venerdì 30 gennaio 2009

Trecento

Mi fanno domande sulla qualità dei miei versi,
o mi suggeriscono di scrivere in prosa,
ma io domando: che importanza ha?
Prima che io abbia finito di vergare questi versi,
scritti in un'epoca in cui troviamo da una parte
la corruzione, dall'altra l'incapacità di risolvere
le cose, molti bambini saranno morti di fame,
molti animali scuoiati vivi e vivisezionati,
molte persone morte di A.I.D.S.,
molte altre durante il lavoro,
e ancora vittime della guerra, delle torture,
delle sevizie, e delle altre forme in cui
il cancro della morte afferra l'uomo,
nel corpo o nello spirito,
sotto l'effigie dei traffici.

Per quanto riguarda me,
io non morirò in uno sprazzo di terra,
per difendere un valore che
possa essere condivisibile:
il mondo è già stato fatto e corrotto
da altri prima di me, la vera
gloria è marcita, e il resto
non mi interessa più di tanto.

giovedì 29 gennaio 2009

Tanka delle Tre Grazie

Siam le Tre Grazie,
Le fonti di Gioventù,
Vita e calore,
Nel canto del Foscolo,
Riflesse dal Canova.

Haiku dello spettro

Evanescente
Sinistro e tumefatto
Volto nel buio.

La casa infestata

La casa che riposa sopra il colle,
Colonica d'aspetto e architettura,
Ricoperta di nebbia e di paura,
Ti fa tremare d'un tremore folle,

E non si sa più niente di chi volle
Ostentazione fare di bravura,
Non preoccuparsi di quella premura,
Credendo di poter stare in panciolle.

Urla feroci e ghigni spaventosi,
Si dice nella notte esser venuti,
Assieme ad orde e spettri tumultuosi,

Ed hanno visto fulmini e saette,
Che su finestre e tetti son caduti,
Tutti gli astanti prima delle sette.

Guardammo sulle sponde del divenire

Guardammo sulle sponde del divenire
il silenzio dei nascituri immerso nella nebbia,
e mentre il mantello ricopriva i tulipani, le
correnti dolorose dell'Eufrate, ed i mesti
rintocchi dei campanili di Londra, la soffitta
dei pensieri si riempiva di nuovi giocattoli
dimenticati o rotti, e le locomotive di legno
giallo con le ruote rosse della nostra infanzia,
tirate da una cordicella, venivano assorbite nel vortice
privo di binari di un'indefinita estinzione. Intanto
passava il lugubre rumore del solstizio invernale,
e si apriva a nuove onde la tempesta che scuote
le navi di zucchero, piene d'acqua e di tristezza,
per scioglierle nel periodico manifestarsi dell'agguato
dell'essere. Allora si apriva come un melanconico
sguardo sul vuoto degli specchi marini, e sulla
celestiale abissalità delle superfici stellate,
e mentre ricadevamo nel sonno dell'indifferenza,
guardammo ancora sulle sponde del divenire.

Ninja

Si muove nel silenzio della notte,
Confuso tra le ombre delle mura,
Il cuore è freddo e non ha paura,
Ed anche il suo respiro sempre inghiotte,

E' la lancetta della mezzanotte
Immobile sul filo di un'altura,
Per lui non c'è nessuna cosa impura,
Si addestra dentro il buio delle grotte.

Si muove con il ritmo del respiro,
Ma stabile può stare senza pausa,
Vivente incarnazione del sospiro

Mortal al quale non si trova causa,
Ma il sibilo, che par quasi un raggiro,
Dell'arma non sarà che la concausa.

La caduta dell'entusiasmo

E' caduto l'entusiasmo,
è scivolato nella rete della periodicità
sistematica del quotidiano.
E' stato abbattuto tra reticolati
di cavi elettrici e di litanie monodiche
e spinate di ripetizioni intermittenti.
E' stato vinto dalle spade
acuminate della necessità del vivere,
dalle lance roventi dell'inizializzazione
del giorno successivo.
E' precipitato tra i rovi della
colonizzazione del corpo umano
da parte dei transistor e degli
schermi televisivi.
E' stato sconfitto dai jingle,
dagli slogan, e dall'automatizzazione
dei ripetitori fatti carne.
E' rimasto intrappolato tra gli
snodi dei calcoli economici, delle
statistiche, dell'efficacia probabilistica
delle opportunità.

E' caduto l'entusiasmo,
ed è scivolato per sempre
nelle fauci acuminate e brucianti
della noia.

mercoledì 28 gennaio 2009

Fungus ( Poemetto horror )

Il Fungus si nutre di marciume liquefatto,
Divora altri funghi e altre muffe,
Cannibale dei liquami, non conosce pace,
Ma si solleva distruggendo, finché come
Sinistra cupola non ricopre il cielo,
E l'ombra della notte eterna estende
Al di sotto; e si dice che uno di essi
Si sia nutrito al punto da diroccare
Un'intera città.

Ed incarnati in esso strutture murarie,
Case e palazzi, torri e caserme,
Lapidi di cimiteri e cancelli,
E molto altro si era stabilito.
Esso si sollevava gigantesco,
Come un'ombra vivente della morte,
E non c'era spazio o confine
Che non avesse dissolto
Nel suo slancio vitale.

Ma l'arma più pericolosa
Del Fungus sono le spore,
Si allontanano portate dal vento,
Quando sembra che stia nevicando,
E non fan distinzione tra i corpi,
Ma coprendo il terreno d'un manto,
S'installano dentro i polmoni
E li lacerano, facendo insorgere
La più terribile delle micosi.

Oggi, da uno sperone di roccia

Oggi, da uno sperone di roccia
Ho visto scorrere il Po,
Ho pensato:
- Sarebbe bello, se non fosse così inquinato. -
Le colombe volteggiavano attorno
Cercando del cibo, e non c'era,
E tornavano a riva, poi, dopo,
In una fila malinconica e breve.

Presso la sponda, un sentiero,
Un uomo che passa e va avanti,
Ma non guarda ed è indifferente,
Ha i suoi pensieri, o non pensa più a niente.
Un secondo si gira e mi guarda,
Mi guarda con sguardo perplesso,
Sono io ciò che è strano lì in mezzo,
Io, ma non quello che avviene.

Più lontano, oltre il fiume, si alza
La riva coperta di neve,
Ed è parzialmente nascosta
Da canne palustri marcite,
Solo adesso m'accorgo d'un piccolo
Albero che sta alla mia destra,
Eppure non sembra ingombrante,
Il mio sguardo non copre che in parte.

Oggi, da uno sperone di roccia,
Ho visto scorrere
L'iniquità umana.

martedì 27 gennaio 2009

Soffice

Erbe che danzano al soffio degli oricalchi,
treni che sferruzzano maglie di binari sopra la lanuggine dei prati,
vetrine di lampade che rincorrono le stelle,
tostapane che rimangono assiderati sotto il peso dei cracker,
locomotive che lasciano cadere sui cieli la nebbia londinese,
serpenti di automobili si snodano sopra i cavalcavia metropolitani,
i tetti decorano i cieli di rosso o di ardesia,
una tigre coglie la palla al balzo, e atterra di rincalzo,
le fulminovie aderiscono ai cieli specialmente di notte,
i lampioni luminoovalescenti lasciano cadere sprazzi di luce nel buio,
rincorro la città che si allontana,
il passo del dinosauro si sentiva a molti metri di distanza,
andrò a finire anche io a grattarmi la pancia,
lacrime che scendono nel mare e si perdono,
bugie! Bugie! Bugie!
E' meglio un uovo oggi che una gallina domani ( solo se è sodo ),
mi piace anche alla coque o al tegamino, comunque,
i computer costellano le case di nuovi inforeticolati privi di tratteggi,
il sole che si alza è diverso ogni mattina,
quello che s'abbassa non è lo stesso dell'alba,
ogni attimo si muore, per rinascere,
lasciando bucce di cipolla alle spalle.

Cammino tra i porticati in un tempio pagano

Cammino tra i porticati in un tempio pagano,
tra i colonnati, tra gli spazi precisi tra l'uno
e l'altro precipizio di marmo,
e mi avvolgono volti di nuvola e mi
assalgono, volti di uomini e donne,
di chimere, gorgoni, e di spettri
notturni: si disegnano in mille
colori, si disegnano fuori e premono
contro di me.

E' una musica che segna il tempo,
una musica fatta dal tempo,
ed inizio a danzare, a sostare,
a ballare, e le epoche corron con me.
Confusioni di nubi e di stelle,
sinfonie di colori e di suoni,
circonfuse di costellazioni,
che volteggian nel cielo che c'è.

E se anche farò un passo avanti,
rimarremo pur sempre distanti,
non c'è inizio né fine, non c'è spazio
o confine, che non sfuggan nell'aria, lassù.
Ne rimane un sol soffio fluente,
che si perde, e non resta più niente,
solo un ansito perso, una rima
od un verso, che si slanciano e scendono giù.

Ode del Diavolo

Io non sono il Principio del Male,
Ma a quello fatto uguale,
Vituperato ed anche diffamato
Da chi mi ha rimpiazzato.
Principio Io son di Conoscenza,
D'alta virtù, e della Somma Scienza,
Voltaire e Goethe furono miei adepti,
E Newton e altri trassi dagli inetti,
Pan è il mio nome, ed Io dalla Natura,
Così com'essa è, feroce e impura,
Trassi il mio aspetto, Io che sono il Tutto,
Io che son seme, l'albero ed il frutto,
I miei piedi zoccoli caprini
Sono, ed i lunghi villi ferini,
Ricoprono le gambe mie ed il busto,
Mi muovo tra la siepe e tra l'arbusto,
Dalle mie mani scendono gli artigli,
Che spaccano le noci ed i gherigli,
Mostrando quello ch'é il cervello umano,
Rimpicciolito dentro la mia mano,
Ed il mio volto è leggiadro è bello,
In esso trovi il lupo con l'agnello,
Lo sguardo proiettato sul futuro,
E' dolce a un tempo, ma feroce e duro,
E proiettate al cielo le mie corna,
Laddove il pensier mio sempre ritorna.
Io sono il principio del Piacere,
Del vino, dell'ebbrezza, del giacere
Con donne e ninfe senza sosta alcuna,
E ne ho avute molte, più di una,
Ed ogni cosa metto alla rovescia,
La giro, sposto, adatto alla sghimbescia,
Finché non l'ho testata e ancor provata,
Ed una nuova scienza si è creata.
Han detto che dal Tempio son fuggito,
Che sono morto, perché fui ferito,
Ma non è vero, sono sempre in giro,
Ed i sapienti e i letterati attiro.
Io sono la Natura Naturante
E quella Naturata in cui essa è stante,
Sempre mi muovo, non mi fermo mai,
Se vuoi seguirmi, non ti pentirai.

lunedì 26 gennaio 2009

Ideale

Se anche mi fossero spaccati i denti,
E fossi costretto a sputare ossa,
Se anche le costole mi fossero
Fatte rigirare entro i polmoni,
Costringendomi ad espirare sangue
E ad ispirare schiuma,
Se anche mi fossero aperte piaghe
Profonde e dentro vi fosse riversato
Olio bollente,
Se mi fossero spezzati gomiti e
Rotule, e fossi poi costretto
A correre,
Se ogni mia giuntura e cartilagine
Venisse rovesciata, costringendomi
All'oscena parodia di un burattino.

