Ecco la citazione dai " Parerga e paralipomena ", di Arthur
Schopenhauer, in cui il grande filosofo non solo anticipa i contenuti
principali della Teosofia, e l'enfasi data da Aleister Crowley al
concetto di Samadhi, ma arriva addirittura a spiegare i reali
risultati psicologici del Libro di Abramelin, presumibilmente, senza
averlo mai letto:
- NOI non possiamo rappresentarci uno stato NON INCOSCIENTE altrimenti
che come uno stato di CONOSCENZA; quindi, come uno stato che comporti
la forma fondamentale di qualsiasi CONOSCENZA, cioé la scissione in
soggetto e oggetto, in conoscente e conosciuto. Ma dobbiamo
considerare che tutta questa forma del conoscere ed essere conosciuto
è condizionata semplicemente dalla nostra natura animale, dunque una
natura molto secondaria e derivata; quindi, non è affatto lo stato
originario di ogni essenza e di ogni esistenza, e perciò questo stato
può essere di tutt'altro genere e pur tuttavia NON INCOSCIENTE. Del
resto, il nostro stesso essere attuale, in quanto siamo in grado di
coglierlo nella sua interiorità, è mera VOLONTA', ma questa, in sé, è
già qualcosa di privo di conoscenza. Se, ora, con la morte perdiamo
l'intelletto, veniamo in tal modo messi semplicemente nello stato
originario PRIVO DI CONOSCENZA, che perciò non sarà uno stato
semplicemente PRIVO DI COSCIENZA, ma piuttosto uno stato superiore a
quella forma. Uno stato nel quale viene a mancare l'antagonismo tra
soggetto e oggetto; perché qui ciò che dev'essere conosciuto
coinciderebbe realmente ed immediatamente con colui che conosce,
dunque viene a mancare la condizione fondamentale di ogni conoscenza
( che è appunto quell'antagonismo ). (...) Un altro modo di dire ciò
(...) è la sentenza di Giordano Bruno (...): " La divina mente, e la
unità assoluta senza specie alcuna è ella medesima lo che intende e lo
ch'è inteso. -
Da: Arthur Schopenhauer
Parerga e paralipomena
Trad. di Mazzino Montinari
Ed. Adelphi
Gli stampatelli sono miei, in sostituzione dei corsivi dell'autore ( e
del traduttore ).
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