, il topo saltante alla rovescia, o la foca aggrovigliata, un
intrico di anime di foche i cui corpi, sulla Terra, erano stati
utilizzati per fare una pelliccia, e che persino in Summerland non
riuscivano più a districarsi.
L'Eremita ebbe gioco facile nel corrompere Carotides ( ma prima di
parlare con costui aveva molto opportunamente nascosto il proprio
lumino dentro la veste ), e si ritrovò su di un galeone pieno zeppo di
anime infelici; ognuna di esse, infatti, abbandonava la totale
felicità di Summerland per giungere in un posto in cui ogni felicità
sarebbe quotidianamente stata guastata da qualcosa.
Così, invisibile a tutti, il galeone lasciò i mari per viaggiare nei
cieli che si confondono con essi all'orizzonte all'alba, e poi tornò
ad ammarare al tramonto, ed un po' alla volta le anime venivano
scagliate a mare con modi poco cortesi e precipitavano e venivano
assorbite dalle acque della nascita, finché non rimasero a bordo che
Carotides, ilo suo equipaggio di Vampiri e Lamie, e lo stesso Eremita,
che venne fatto accomodare senza enanche troppo garbo su una minuscola
scialuppa di salvataggio.
Finalmente, dopo numerose altre peripezie sui mari di tutta la Terra
(dopo aver attraversato il bivio che conduce da una parte a Summerland,
dall'altra sulla Terra, ma che nessuno ha mai segnalato sulle carte ),
che forse, qualcuno, un giorno, si premurerà di raccontare, l'Eremita
arrivò all'Isola in cui, nel frattempo, il Mago si era ritirato in
meditazine, e, sopra di essa, alla vistosa luce di un faro, trovò ad
accoglierlo tutti gli altri Tarocchi ( era stato il Sole, infatti, ad
illuminare il percorso per ritrovare il contorno della carta
dell'Eremita, che, vi ricordate ? Si era perso all'inizio ).
Così, il Mago portò i giochi, il Matto aprì il fagottino per svelare
dolciumi e merende per tutti, e, per farla breve, ogni Arcano Maggiore
e Minore contribuì con qualcosa per festeggiare il ritorno della Carta
Smarrita; e, in fin della fiera, credetemi se vi dico che da quella
notte questo mazzo fu il preferito del Mago, che non solo provava una
gran gioia nel toccarlo, na che addirittura riuscì, con esso, nelle
sue migliori Divinazioni; ed è con queste parole che si conclude la
Fiaba di una Carta; l'Eremita spera che vi sia piaciuta, ma soprattutto
che abbiate trovato in essa qualcosa di edificante.
Ed è così che si concludono la Fiaba di una Carta ed il resoconto del
Quarto e Quinto Giorno di Ritiro Magico.
giovedì 12 febbraio 2009
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