Se anche perdessi ogni partita,
Nel gioco della vita, per seguire i
Miei ideali, fra cento e mille
Mali.

Continuerei a rialzarmi e a muovere
Per il prossimo turno, perché la mia
Religione è la Volontà.

Pazzia!

Alcuni sognano
una macchina di lusso,
una villa in riva al mare,
ed è indiscusso che,
chi ci sa fare,
riesce anche tali sogni
a realizzare:

- Caaarooo, come vanno le azioni? -
- Sono in perdita tesooorooooo, ma forse apriamo una nuova trattativa. -
- Si va alla deriiiiiiva? -
- Ma no amoo' riusciamo sempre a cavarcela noialtri. -
- Il bambino ha vomitato, tesooooorooo, dici che è il caso di portarlo
dal dottoooreee? -
- Magari non ha digerito, se non passa lo portiamo, amore. -
- E lo sciroppo, lo hai comprato, lo sciroppo per la tosse di mammà? -
- Ma sì che l'ho comprato, tesoro, lo vedi? Eccolo qua. -

Io invece, per me,
ben altro sogno vorrei
realizzare:
una camicia di forza,
e una camera imbottita
sepolta nel più profondo
degli abissi marini,
lì potrei dare la stura
alla mia natura d'Indemoniato!
Che lacrime, che pianti,
e che grida, che farei!
Senza timore, poi,
di disturbare nessuno.
Come potrei facilmente
deformare la mia faccia
in sempre nuove combinazioni
e forme.
E sulle pareti, invece,
ogni giorno un paesaggio diverso
proietterei con l'immaginazione:
un giorno sott'acqua,
un giorno nell'aria,
un giorno addirittura sulla terra,
un giorno nelle fiabe,
e così si consumerebbe
la mia vita,
così, come se fosse
già finita.

Psicoscrittura? Che cos'è? Come funziona?

Ho sempre dichiarato che le mie poesie mi fossero dettate dagli "
Spiriti ": cosa intendevo con questo?
Innanzitutto, occorre considerare che, nella mia prospettiva, che si
tratti veramente degli Spiriti dei Morti o di agenti inconsci
risvegliati attraverso determinate pratiche, ha, tutto sommato, poca
importanza.
L'uomo è un crogiolo di Bene e di Male, di Pulizia e Sporcizia, di
Vizio e di Virtù: la cernita appartiene alla Mente Conscia, che viene
sostenuta, in questo, dall'agenzia dell'Agente Censorio, o
Superconscio.
Esistono pratiche corporee e spirituali che permettono di attingere ad
una fase più oscura della mente umana: l'Inconscio, repositorio però
di un grande Potere, che non è il potere di danneggiare gli altri
( quello appartiene alla politica ), ma il Potere di Manifestare Sè
Stessi.
Queste pratiche sono finalizzate all'Illuminazione, la quale non è,
come costantemente si crede, la Perfetta Conoscenza, ma soltanto la
Perfetta Conoscenza di Sé: il momento in cui si deve obbligatoriamente
scegliere tra il Bene e il Male, ed io ho scelto il Bene.
Esistono altri scalini, dopo, ma più si avanza, e più si è costretti
ad avvicinarsi da una follia relativa, ad una pazzia reale, perché
l'impatto della Verità è troppo potente per la mente dell'uomo.
Ho lasciato parlare Spiriti del Male e Spiriti del Bene, in modo che
il lettore potesse farsi un quadro completo delle realtà inconsce, ed
ho spiegato che, per chi sceglie il Male, non esistono punizioni
eterne, ma, a un certo punto, l'estinzione completa dell'anima tra i
veleni, mentre, per chi sceglie il Bene, l'annullamento positivo
nell'ambito del Corpo Divino di Dio.
Gli Spiriti parlano in modo diverso: quelli del Male attraverso una
sorta di veleno freddo che ingombra la circolazione, un rombo sordo od
una sensazione di grave disagio, quelli del Bene, invece, in un solo
modo: attraverso una musica deliziosa ma semplice, sulla quale si può
cercare di ricalcare una poesia che dica parole buone.; in ciò si è
aiutati dal fatto che il significato che si vuole esprimere è, in
qualche modo, implicitato nella musica.
In questo mondo, è molto più facile entrare in contatto con Spiriti
Qliphotici, o Malvagi, con Dèmoni, che non con Spiriti del Bene: per
questo, il Genio è così difficile da raggiungere.
Molti autori hanno sottolineato la necessità di entrare in una sorta
di stato " musicale ", per comporre le loro opere: ciò è segno
dell'assistenza degli Spiriti del Bene.
L'Inconscio è, a mio avviso, una propaggine, un'appendice della psiche
che, se percorsa fino in fondo, porta direttamente al Regno dei Morti.
Il che è molto sciamanico, perché, una volta svolte determinate
pratiche, si entra in uno stato di euforia, di entusiasmo fanatico:
uno stato berserk della scrittura, che può essere stemperato soltanto
proponendo pubblicamente il proprio lavoro, diversamente, rileggere,
anche venti volte, risulterebbe inutile, l'autore rientrerebbe
immediatamente nel suo stato di fanatismo, che gli impedirebbe di
vedere i propri errori.
Questo è anche il motivo per cui le religioni, veicolo di salute e di
salvezza, possono farsi tanto pericolose: il sacerdote, indotto dalle
sue pratiche ad uno stato di esaltazione costante, può perdere di
vista l'importanza della sua missione, impedirsi di rivedere i refusi
mentali, e farsi, da macchina di salvazione, macchina da guerra.
Perché ciò non si compia, si rende necessaria la presenza di altri
apparati, come ad es. quello democratico, che possano vigilare anche
sul sacerdote che, tenuto a freno nei suoi eccessi spirituali, potrà
compiere mirabilmente la propria missione di medico dell'anima.
Se, con questo messaggio, è stata fatta chiara la ragione della mia
poesia, allora la mia missione è compiuta: tutte le religioni sono
buone, se, e quando, portano al Bene, abbiate Fede, e fate il Bene.

domenica 25 gennaio 2009

Al passero impiccione!

O passero impiccione,
stavolta hai curiosato,
entrando dal balcone,
però non hai cacato!

Non c'è solo rabbia in me

Non c'è solo rabbia in me,
c'è anche l'amore, che si perde
nella sabbia, e in nugoli dispersi
di dolore, e spesso, a contatto con
gli altri, mi riesce difficile aver tatto,
o vederli in altro modo, che come scaltri,
acerrimi, nemici: non so da dove venga,
o perché questa malinconia mi tenga,
ma so solo che sto bene, quando sto
isolato, quando mi pongo, ben distante,
al lato della folla, perché la mia tristezza
non mi molla.

E la notte, quando sono solo, sento
ancor più le note tristi, e il volo del
mio canto non si alza, ma rimane a
terra, e incalza nel silenzio tutte le vane
volte in cui sentenzio le parole,
che, poi, non hanno senso.

E persa la speranza di poter tornare
ad avere un giorno un cuore che,
forse, è di bambino, non mi resta che
attendere quel passo che si fa,
ogni giorno, più vicino.

Sono un beat! ( Endecasillabo monodico )

Kazzo però! Sono veramente un beat!

Ma neanche lo scarafaggio...

Ma neanche lo scarafaggio...
è inferiore all'uomo.

Lo scarafaggio è discreto:
gira solo mentre tu dormi,
e non ti disturba.

Lo scarafaggio sa contenersi:
prende quello di cui ha bisogno
e poi se ne va.

Lo scarafaggio è protetto
da una corazza robusta,
l'uomo invece
espone solo parti molli.

Lo scarafaggio è veloce,
rapido come un atleta,
l'uomo, invece, se non si allena,
è flaccido come una lumaca.

Lo scarafaggio è liscio
come una palla da biliardo,
l'uomo invece è grasso,
bilioso e pieno di peli
( ma in questo, in parte,
la donna se la cava,
se non sempre, per lo più ).

Lo scarafaggio resiste
alle radiazioni, l'uomo invece
continua a scopare anche
se è pericoloso, incurante
che genererà aborti come figli.

E se è brutto a vedersi,
solo da un punto di vista umano,
tra loro le blatte
si amano, eccome se
si amano.

E molti altri pregi ha
l'incarnazione vivente
delle virtù dei filosofi,
munita d'armatura
di guerriero antico,
che proprio per questo
dall'uomo vien chiamata,
con termine sprezzante:
" Parassita ".

Non schiacciare mai uno scarafaggio!
Non schiantare chi, di fronte a te,
ha la statura di una Divinità in Terra!
Un giorno, in un Mondo Speculare a questo,
potresti trovarti, minuscolo,
ad averli tutti contro, quelli che hai
falcidiato!

E a volte, immagino le città
dai palazzi diroccati, prive di
uomini, e colonizzate da nugoli
infiniti di scarafaggi, che si affacciano,
anche, alle finestre.

Dopo il ruggito sordo della Bomba,
creata dalla Sapienza dell'Uomo.

Clemente Rebora, poeta panico?

Italia mia,
Le genti a vincer nata,
E nella fausta sorte e nella ria.
G. Leopardi

Mentre in Inghilterra lavoravano Arthur Machen ed Algernon Blackwood,
mentre veniva fondato in Inghilterra l'Ordine Ermetico della Golden
Dawn da parte di Samuel Liddell McGregor Mathers, mentre Aleister
Crowley evocava lo Spirito di Aiwazz durante " l'Operazione Cairo " in
Africa, e in America H.P. Lovecraft redigeva i suoi spaventosi
racconti, il Grande Dio Pan scendeva dalla montagne dell'Arcadia,
attraverso il poeta neoeonico Clemente Rebora, anche in Italia,
leggiamo assieme un frammento da una lettera del 1911:
" Mi sbatto nel contrasto fra l'eterno e il transitorio... sprizza una
scintilla di veemenza che si esaurisce nell'accensione della natura e
degli uomini e nell'infinità che mi circonda; e vorrei allora giovare
ed elevare tutto e tutti; smarrirmi come persona per rivivere nel
meglio o nel desiderio di ciascuno; esser un dio che non si vede
perché è negli occhi medesimi di chi contempla, essere un'energia che
non si avverte perché è nel divenire stesso d'ogni cosa che esiste,
perché si ricrea in ogni attimo. "
Ed una sua poesia:

" [ Dalla razzante pendice ]

Dalla razzante pendice
che rarefà di zanzare,
al campestre alveare
che un vortice d'api dorate
sciama nel vasto orizzonte,
la ghiotta luce felice
sul verde fiorito possente
s'eccita incandescente,
e con aculei di bragia
incidendo e gonfiando risucchia
l'umore notturno e la ragia.
Dal sotterraneo incubo,
quasi doccia ancor livida, sguscia
fulminea la vita
e, misuratasi al cielo,
spennecchia e trabocca e ricade
e rinnova il suo stelo.
Si nettan suonando i paesi,
e schiava del tempo che giova
la gente ritorna agli arnesi;
nella fatica si trova
e l'appetito prepara.
Dio, per l'aria si rode
e beato non gode
del buffo suo stato:
se scende, ignoto tramonta
nell'ingannevol natura;
se monta, vuoto svapora nel nulla.

Brani tratti da:
Poeti italiani del Novecento
A cura di Pier Vincenzo Mengaldo
Ed. Oscar Mondadori.

Eccessivamente " campagnina " ( ma necessariamente, date le condizioni
dell'Italia del tempo ), e sufficientemente retorica, la
documentazione facente capo a Rebora non può essere accostata a nessun
lavoro degli autori anglosassoni citati, inoltre, sfiora la realtà
panica, senza però centrarla*, a causa di un eccesso di soggettivismo.
Tuttavia, è bello sapere che l'Italia non è esclusivamente un paese
osirideo, ma che ci siamo, e ci siamo sempre stati, anche noi.

* Ad un'undicesima lettura, questa proposizione è da considerarsi un errore
causato da un eccesso di concentrazione sulla seconda parte del
frammento della lettera, espresso da un condizionale necessitato dalla
parziale percezione sfuggente della realtà panica espressa dal
sentimento comune, piuttosto che da un indicativo sufficiente alla
totale intuizione della realtà panica espressa da un sentimento
esaltato, o stato alterato di coscienza.
Clemente Rebora è, a tutti gli effetti, un poeta panico, e neoeonico.

La Voce degli Spiriti

Esiste un momento in cui
anch'io non mi assento
nell'euforia dell'Inconscio e
nell'armonia fonetica da questo
proveniente, componendo, più o meno,
di getto, per trarne l'effetto
di scrivere e di portare
tra la gente le verità del vivere.
Ma invece redigendo mi arrovello,
e rivedendo poi, cancello, e non
lascio cadere, alla fine, un reticolato
che, come in un videogioco, mi lasci
vedere le rime in rosso-fuoco, le
assonanze in verde-rame, le consonanze
in blu-oltremare; ma le parole entrano
ed escono da un'articolata recinzione
di cancellature e di brutture grafiche .

E quando il lavoro è terminato, più
lucente dell'oro riscopro il risultato
alla lettura, e mi fa quasi paura
veder l'inquadratura sfaccettarsi come
un diamante che riceve come in vasi
nelle sue precise e simmetriche
incrinature tutti gli aspetti del poema
riletto ad alta voce.

Ma è quando riapro gli occhi che
la gemma s'infrange e la dimentico,
ma rimane come uno stemma
evanescente nell'aria del risveglio
la stupefacente consapevolezza
che non c'era neanche, nel testo,
la lodevole asprezza di una rima.

Alegrìììììììììììììììììììaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Il “ Cirque du Soleil “ è un circo gotico, e, come tale, senza animali
e, quindi, privo di violenza, ma ricco di citazioni letterarie,
particolarmente da Victor Hugo: clown ingobbiti si aggirano per il
palco sghignazzando furiosamente, urlando e cantando, nonché
commentando con gesti le azioni degli acrobati, altri che hanno
l'aspetto de “ L'uomo che ride “ partecipano all'azione, mentre Jean
Valjean si cimenta nel piegare sbarre di ferro robustissime con la
testa e il collo, e a sollevare carri il cui peso è arricchito dalla
presenza, sopra di essi, di una ventina di persone, non mancano le
sculture e le meraviglie architettoniche della cattedrale di “ Nôtre-
Dame de Paris “, ma sono sculture ed architetture umane: maschere
grottesche, acrobati, atleti che saltano da una parte all'altra del
palco e si muovono su trapezi e strutture di altro genere con
movimenti da brivido.
E, assieme, musiche meravigliose, canzoni melanconiche e stupende,
trapezisti che dondolano all'altalena al ritmo della nostalgia cantata
da Fate deliziose e delicate, mentre Djinni del Fuoco si avvoltolano
dentro la propria spada ( o almeno, l'impressione che dà l'impalcatura
in tessuto elastico utilizzata all'uopo finisce per riuscire proprio così ), e
contorsioniste vestite di tessuto decorato a scaglie compiono
movimenti impossibili che rendono sempre meno distinguibile la
distanza tra possibilità e realtà.
E c'è molto, molto altro, soprattutto in fatto di emozioni, così tanto
che è impossibile quantificare tutto in una semplice recensione, che,
tutt'al più, può risultare un tentativo di esposizione di uno
scheletro, ossia, delle impalcature sulle quali, in realtà, la vera
gioia è portata dalle mirabili performance degli artisti: il circo
senza animali si può fare, ed il risultato è quanto di più
meraviglioso si possa chiedere: il vero circo.
Ed è un peccato che siamo costretti a sopportare le celebrazioni di
altri generi di spettacolo circense, molto più brutali e violente, ma,
per oggi, bando alle polemiche.
Piuttosto, assistete a questo spettacolo, ed accorgetevene da soli, e
allora, signooooooooreeeeeeee e signoooooooooooriiiiiii, benvenuti al
sircoooooooooooo, o, meglio:
Alegrìììììììììììììììììììaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. -
Come urla il clown all'inizio dello spettacolo, che poi, è il titolo
della registrazione a Sidney che ho avuto la fortuna di visionare.

sabato 24 gennaio 2009

“ Gomorra “ di Roberto Saviano

Difficile che, in Italia, ci sia ancora qualcuno che, questo libro,
non l'abbia letto. Questa recensione è fatta esclusivamente per chi
non ha ancora pensato a procurarselo.
Avevo avuto il sospetto che “ Gomorra “ di Roberto Saviano, fosse un
libro pesante, e lungo da leggere, e la mia impressione si è poi, di
fatto rivelata giusta. Ho quindi preso l'audiobook qualche tempo fa,
ne ho terminato l'ascolto oggi, e devo dire che, letto dall'autore, il
libro scorre placido e sereno come le increspature del mare, ma non è
un mare pulito, purtroppo, il mare di Napoli: schiume dalle cisterne
delle petroliere, scarti di fabbrica, rifiuti tossici o addirittura
radiattivi, si diffondono fino alle coste ed oltre, dove, assieme ad
altri depositi, troviamo villette abusive costruite in modo da
distruggere completamente la bellezza del paesaggio, e morti ammazzati
abbandonati per le strade, unico comun denominatore: il profitto, che
si agita in un connubio di traffici che si stende dalla Cina
all'Inghilterra, avendo come centro di snodo il porto partenopeo, sul
quale si affacciano le principesche ville dei responsabili ( ed una di
esse è stata costruita addirittura sul modello di quella
dell'imperatore romano Tiberio a Capri, mentre un'altra, prima di
essere bruciata dal boss che la occupava, e che non voleva che
ritornasse intatta allo Stato, aveva preso per modello quella di Tony
Montana, protagonista del film di Brian de Palma: “ Scarface “. )
Saviano non lesina neanche in nomi e cognomi, e, in certi casi, fa
addirittura gli indirizzi: ho sentito dire in televisione che la “
verità era già depositata presso gli atti processuali. “ E allora?
Forse che Saviano non li cita ripetutamente? Forse che la verità non
doveva essere resa pubblica attraverso un libro? Attraverso la
lettura, o l'ascolto, di questo volume, scopriremo come i traffici
illegali finiscano poi per confluire in altri legali, ma finanziati da
una criminalità feroce ed operativa, che permette alle aziende
disoneste di lanciarsi sul mercato senza essere vincolate dalle leggi
economiche, e, conseguentemente, di poter soffocare le aziende più
pulite attraverso dinamiche di scambio contraffatte ( cosa della
quale, tra gli altri, ci aveva già avvertito il giudice Giovanni
Falcone in: “ Cose di cosa nostra “, però, parlando della mafia
siciliana ). Non si potrebbe definire una realtà come quella descritta
in questo volume se non come grottesca: ville principesche che si
stagliano oltre montagne d'immondizia, bande armate che si muovono
liberamente per i paesi, strutture ed opportunità legali sfruttate
spudoratamente a proprio vantaggio, collusioni estremamente vincolanti
tra politica e criminalità organizzata, e altro, tra cui spicca la
storia di Pasquale: un sarto realmente esperto nel suo lavoro, uno
stilista che avrebbe raggiunto il successo in qualunque paese europeo,
tranne in Italia, e che, deluso e amareggiato quando vedrà
un'importantissima attrice in televisione portare un vestito cucito da
lui, senza che gli venga fatto alcun riconoscimento, finirà per
cambiare lavoro, e farsi camionista.
A parte le straordinarie qualità dell'opera, anche come completa ed
efficace ricostruzione giornalistica, vale la pena di acquistare, e di
leggere questo libro, come sostegno morale all'autore, che è stato
minacciato dalla camorra.

venerdì 23 gennaio 2009

Cosa fareste voi?

Cosa fareste voi,
Se ogni giorno che passa
Vi sentiste in esilio,
Se non aveste mai nessuno
Con cui parlare
Delle cose che amate,
Se aveste perso per sempre
La vostra patria letteraria,
Se fuori e dentro di voi
Non percepiste altro
Che paesaggi di desolazione,
Se non vi interessassero
Le cose che dicono gli altri,
E se le cose che dite voi
Non interessassero agli altri,
Se il vostro cuore
Fosse macinato dalle macchine,
Se la vostra psiche
Fosse assorbita da un aspirapolvere,
Se la vostra anima
Fosse stritolata da un apriscatole,
Se non trovaste
Più punti di riferimento,
E vi fossero sottratti i libri,
Costringendovi per frequentarli
Ad una manciata di ore notturne,
Economicamente inutili,
Che a ogni minuto perdono sapore,
Che ti fanno sentire un forestiero,
Che ti fanno sentire un pregiudicato,
Che ti fanno sentire un agente d'ingiustizia,
Che ti fanno sentire un criminale,
Che cosa fareste voi,
Se vi foste costruiti una bussola
Per perderla nel deserto?

Cosa fareste,
Se non aggrapparvi
Alla prima sponda?

Rettili

Mi piacciono i rettili, sono gli animali
che amo di più, mi piace come scivola
giù nel suo anfratto la lucertola, che si
muove piano, ma se tenti di coglierla
con mano corre e fugge via nella sua
tana, e la magia della sua coda che
lascia sconcertato il persecutore,
perché il suo boccone se n'è andato,
facendolo restar nello stupore,
e il coccodrillo è la mia meraviglia,
è grosso come la coda dell'altra
si assottiglia, è mosso e galleggia
sulle acque, ed ogni sua scheggia
fa un mantello di scaglie, un'armatura
di maglie che lo copre e lo protegge,
perché si fa da solo la sua legge,
ed il suo ghigno è diabolico e sornione
a un tempo, ed è simbolico dell'atroce
verità dell'esistenza, ché la sua voce si
leva in un ringhio furibondo di caverne:
è calunniato da menzogne eterne,
e si dice che mangi i propri piccoli,
ma sono tutti riccioli di parole che
hanno costruito attorno alla sua prole,
è soltanto che è di buon appetito,
e non resiste a nessun invito
che porgere gli possa la Natura,
e allora a volte è dura la sua
digestione. Ma la più grande
suggestione mi viene dal serpente
perché è verde come uno smeraldo
vivente e sibilante, e quel colore si
fa araldo di realtà ultraterrene,
ed una fredda potenza gli scorre
nelle vene, la sua bocca a volte
è piena di veleno, perché è costretto
a vivere nel seno della terra, ricco
d'insidie, ma non prova invidie
di alcun tipo, e si difende solo,
non è un segno del Male, ma
del mondo, così come esso è
fatto, a tutto tondo; e rimane
invariato nel corso degli Eoni,
il sibilante fischio
dei suoi suoni.

Stupefacente Evocazione di Barbatos!

Questa sera, stupefacente l'Evocazione di Barbatos, l'ottavo Dèmone
del Lemegeton!
Premesso che il Grimorio non riportava l'aspetto dello Spirito, ho
pensato di manifestarlo nel mio aspetto invernale, e cioé vesti nere,
come sempre, cappotto con cappuccio nero, e sciarpa rossa.
Siccome il Grimorio dice che Barbatos è accompagnato da quattro Re, ho
proiettato con l'immaginazione quattro piccoli sovrani agli angoli di
un immaginario quadrato di cui io ero, figurativamente, il centro, e
che si sono trasmutati ben presto in quattro statuette di sovrani
seduti sul trono.
Non starò a riportare tecniche di Cerchi e Triangoli, di cui ho
parlato più volte, ma esclusivamente delle interessanti Divinazioni
ottenute attraverso questa figura, mantenuta con la concentrazione con
qualche interruzione, senza dubbio, ma con una riuscita complessiva
che oserei definire buona.
La prima nota interessante è che, a un certo punto, attorno alla
figura si è avviluppato un magnifico boa constrictor; la prima
impressione è che si trattasse di un'ennesima conferma della nozione,
ottenuta con l'Occultismo, che io sono la nuova incarnazione del Dio
Mercurio, però, mi sono detto:perché non il Caduceo?
Mi sembrava che il Caduceo avrebbe avuto più senso, ma ho capito solo
dopo: l'altro serpente sono io, ed il bastone attorno al quale
entrambi sono avvolti è l'asse che si proietta dal mio baricentro.
A questo punto, dai miei fianchi hanno cominciato a piovere talismani
sulle teste dei re, e ho capito che il mio dono per l'umanità non è
tanto che io scriva, quanto, più semplicemente, che io esista! ( Poi,
cmq, anche il fatto dello scrivere è un di più che male non ci sta, se
vogliamo....)
Potete stare tranquilli! Finché io sarò sulla Terra le condizioni del
mondo, un po' alla volta, miglioreranno, e non vedremo, nonostanti
crisi economiche più o meno determinanti, altri Wall Street Crash! A
tale proposito, però, è opportuno che le genti di tutta la Terra si
diano da fare in tal senso, e che credano in me!
In ultimo, mi sono spuntate delle ali, altro segno della mia realtà
interiore in qualità di Dio Mercurio, e il fatto che esse, a volte, si
rimpicciolissero e spostassero sulle caviglie, non è da considerare
come una distrazione dall'eidolon, ma, più semplicemente, come
un'ulteriore conferma della Verità acquisita.
Sono un Talismano vivente e una Benedizione che cammina per
tutte le genti della Terra! E fa parte delle
straordinarie contraddizioni del mondo il fatto che i
potenti non vengano ad accovacciarsi ai miei piedi per
ricevere istruzioni per vivere meglio, ma, d'altronde, è pur vero che
questo succedeva anche quando mi chiamavo Platone, mentre, quando mi
chiamavo Giordano Bruno, mi hanno addirittura bruciato sul rogo.
E' evidente perciò che il fatto che io continui a tornare è indice del
mio straordinario amore per gli uomini, e per tutti i popoli della
Terra.

giovedì 22 gennaio 2009

Passeggiata

Vago per il centro di Torino,
e non posso dire di star bene,
ma sarà la presenza dell'Università,
forse le librerie,
i portici forse, o i monumenti,
o non so cosa sia,
ma qui mi sembra di recuperare
qualche cosa che non ho mai avuto,
sia pure per poco.

Eppure a volte mi fermo,
e mi chiedo:
- Perché sono qui? -
E mi capita anche,
raramente,
di girare in cerchio
senza scopo,
sotto gli attoniti sguardi dei passanti.

Ma ricordo
che era bello sgattaiolare,
ogni tanto,
quando ero vegetariano,
dietro una porta,
per acquistare un panino
con carne di pollo,
sapendo che non mi avrebbe visto nessuno.

An ABC of Witchcraft

E' curioso che della più importante autrice a proposito della Wicca:
Doreen Valiente, in Italia non sia stato tradotto nulla, quando
possiamo leggere le opere di Raymond Buckland ( un solo volume! ),
Scott Cunningham, o Silver Ravenwolf, le opere di quest'ultima, tra
l'altro, sono considerate, da molti, le peggiori, io non condivido
questa opinione e, sebbene siano stratosfericamente lontane dalla
qualità della Valiente, sono comunque meritevoli di essere lette,
almeno a mio avviso.
Tornando alla Valiente, questo “ An ABC of Witchcraft “, Ed. Phoenix,
mantiene in tutto e per tutto quello che promette: si tratta di un
vero e proprio Abbecedario della Stregoneria per l'operatore, per lo
studioso teorico, per il semplice curioso, ma, considerato che la
Doriente è stata la capostipite del movimento che ha spinto gran parte
della Wicca di oggi a spostarsi dalla Magia Cerimoniale all'Estasi
Sciamanica, non stupisce che non ci sia una voce sopra i Grimori, ed è
un vero peccato. Per il resto, c'è tutto: il “ Satana “ venerato dalle
Streghe è davvero quel principio del Male di origine cristiana? O
forse non c'entra niente con la cattiveria umana, e si tratta invece
di qualcosa di ispiratore della filosofia nietzschiana e della
psicanalisi reichiana? Forse il Dio Pan, o qualcosa di ancora più
antico? Ad ogni modo, qual è l'opinione delle Streghe a proposito del
Satanismo? Esiste un legame tra la Stregoneria moderna e culti più
antichi? Se sì, quale? Chi è l'Uomo Verde? Che cosa ha motivato le
persecuzioni delle Streghe? E' possibile fare operazioni di Veggenza,
e se sì, come? Perché la poesia è così importante per gli Wiccan? Chi
sono Charles Godfrey Leland e Gerald Brosseau Gardner? Quali sono i
princìpi morali delle Streghe? Questo volume fa veramente chiarezza su
tutti i fattori di dubbio e di incomprensione fra gli Wiccan e la
società moderna, ed è un vero peccato che non sia disponibile in
Italiano, o, forse, è proprio per questo. In ogni caso, l'unica
possibilità che si abbia, oggi, per leggerlo, è farselo arrivare
dall'America, come ho fatto io.
In ogni caso, le Streghe non sono malvagie, non hanno niente a che fare
con il Satanismo né con la cattiveria umana, hanno un loro codice
morale ben preciso e perfettamente etico, e non hanno niente da
vergognarsi nel presentarsi al mondo così come sono.

P.S. Da questo volume, alla voce: “ Stones and Stone Circles “, ho
tratto il resoconto della Saga Celtica per la mia:
http://secondolibrodelleopportunitaperdute.blogspot.com/2009/01/la-leggenda-di-rollright-stones.html
Quattro versi sono traduzioni dall'originale inglese, e chi li trova
li tiene, il resto, sul libro, era in prosa.

Il poeta

Il poeta si siede tra la gente,
è in incognito e sente le percezioni,
sente le emozioni in ogni torsione
del collo, in ogni battito del ciglio,
in ogni palpitare delle mani, nel
sussurrare lento degli anziani, o
nelle voci strepitanti dei ragazzi,
che riecheggian tutte tra i palazzi,
e in ogni carta che raccoglie il vento
lui ritrova chissà quale sentimento
scritto in versi, chissà quali pensieri
oramai persi, e si fa registro di
parole dimenticate, di nuvole
che non saranno liberate in nuove
piogge, ma prendendo la penna
in nuove fogge il suo istinto
ricostruisce l'uomo e la sua vita,
e crea un dipinto in cui ogni cosa
è limpida e pulita.

mercoledì 21 gennaio 2009

La leggenda di Rollright Stones

Il principe Fleshton ha fatto un viaggio,
Ed è arrivato alle Idi di Maggio,
Alle piane Rollright egli è arrivato,
Per il progetto che l'ha conquistato,
Ché egli è seguito da milizie,
Che con la disciplina e le blandizie,
Ha già fatto virtuose e sue fedeli,
Perché siano gentili oppur crudeli,
A seconda degli ordini o del caso,
E che nessuno possa esser dissuaso
Dal seguire gli ordini e il comando,
Che possa essere saggio oppur nefando.

Alle piane Rollright egli è arrivato,
Ed una curva vecchia ivi ha incontrato,
Lei zoppica e si regge su un bastone,
Ché le sue gambe non sono più buone,
Porta una tunica logora e nera,
Ma l'espressione pur sembra sincera,
I suoi capelli grigi e incanutiti,
Sono ben pettinati e ripuliti,
Ed il suo sguardo è freddo come il ghiaccio,
Sottile il polso, e freddo l'avambraccio,
Alla sua fronte lei porta un diadema,
Che è benedizione ed anatema.

- Profetizzami tu, strega o regina,
Che dopo lungo andar mi sei vicina,
Se mai sarò sovrano d'Inghilterra,
Dell'isola, di questa vasta terra:
Sarò re saggio se sarò potente,
E mi preoccuperò di questa gente,
Che lavora, che vive, ma infelice,
Che l'attuale regno maledice,
Farò diminuire ogni gabella,
Sul mio stendardo ci sarà una stella,
Per le strade si leveranno canti
Cantati dalle donne e dagli infanti. -

La donna saggia aveva già capito,
Che sol male parole aveva udito,
Che ogni detto era una menzogna,
Fatta per ottener quel che si sogna.
Era isolata, ma sapeva bene,
Che il Regno aveva quello che conviene,
Gioivan contadini e pescatori,
Marinai, con principi ed attori,
Le tasse, se non poche, erano giuste,
Non v'eran parassiti né locuste,
Cresceva nel suo campo tutto il grano,
Coltivato col cuore e con la mano:

- Ben vedo che sei bello, forte e grosso,
Di lana calda è il tuo mantello rosso. -
Disse la strega con far compiacente,
Lo disse al cavaliere e alla sua gente:
- Non ti sarà difficile l'impresa,
Quanto dirò non ti sarà d'offesa:
Quell'altura che su Long Compton guarda,
Con passo salirai che non ritarda,
Sette tocchi del piede son concessi,
Perciò ben baderai dove li hai messi,

Se quando alla cima sarai giunto,
Come il compito vuole da te assunto,
Le case di Long Compton tu vedrai,
Allor Re d'Inghilterra tu sarai. -
Non gli sembrava alta assai l'altura,
Non pareva l'impresa molto dura,
Infine il cavaliere mosse i passi,
Su quell'altura di licheni e massi,
Un-due-tre-quattro-cinque-sei-e-sette,
Preciso li contò ma poi ristette,
Ché le mura d'un tumulo vicino,
Gl'impedivano la vista, nel mattino.

- Affonda uomo, e sasso tu sarai
Re d'Inghilterra mai diventerai. -
E il guerriero affondò dentro la terra,
Coi suoi seguaci pronti per la guerra,
E quei che l'han seguito sull'altura,
Ancora adesso son di pietra dura,
Ed altri ch'eran fermi a complottare,
Neanche loro possono avanzare,
Ché sono delle rocce più distanti,
Chiamate i Cavalieri Mormoranti,
Di Rollright Stones è questa la leggenda.
Ma si dice che facciano tregenda

Le rocce che ritornan cavalieri,
Che hanno volti duri, e manti neri,
Durante alcune notti a Luna Nuova,
Ma nessuno può darcene la prova,
Perché unendo le mani essi e danzando,
Chi di lì passa vanno spaventando,
E chi li vede prende un colpo al cuore,
Ed impazzisce, o dopo poco muore.

A questo punto è chiaro

Che Pitagora è stato il più funesto degli uomini. Se rinascesse oggi, andrebbe buttato nelle celle più profonde del più remoto carcere, non buttando via la chiave, che andrebbe costruita secondo le più innovative metodologie moderne, ma distruggendola in modo che non se ne possano più fare duplicati.

Allora, gli Editori?

Orsùsùsùsùsù, che mi devo tirare su la Torre, tutti i Maghi potenti,
come Yeats o Jung, per dire, ce l'avevano ( anche Saruman, ma è meglio
non citarlo, ché non mi piace ).
Solo in edizione extra-luxe per chi voglia permettersi, in casa, il
lusso della mia poesia: copertina blu notte in cartonato robusto con
modanature oro e un bel Baphometto in copertina e su dorso pagina,
visto da dove provengono; altre forme editoriali rimarranno sempre ed
esclusivamente confinate ai Newsgroup, nonché al Blog.
Si accettano offerte.

Tanka

Muovon moventi
Di tristi sentimenti
Nell'aria e il vento
Riporta l'eco e accento
Di musiche sottili.

Haiku

Il blu notturno
Si confonde col mare
Sciogliendo il cuore.

Il soldatino di stagno

Si apposta il bambino al muretto,
una birra si tiene vicino, e da molto tempo
ha perso il proprio tetto, non avrà più di
dodici anni, ma non conobbe che
malori e affanni, ricorda il piccolo fratello
nella culla, ricorda il sangue, e non
ne è rimasto nulla, ricorda la madre che
piangeva triste, le mille e mille cose
che ha già viste, ripensa le scintille del
fucile, ripensa al sole e a lacrime
d'Aprile, controlla i grappoli di bombe
a mano, sa come ognuna spappoli il
cuore e la mano, controlla le munizioni
delle armi, ché sa le altrui intenzioni
per gli inermi.

Rimbomba nell'aria del mattino, il fischio
dell'arma di un cecchino, e si appoggia
il ragazzo al muretto, che sarà il
palazzo suo di fiaba: dalla guerra non
ebbe altro guadagno, che d'essersi fatto
un soldatino di stagno.

martedì 20 gennaio 2009

Le guerre sotterranee

Pochi sanno che la Seconda Guerra Mondiale non fu combattuta soltanto
con bombardamenti, propaganda, e carri armati, e che fu anche una
guerra ideologica, ma che fu combattuta, anche, a colpi di Magia e di
Occultismo.
La chiave per la comprensione degli eventi sono le spedizioni tedesche
in Tibet: i nazisti erano l'ultima manifestazione europea
dell'ideologia della setta tibetana di Magia Nera dei dugpa, i cui
perversi e corrotti insegnamenti erano giunti in Europa attraverso
alcune organizzazioni orientali e più o meno sofiche, per confluire
quindi nelle strutture della thule geselschaft, oscura e criminale
organizzazione gestita da von sebottendorf, e di cui fecero parte, tra
gli altri, alfred rosenberg e lo stesso adolf hitler.
Le teorie sull'ipotesi atlantidea sono due, e sono spesso accettate da
storici contemporanei che ne cercano le prove: una, la più importante
e la più riconosciuta, è quella secondo cui discendenti degli
Atlantidei sarebbero gli Egizi, il cui “ Libro dei Morti “, e i “
Testi delle Piramidi “ sono stati la matrice degli orientamenti di
pietà e solidarietà, di equità e di libertà, che si sono sempre più,
poi, propagati nel mondo nel corso del tempo, a questa teoria si
riallaccia il concetto dell'antichità greca discendente dall'Africa,
essa trova la sua ragione segreta e sotterranea nell'Amenti
irraggiungibile perché metafisica, nel “ Libro dei Morti “ egizio gli
Dèi hanno aspetto dal volto animale, è la dottrina di Osiride e Horus
ed è il fondamento e la base della Magia Bianca Universale. E' la vera
Iniziazione e l'autentica Rosa+Croce. E' la Stregoneria nell'ambito
della quale, personalmente e singolarmente, io mi sforzo di operare.
Massimo esponente di questo orientamento è, e lo è da molto tempo, il
Regno Unito. Qualunque religione provenga da questa branca esoterica,
come il Cristianesimo e la Wicca, è degna del massimo rispetto.
L'altra teoria è quella oscura: è quella secondo cui discendenti degli
Atlantidei sarebbero i Tibetani, il cui “ Libro dei Morti “ è a sua
volta ricco di Dèi dalla testa animale ( ma con ciò non si vuole in
alcun modo attaccare il Tibet od il suo straordinario patrimonio
culturale, solo l'uso che ne viene fatto da questa setta di pericolosi
assassini, che mi risulta essere ancora attiva ), ad essa si ricollega
il concetto di un mondo “ ariano “, o comunque “ superiore “ per
qualche motivo, disperso nel mondo, ma dalla matrice comune, come
antitesi alla provenienza africana, e quindi antirazzista per
eccellenza, della civiltà, essa trova la sua radice segreta e
sotterranea nella dottrina di Shamballah irraggiungibile perché
sotterranea e nascosta: è la dottrina di Seth, ed è il fondamento
della Magia Nera universale. E' la Controiniziazione e la parodia e la
scimmiottatura della vera Rosa+Croce. E' assolutamente da evitare.
Questo orientamento è attualmente frammentato e pericolosissimo in
alcuni paesi di cui non si farà menzione, ma si dirà soltanto che
furono veicolo di passaggio delle dottrine che dettero origine al
nazionalsocialismo, e non solo. Qualunque orientamento religioso,
politico, o pseudoreligioso provenga da questa branca esoterica, è
pericolosissimo e estremamente dannoso: occorre diffidare di chiunque
trovi dei metodi per distinguere in modo aggressivo tra “ giusti “ e “
sbagliati “, “ umani “ e “ subumani “, “ fedeli “ e “ infedeli “, etc.
Specialmente se accompagnati da un linguaggio violento e, in alcuni
casi, da atteggiamenti o atti pericolosi od estremamente dannosi: i
Dugpa esistono ancora, hanno probabilmente avuto a che fare con le
origini della setta degli Ismaeliti Nizari, sono pericolosi e
potentissimi, e si nascondono con ogni probabilità dietro personaggi
più o meno pericolosi, i cui volti li conosciamo, tutti, molto bene.
Sull'argomento, le ipotesi si fermano qui, ma nulla mi vieta di
pensare che, al passaggio successivo, i manovratori non appartengano
più alla specie umana.
In ogni caso, la Forza che viene usata è la medesima, ma cambiano gli
scopi: Magia Bianca e Magia Nera attingono alla stessa fonte, ma per
orientamenti diversi, questi sono gli anni in cui Aleister Crowley
insegna a Churcill la “ V “ di Vittoria, nella visione romana simbolo
delle Corna del Diavolo e della Vittoria Terrena ottenuta
con i mezzi più funesti, ma in realtà uno dei
più prestigiosi, e antichi, Simboli del Dio Cornuto delle Streghe che
viene in soccorso della terra di Albione: l'Uomo Verde, il cui Segno
viene stampato su una quantità di fotografie continuamente su
rotocalchi, e portato dal Primo Ministro, secondo un'espansione della
Magia del Segno potenziata esponenzialmente dalla quantità delle
raffigurazioni, e dalla qualità personale di essere Primo Ministro,
mentre i Tedeschi sollevavano il braccio disteso sollevando le cinque
dita al cielo, simbolo ripreso dalla pitagorica Roma che aveva
determinato la Chiesa Romana delle persecuzioni e delle violenze
mesoamericane, nel simbolo dell'Evocazione del Demonio non più come
manifestazione degli Antichi Déi nel loro aspetto luminoso, ma come
Evocazione simbolica contro la Luce delle Potenze ora viste come
Infernali, per farsi puro mezzo dell'atrocità e della violenza,
o degli Dèi nel loro aspetto oscuro
e più sinistro, per creare
un reservoir di energia distruttiva che, non diversamente da come
accadde a Roma, si sarebbe poi ritorto contro Berlino, ma secondo
criteri di tempo assai più rapidi, ma anche più veloci nell'estinzione
della violenza subita, perché nel frattempo era intervenuto
il fattore perturbante della tecnologia moderna, sono
questi gli anni in cui gli Inglesi inviano volantini propagandistici in
Germania in cui vengono fotografati leggendo serenamente un libro
nell'ambito di biblioteche devastate dai bombardamenti, un magnifico
esempio di utilizzo del Simbolo come strumento ipnotico, della Magia
del libro, di autentico dominio della Volontà, nonché di capacità di
controllo della mente allo scopo di turbare e indebolire la psicologia
nemica. Sia gli Inglesi che i Tedeschi usavano gli oroscopi: i secondi
per tentare di intuire quali mosse fare successivamente, i primi per
crearne di falsi e confondere le scelte nemiche attraverso la
costruzione di Carte del Cielo errate e volontariamente interpretate
male poi inviate alla rivista tedesca “ Zenit “, allora molto
popolare, attraverso i Servizi Segreti. In Germania, Himmler evocava
Wotan, Mercurio nel suo aspetto oscuro, per stringere il più possibile
i vincoli sociali dettati dal Vecchio Eone, in Egitto, Crowley aveva
da tempo evocato Aiwazz ( Mercurio nel suo aspetto luminoso? ),
sciogliendo i vincoli sociali e promulgando il Nuovo Eone. I Tedeschi
preparano l'Operazione Leone Marino, lo sbarco militare in
Inghilterra, quando le Streghe anglosassoni si radunano sulle coste. I
Tedeschi cercavano coincidenze significative nelle date o nella
collimazione storica della morte di Roosevelt e Caterina II di Russia,
gli Inglesi le creavano loro.
La Seconda Guerra Mondiale fu indubbiamente un conflitto motivato da
un cambiamento radicale delle ideologie, nonché del percorso storico.
Le Streghe girano attorno al fuoco, cantando e declamando inni,
quindi, tenendosi per mano, corrono in linea retta finché raggiungono
le sponde, e urlano, poi ritornano al cerchio, cantano e declamano
inni, e tornano a correre in linea retta, e questo processo viene
ripetuto più volte: un atto di Magia simpatica atto a tenere lontane
le navi tedesche dalle coste.
A prescindere che ci si creda o no, da un punto di vista magico,
indubbiamente, ha funzionato.
Le Streghe hanno dato il loro contributo anche alla risoluzione
positiva del secondo conflitto mondiale.

Le donne

Più le ami,
Più ti fanno guerra,
Più fai loro guerra,
Più ti amano.

lunedì 19 gennaio 2009

Giacemmo come vergini sui prati

Giacemmo come vergini sui prati,
Incerti su che cosa dover fare,
I nostri corpi erano slanciati,
Ma tra di noi si estendeva il mare,

Nel tuo sguardo sembrava naufragare
Il pensiero che ci aveva guidati,
Ché soltanto spigoli e non lati
Trovammo nel quadrato del tentare.

E ci perdemmo in chiacchiere e sorrisi,
Un solo pomeriggio, un tempo lieto,
Ci venne pur dall'essere indecisi,

Ed anche se non combinammo niente,
Perché tra noi si era posto un veto,
Ritornammo felici tra la gente.

Identikit

Mi piacciono i capelli rossi,
Gli occhi grigio-verdi come il mare,
Le braccia mingherline da baciare,
I seni alti, sodi e belli grossi,
Un ventre piatto, placido, e sottile,
Laddove l'ombelico abbia il suo stile,
Le cosce prosperose, e belle piene,
E lodevole sarà tutto l'insieme.

Passacaglia

Suoni la passacaglia,
e mentre ogni nota si scaglia
e si annoda assieme all'altra, cadono
come perline di vetro al contempo, come
stelle mattutine che vanno avanti
e indietro nella storia, e vive la gloria
del canto risonante il clavicembalo,
che trema d'emozione, mentre non ha
soste la pressione delle dita sopra i tasti,
ed è come un costante risorgere di vita,
perché affastelli nuovi sentimenti ad ogni
tocco, e sono fiocchi di neve armoniosi
e articolati che scendono dal cielo e
distendono poi un velo di biancore.

Ed è sotto quel lenzuolo di colore
che si leva il mio pensiero, e mi pare
infine vero che l'unico antidoto al
dolore, è la ricerca sfrenata
e dissoluta del piacere.

L'Interregno

Nei meandri della Terra si estende
l'Interregno, di grotte e fenditure
è il suo disegno, e da pericolosi
gnomi esso è occupato, dimenticati
sono i loro nomi, sinistre voci e
ombre sulle pareti scavate lasciano
cadere, e non han nessun bisogno
di lucerne, nacendo da penombre
di caverne, oscuri e atroci ripercorrono
i loro ghigni il tetro labirinto, e suonano
come vetro che sia infranto contro spigoli,
pericoli nascondendo e strofinando
i denti. La loro voce, se la senti,
nuoce come un piccone colpisce
la pietra, e chi ne riportò la sensazione,
dice che essa è tetra e spaventosa.

L'entrata all'Interregno è in molte grotte,
che trovi specialmente nella notte,
e più di un dilettante di speleologia,
dal nostro mondo ha già portato via.

Il percorso

Dopo aver attraversato
L'Inferno della Sofferenza,
E il Purgatorio della Morte,
Raggiungemmo il Paradiso
Della Vita e della Terra.

La chiromante

Legge la chiromante i tratturi presenti
sopra la tua mano, perché è amante
dei tratti segnati dal destino sopra il corpo,
e gli anfratti dei tuoi segreti ti ricorda,
perché non ci sono veti che possano
fermare la sua indagine, ed è come
una voragine aperta sul passato
la linea sopra il palmo, e lei declama
quanto legge come un salmo, mentre la tua
espressione richiama sempre più
un'impressione di sorpresa, e sembra
nascere un'intesa fra te e lei mentre
procede la lettura, e si porta dal presente
sul futuro, ché la sua mente non conosce
ostacoli, ma come un'esploratrice
implacabile e precisa degli oracoli,
le nebbie del tempo piano svela,
e quello che ti attende ti rivela.

Danzavamo sulle sponde del mare

Danzavamo sulle sponde del mare,
e stormivano le fronde dalla foresta
a lato, mentre stormi di uccelli variavano
in testa a un nido dipinto d'impressioni,
e nuove attenzioni scivolavano sopra
il tattile senso della pioggia, mentre
dattili e trochei, provenienti dall'immergersi
del meriggio nella notte, costellavano
di nuove luci il coraggio del sole
che si tuffa nelle serene acque
notturne, ma non si placava il suono
della vita, mentre s'addensava attorno
un'infinita melodia di grilli, e risuonavano
gli squilli argentei e lumininosi rilasciati
dalle lucciole, mentre i versi
sdruccioli con cui cucivamo ricami
sopra un guscio di noce si perdevano
nelle ultime armonie di tempi
più felici.

Incasinarsi

Come esco di casa
m'incasino nelle cose
attorno.

Ascoltando l'audiobook di Gomorra

Spegnete le luci,
Sprangate le porte!

Ora serve concentrazione.

Siano queste parole
Incise a lettere fiammeggianti
Nel magma della mia mente.

domenica 18 gennaio 2009

Lo spaventapasseri

Lo spaventapasseri si alza sulla neve,
che si posa lieve sopra il campo
coltivato, una carota ha come naso,
e sembra evaso dalla solitudine che
lo ammanta di vesti desuete e di
maschere inquiete, e guarda l'orizzonte
che si staglia sempre uguale
sopra il monte.

Ma gli uccelli oggi non lo temono,
e scendono a quel simbolo di avelli
posandosi sulle sue spalle e braccia,
e sul cappello ed è purché non taccia
un gesto semplice d'amore, e delicati
lo toccano coi becchi e baciano gli
stecchi del suo legno ed i vestiti
che si piegano cuciti
al suo sostegno.

Ma immobile rimane il burattino
anche se ogni uccello si fa sempre
più vicino al volto e poi lo bacia
sulla guancia e ad uno ad uno dopo
se ne vanno. Finché non ne rimane
più nessuno e lo stormo torna al cielo
e vola via, e non rimane che un
triste manichino sulla periferia
del campo.

Ma lo spaventapasseri perde una
lacrima che si gela e infrange al
suolo, e nessuno saprà mai
del suo dolore, né che, per
una volta, ha avuto un cuore.

Esotica

Aprivamo i gherigli con fatica e
assaggiavamo il ripieno radicato dentro
di essi dalla Natura, e, gli spessi gusci
abbandonati accanto, pensavamo a un lascito
d'incanto di noci di cocco e gustavamo il
latte, baciandoci sotto la tettonica dei cieli,
e mentre il vento stormiva tra le fronde degli
alberi, ricordavamo l'accento delle onde oltre la
riva, e non finiva il sogno di barche beccheggianti
presso la tenera riviera delle palme, ma le stelle
ci sorridevano, e su ognuna di esse era un castello
ad attenderci, a difenderci dallo spezzarsi dell'amore,
e dall'amarezza che prova un fiore quando,
chinandosi alle nubi, un po' alla volta muore.

E la mia mano era presa nella tua, ed il mio
sguardo catturato dal tuo sguardo, e le nostre
anime, non più divise, erano fuse in una sola,
costeggiando il tramonto del futuro,
mentre il sole lentamente si scioglieva
sui nostri anni più felici,
in un piccolo ristorante di provincia.

Un sogno

Do una festa a casa mia, ma non viene specificato il motivo, e ci sono numerose persone presenti: spicca la presenza delle donne, che sorbiscono bibite da calici con grande grazia: durante la festa, mi viene presentata una cugina particolarmente bella e formosa, ma mi viene detto che prenderà stabilmente possesso della mia stanza, il che non mi fa piacere, ma neanche mi rammarica oltremodo. Alla festa è anche presente una mia conoscente di aspetto vagamente attraente, ma piuttosto sgradevole nei modi.
Durante la festa, vado a fare il bagno, e, dimostrandomi lungo nella toeletta, arriva questa mia conoscente, che, mentre io mi trovo al lavandino in accappatoio, si spoglia e si getta anche lei nell'acqua da me precedentemente usata, intanto parliamo, mentre io resto fermo vicino al lavandino:
- E ti amo non me lo dici? -
- Credo che non sia ancora ora. - Rispondo io.
- Perché aspettare? - O qualcosa del genere.
A questo punto esce dall'acqua e mi si mostra di spalle, il suo corpo, sebbene non sia esattamente rigonfio, è sformato e piuttosto spiacevole, sulle sue cosce si allargano chiazze verdi che rendono l'idea della malattia. Lei si piega sulla vasca restandomi di spalle e comincia a buttarmi addosso l'acqua della vasca raccogliendola con entrambe le mani e lasciandosela passare sui genitali, elastici e allargati come se dovesse partorire: è un gesto che trovo volgare e disgustoso, e così esco arrabbiato e inorridito dal bagno.
Raggiungo la mia stanza per vestirmi, ma la trovo occupata dalla mia bella cugina, di cui apprezzo il seno sodo e stabile, i capelli rossi evidentemente naturali, e le cosce piene e tonde, è girata di fianco, e la soffice peluria del pube si intravede attraverso le curve delle gambe, non porta altro che un reggicalze e delle calze rosa, non mi nota, ed io esco per non disturbarla. Borbottando a proposito delle donne raggiungo un'altra stanza, dove trovo due psicanalisti con alcune persone care ed un conoscente.
- Mi devo vestire qui. - Dico
- Faccia pure. - Mi risponde uno psicanalista.
- Il problema è che vedrete il mio pisello. - Rispondo
- Non si preoccupi, veniamo dalle zone più distinte di Torino. -
- Io invece sono stato confinato a un bar di questa zona. - A questa risposta, il dialogo termina, e l'inquadratura zooma sul volto del mio conoscente, che ci rimane male.
Mi vesto rapidamente, e torno nel bagno, dove trovo la conoscente che ha tracciato su pareti e specchi, vuoi con pennarelli, vuoi con stickers autoadesivi rossi luminescenti, motti e canzoni che a me non piacciono: lamentandomi, raggiungo il salotto dove ne scopro altri sopra l'armadio e che una sua amica, non proprio bellissima, ma piacente, l'ha aiutata a compiere l'opera di devastazione. Io comunque incolpo solo la conoscente, imponendole di rimuovere lo sfacelo che ha causato, mentre la sua amica rimane indifferente e non l'aiuta.
La conoscente inizia l'opera di rimozione in bagno, ma dopo poco si sposta in soggiorno, dove continua per alcuni istanti a rimuovere gli stickers, ma ( la scena qui si fa molto rapida, quasi vista alla moviola ) poi prende uno sgabello, o una scaletta d'acciaio, e portandola in balcone, tenta il suicidio rovesciandosi sopra i tetti appiattiti di costruzioni più basse che si trovano a parecchia distanza dal medesimo balcone, laddove precipita con un singolare, e rapidissimo, effetto di unzoom paragonabile soltanto a situazioni viste nei peggiori videogiochi, compresi ribaltamenti e rimbalzi del corpo ( in alcuni punti, ho avuto la sensazione che la scena fosse stata girata con metodiche digitali ).
Tento di chiamare un'autoambulanza al telefono, ma sbaglio più volte numero a causa del comprensibile nervosismo determinato dalla situazione, finché non arriva un medico che era stato chiamato per tutt'altra ragione, che non viene, comunque, dichiarata, ma, urlando al medico nella confusione generale che c'è stato un suicidio, cancello al telefono la richiesta di un'autoambulanza ( gesto chiaramente irrazionale, perché in un caso del genere l'ambulanza dovrebbe chiamarla comunque il medico ).
L'inquadratura si sposta all'interno di una stanza d'ospedale, che io vedo come da una porta aperta, in cui le barelle dei malati, mentre vengono portate dagli infermieri contro i muri, danno origine a una sorta di danza che sembra richiamare dei cerchi concentrici. C'è anche la ragazza che ha tentato il suicidio, non la vedo, ma so che c'è, e mi sento confortato dal fatto che sia sopravvissuta, ma anche infastidito dal fatto che, comunque, i suoi stickers dovrò togliermeli io da solo con unghie, acqua calda, alcool, e quant'altro ( o almeno, questi sono gli strumenti a cui penso sognando ).
La ragazza guarisce, e partecipa delle felicitazioni una popolare trasmissione televisiva, che si fa portavoce, parlando al telefono con un'infermiera dell'ospedale, che si presenta con nome e cognome, ma in riferimento a tutto lo staff medico, dei ringraziamenti di tutti, e anch'io, felice e sollevato, ringrazio.

Burroughs e Montale

Il problema non è scegliere tra Burroughs e Montale.
Il problema è capire perché, in un paese in cui si formava un
Burroughs, mentre lavorava Montale in Italia, oggi si possa votare
Barack Obama, mentre a votare Veltroni o Berlusconi si è oggi
costretti, mentre in America un Burroughs lavorava , nel paese in cui
un Montale si formava.
Che poi i due politici italiani facciano anche rima tra loro, magari
non è una coincidenza, o forse lo è, ma significativa.

E venne il giorno

Definire " E venne il giorno ", di M. N. Shyamalan, un film horror,
sarebbe quanto meno riduttivo: di film dell'orrore ne ho visti
parecchi e, indubbiamente, spesso il regista sa come mantenere alta la
tensione e come spaventarci nei punti clou della narrazione, ma non mi
era mai capitato di assistere a un film capace di tenerci con il fiato
sospeso dall'inizio alla fine della narrazione.
In " E venne il giorno ", il nemico è invisibile e nel contempo
onnipresente, e quanto di più debole e nello stesso tempo quanto di
più potente, è irraggiungibile e inarrestabile, perché viaggia sulle
ali del vento, e non accetta alcuna forma di compromesso, al punto che
anche una semplice scucitura sul tettuccio in tela dell'automobile può
causare la differenza tra la vita e la morte.
Le scene spaventose si succedono in un crescendo di drammaticità, fino
a raggiungere un finale in cui incertezza e brivido si confondono, e
nulla può essere più stabilito con certezza, ma non si sarà compreso
pienamente il film fino a quando non si sarà svelato l'enigma delle
telefonate di Joey ( Shyamalan, come dimostra " Signs ", non mette mai
false piste nei suoi racconti, ed ogni evento è da considerare per
quello che è: un Simbolo ), con tutto quello che segue ad esse e che,
nel susseguirsi di atmosfere del film, è pressoché impercettibile.
Un film assolutamente da vedere, consigliato a cinque stelle!

Calcio

Con formazione quattro-quattro-due
Entrano in campo tutti i giocatori,
Alcuni mingherlini ed altri tori,
E il più sgraziato vien chiamato bue,

Ci son le squadre mie come le tue,
Il campo è palco e son tutti gli attori
Già pronti a recitare nei fattori
Che dà moltiplicare ventidue

Per le occasioni date sopra l'erba,
Ed è cantato l'inno nazionale,
Poi le movenze fanno un cruciverba,

E volando la palla, a volte in rete,
Viene passata a questo od a quel tale:
Lo sguardo sa attirar come un magnete.

Nella vita

Nella vita
Passai per appassionato
Di musica,
Di cartamusica,
Di poesia,
Di filosofia,
Di storia,
Di gloria,
Di cinematografia,
Di magia,
Di latino,
Del mattino,
Dell'erotismo,
Dell'esotismo,
Di canzoni,
Di religioni,
Di Giochi di Ruolo,
Di film a nolo,
Di videogiochi,
Ed altri giochi:
Anche al biliardo
Ero gagliardo!

In realtà
Ero solo appassionato
Dei piaceri.

La Nuova Ginestra

E quando mi accorsi
Che la Vecchia Ginestra
Piantata con amore
Ed affetto alla finestra
Sul futuro
Era, ahimé, marcita
Nel suo vaso,
Perché gli uomini
Non avevano saputo coglierla,
Decisi di portarne un'altra
Tra le genti.

E pensai che se l'uomo
Si fosse svestito
Del suo cappotto di finzioni,
Che se si fosse accorto
Che viveva solo un vuoto d'illusioni,
Ed avesse capito
Che ogni sua credenza
E' solo essere
Capace di sofferenza,
E sapiente della morte,
Avrebbe smesso di combattersi,
E avrebbe raggiunto un nuovo stato
Colonizzando le stelle.

E non c'è prezzo
Che valga un giorno
Queste lacrime di gioia.

Demolition man

Demoliti sinora:
Princìpi religiosi.
Poesia contemporanea.
Psicanalisi.
Morale ( si può fare qualcosa che sia cattivo e bello nel contempo ).
Scienza delle macchine.
Neopositivismo.
Dove passo distruggo.
Sono un dinamitardo.
E non so più dove volgere lo sguardo.

Macché Samurai e Samurai

Macché Samurai
E Samurai,
La vera autoanalisi
Non finisce mai!

E' perché si concentra
Sui problemi del passato,
Ma quelli dal futuro
Non può sorvolarli.

E quindi l'analisi
Procede comunque,
Finché non ti stufi,
E così arrivi al dunque:
Infelici si nasce,
Infelici si riesce
Sempre.

Priapeum

Questo sì che è un giocattolo,
E ci saltano il topo e lo scoiattolo!
Ma è anche la delizia delle Ninfe!
E persino le arboree linfe
Ne sono stimolate, e così i frutti
Crescono sani e rigogliosi tutti!
Eh sì, è proprio un mazzacchione!
Ma se passerai la recinzione,
Sta attento, non si scherza!
Lo staccherò per usarlo come sferza
Proprio sopra la tua testa!
Finché vedrai girarti attorno
Ben altro tipo di uccellini...

sabato 17 gennaio 2009

Haiku

Oltre le sponde
Spumeggiano le onde
Sotto la luna.

Economia poliedrica

Infelicità
E' non riuscire mai
A rimanere
Pienamente soddisfatti.

E il problema dei vizi
E' che non ci sono mai
Abbastanza soldi
Per soddisfarli tutti.

Camminavamo mano nella mano

Camminavamo mano nella mano,
e non ci accorgevamo delle capanne
misere e quasi sepolte dalla sabbia,
e dei fiumi di rabbia che vi correvano
all'interno, ma l'Inferno scorreva in rivi
di alcool e solitudine dietro i vetri dell'osteria,
mentre la vicissitudine dell'amarezza si perdeva
in un flebile canto sulla via, quando sembrava
uno scherno ogni possibile carezza regalata
dal destino, e ci era ignoto eppur vicino
il vuoto tra i mattoni dove cresceva il
muschio, quando fischiava in lontananza
un treno di storie diverse e coincidenti
all'apice dei sogni come un inno di
libertà e abbandono, era la giovinezza
il nostro dono, vissuto tra navi dalle vele
strappate e carovane cariche di buchi,
ed era un bacio
a darci il vino dell'oblìo d'ogni dolore, e
un ansito gremito d'incertezze e di calore,
ma si muoveva il mondo e noi eravamo
fermi, fantasticando d'un futuro assieme
che, come accade spesso, poi non viene.

Camminavamo mano nella mano,
e non ci accorgevamo che, presto,
sarebbe toccato a noi.

Nel Giappone feudale

Tra le scogliere, tra le montagne,
tra i ghiacci perenni ed i fieri stendardi,
tra i terremoti e le case di carta
vivemmo decenni di lotte e di guerra,
novella Sparta divisa e decisa ad
unirsi sotto l'insegna dell'Imperatore
ed il governo degli Shogun.

E i nostri clan sparsi in armature
dorate, ricche di rilievi ed ornamenti,
unimmo frementi sotto la nostra
bandiera, vivendo l'amore delle Geishe
e le case del thé dove riponemmo
le armi e conciliando il rancore
conversavamo declamando haiku.

Ed ancora l'onore dei Samurai
si erge come un'ombra immutabile
e irraggiungibiile sul mondo,
e la maschera d'acciaio ormai riposta
rimane come simbolo di fede e
di lealtà nell'insegna del Bushido.

Gnòthi sautòn

Ed eccoci finalmente arrivati al termine dell'autoanalisi in versi, ed ai suoi risultati:

Personalità: Occidentale moderno, Americano.
Essenza: Samurai.

Infatti, in un Inconscio temprato sui caratteri dei Samurai trovano
ragione tutte le cose che ho scritto: la mia attitudine totalmente
giapponese verso le cose e le persone, le tematiche legate
all'orgoglio, il mio attaccamento alla Tradizione e all'educazione, la
mia conversione ai culti naturali ( Wicca ) occidentali, evidentemente
i più vicini allo Shintoismo delle mie origini spirituali, nonché la
mia ossessione per le tematiche della morte e del suicidio, la mia
continua polemica nei confronti dell'Occidente moderno, etc.
Dall'attrito tra un'Essenza e una Personalità così radicalmente opposte, e dalla difficoltà di conciliare, specialmente la seconda, con il mondo moderno, nasce, nel mio caso: la Sofferenza.
Perché poi l'anima di un Samurai dovrebbe reincarnarsi nell'Occidente
moderno, io non ne ho idea, ma quel che è certo è che, adesso che lo
so, sono fregato lo stesso, perché il XXI° secolo occidentale di
Samurai non sente nessun bisogno.
Quindi il mio Angelo Guardiano, di fatto, ha l'aspetto di un Samurai,
e, nel caso, sarà in questo aspetto che gli rivolgerò le mie Orazioni.
E quindi, a questo punto, tanto valeva farmi un Tema Natale
astrologico a casa mia senza rompere le scatole a nessuno, ma, ormai,
quello che è fatto è fatto.

Haiku del rimario

E ormai mi pare
Di averlo letto tutto
Siccome un libro.

L'uccellino

L'uccellino
che sulle mie dita
venne a posarsi,
ha una ferita,
ha una ferita,
e morirà,
e su queste mie dita
mai più
ritornerà.

Pol Pot

Perché l'hai fatto? Credevamo nella pace
e nel pane che ci avresti dato, e mettevamo
fiori nelle canne dei fucili dei khmer rossi,
ma fu un istante, e poi spararono contro di noi
le guardie, e fuggimmo attoniti, tremando ed urlando
la nostra incredulità in quanto accadeva. Ma fummo
costretti al massacro nei turni di lavoro, ed ucciso
chi cadeva nella fatica e nella sofferenza, e dai
graticci dei magazzini sentivamo le urla dei
prigionieri politici, e non c'era limite all'età
o al sesso delle vittime sotto l'insegna
delle tue velleità imperiali.

E mentre dicevi: - Io amo la Cambogia! -
Si moltiplicavano sulle pareti le fotografie
dei morti.

La Poesia dei Reietti

" Un solo morto è una tragedia, un milione di morti fanno una
statistica ".
I.V. Stalin

Tossicodipendenti con una siringa infilata
su per le vene, e la carne del braccio ricucita con
aghi di polvere profumata al denaro, anziani e disabili
scivolati sulle scale con la faccia spaccata e dimenticata
al bordo del parapetto, barboni la cui giacca intasata di
cimici si arrampica sopra quello che resta delle vostre vite,
bambini resi gonfi dal latte dell'economia internazionale e munti
e spremuti dai traffici delle merceologie, animali dalla testa
sfondata
e disossata contro le pietre costretti a bere urine e feci fino a
rimanere
scuoiati e poi buttati in un recinto ancora vivi con il sangue come
cappotto, ragazzi strappati alla mamma
e ad una ragionevole infanzia per indossare una divisa ed un fucile,
vittime di Hiroshima e Nagasaki del cui corpo è rimasta non più
che un'ombra sopra i muri, sfollati, emarginati, puniti senza colpa,
feriti,
massacratiuccisimutilatitorturatiinsanguinatiscorticatiimpazzitidaldolore,
e tutti gli altri la cui morte si agita sulla terra, e la cui
sensibilità
è stata strappata di dosso con la violenza
dei calcoli statistici.
Questa poesia è per voi.
Io sono uno di voi.

Automi

Forse hanno ragione gli automi.
E. Montale

Guardati! Guardati mentre i tuoi nervi
Si fanno come tubi e cavi in gomma,
Le sinapsi diventano coacervi
Di elettrodi in un'unica somma,

E non hai mai più dubbi solo un domma,
Fatto da matematiche che servi,
E non ne scampi mai comma su comma,
Non ti spaventi più, né mai ti snervi:

L'umanità è scarto del passato,
Così le sensazioni e le passioni,
Ché tutto quanto abbiamo rifiutato,

E se non siam felici, siam passivi,
Un calcolo saran le nostre azioni,
Perché sembriamo morti, e siamo vivi.

venerdì 16 gennaio 2009

Gli orecchini barbarici

E' il tuo orecchino di verde
smeraldo, che mi fa sentire
come uno scaldo con un'arpa
nella destra e una spada alla
sinistra pronto a vincerti con
l'arte e con la guerra. E distese
di foreste intorno a una pianura
agreste mi sembrano guidarmi
verso te. Ed è come una visione
mentre arriva l'invasione sei il
mio impero: è vero che io ti
vincerò. E sarò l'imperatore tu
sarai l'imperatrice, e sovrani di
castelli, svegli al canto degli
uccelli, noi vivremo tra gli
alberi e le fronde: se vorrai
la colazione, o una rosa o un
altro fiore, sarò pronto a
uscire a caccia sol per te.
Perché è nel tuo orecchino di
verde smeraldo, dove mi rifletto
poeta, guerriero, cantore,
samurai, e re.

Ero curioso

Ero curioso
di provare nuovi baci,
morbide carezze, ma
adesso che taci, si spezza
qualche cosa dentro me,
ed oso scriverti così
questa poesia, sperando
che non vada via quel
filo sottile che ci lega,
e che come un palloncino
su nel cielo ci abbandoni
quanto ci fa star vicini.

E se pure perderò
tutto l'affetto e le premure
che mi desti in questi
giorni del passato, pur
mi resterà il ricordo nelle
lacrime, e il rimorso che
non sarai più con me.

Ma viviamo questo
amore che ci resta in
poche ore, stiamo
insieme e quel che viene
si vedrà.

Essere

Sono.
Se non fossi
non sarei.
Ma essendo
sento e
sono.

I poeti

Non mi era mai successo
che scivolassimo passi di danza,
suonando i meridiani delle stelle.
Pattinando sopra il gelo siderale
una calda firma lasciata dall'amore
che ci lega. E se la luce di un astro
si rifrange come in acqua, è una lacrima
di commozione del ricordo. Separati
eppur legati dalle onde del
calore umano i poeti danno
una costellazione in più.
E' un ricamo di esistenze,
di passioni e sentimenti che ci
invita a proporre il cuore
alla ragione, e così la propria vita
si fa fiore.
Ma non mi era mai successo,
Nulla era mai stato così bello.

giovedì 15 gennaio 2009

Ed ogni giorno che passa

Ed ogni giorno che passa,
mentre s'incassa un secondo
nell'altro, e nascondo a me
stesso, l'attimo prima e dopo,
adesso, il dolore di non
essere riuscito a farmi
insegnante, pur di andare
avanti nella dura realtà,
finisco per odiare,
a volte, la cultura
che amo, ma non mi ama.

E dico spropositi.

Haiku

Corsi le sponde
Del tuo fluente fiume,
Finché non caddi.

Si alzò sopra di noi lo Scarabeo Sacro

Si alzò sopra di noi lo Scarabeo Sacro,
si alzò per ricordarci del nostro giardino
di fiori, e dello spezzettarsi incrociato
dei raggi di luce, del sommovimento
dei bagliori nei quali ogni giorno
ritrovo il tuo amore, dell'avvicendarsi
del grano al di sotto della mano del
fattore, del movimento sinuoso e
appariscente del presente che
ritorna per fuggire.

Si alzò sopra di noi il Sole di Mezzanotte,
e fu l'incanto degli alberi e dei rami
che ospitavano gli uccelli ed i nidi
con i canti che salivano nel cielo,
come un inno sollevato dalla Terra
di rugiada per finire a liberarsi nella
triste verità della Natura.
E si mosse ancor più in alto
la feroce predatrice, ossia l'aquila
fenice.

Che rinasce dal suo uovo e le
ceneri nel covo sono il frutto
che risorge dai suoi amori:
senza inizio e senza fine
come l'uovo e la gallina
sembra il mare della vita
che si muove. E se a volte
è impetuoso, se giammai
non ha riposo è soltanto perché
è il vento che la smuove.

Ma si alzò sopra di noi lo Scarabeo Sacro,
e sorse a ricordarci che ogni cosa
ha il suo contrario, e se vuoi farne
l'inventario scoprirai che è tutto vero:
non c'è niente che sia vero non
c'è niente che sia falso ed invece
ogni cosa è ovunque in moto, ma se
fosse il solo scopo basterebbe è sufficiente
ritrovarci tra la gente ma puntare
il nostro sguardo un po' più in alto.

1347-135....

Ritorni a casa da un viaggio
commerciale, fatto per arricchire
la tua famiglia, ed infiltri le dita
nella caraffa per prendere la
mozzarella intrisa d'acqua,
ma l'acqua non ha filtro
e si fa brodo, diffondendosi
il batterio, e morsichi
il latte fresco, ma ben presto
l'aspetto della mozzarella
morsicata l'avrà anche la tua
faccia, e quella dei tuoi cari,
e non solo.....

Odi et amo: perché è così importante?

Odi et amo: quare id faciam fortasse requiris,
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

L'esoterista russo G.I. Gurdjieff ha sempre sottolineato come i suoi
insegnamenti non venissero da lui, ma appartenessero all'alba dei
tempi, forse provenissero addirittura dal continente perduto di
Atlantide: vedremo in questo post come non solo Catullo sembri saperne
qualcosa, ma addirittura, in un semplice distico, sembri anticipare la
filosofia heideggeriana, e più in generale la psicanalisi, ma anche
George Lucas e " Guerre Stellari ", monumento cinematografico che,
come spesso avviene nell'occultismo, dietro il paravento della
fantascienza nasconde importanti insegnamenti esoterici; per ragioni
di maggiore chiarezza, nell'ambito dell'analisi verranno adoperati
comuni termini psicanalitici appartenenti alla contemporaneità:

Odi et amo:

Fin dall'inizio, l'Autore si concentra sulle passioni, il Lato Oscuro
dell'Odio e il Lato Chiaro dell'Amore esposti molto rapidamente,
vedremo in seguito come Catullo non lamenti, in realtà, l'esistenza
delle passioni, ma la sua incapacità di controllarle. Gli Eros e
Thanatos freudiani.

quare id faciam

L'Autore passa dall'emozione ( centro emozionale ), alla ragione
( centro intellettuale ), dal turbolento mondo dell'inconscio a quello
solo apparentemente più stabile della mente conscia, in realtà agitata
dal primo, cerca, insomma, di autoanalizzarsi, e questa è la prima
conferma che l'interlocutore è solo immaginario: il poeta si sta
autoanalizzando. Il passaggio è tanto più incisivo perché si tratta di
un rovesciamento implicito, l'Autore passa dalla definizione delle
emozioni, e dell'Inconscio, al tentativo di afferrarle, o meglio di
afferrarne la ragione, da parte della mente conscia.

fortasse requiris

Catullo sembra rivolgersi a un'altra persona, ma quel " fortasse ",
invece, implica come un senso d'urgenza, come se il poeta volesse, in
realtà, che qualcuno gli faccia una domanda alla quale possa tentare
di rispondere: in realtà, in senso squisitamente gurdjieffiano, sta
praticando la consapevolezza: si sta osservando dall'esterno, e si
accorge di essere agitato da passioni incontrollabili che lo muovono a
prescindere dalla sua Volontà.

Nescio

Una sola parola, perché Catullo ammetta di non conoscerci in
un'interessante rovesciamento del: " Gnothi sautòn " del tempio di
Delfi. L'autore ammette di non conoscersi, di non aver viaggiato
sufficientemente nei meandri dell'Inconscio.

sed fieri sentio

Catullo si concentra sull'intensità delle sue passioni, il verbo: "
sentio " implica in realtà che le passioni siano qualcosa di alieno da
sé: un po' come se l'Inconscio fosse qualcosa di totalmente
incontrollabile, e che ci parla in modo molto violento ed aggressivo:
vediamo di nuovo la mente conscia che, soggetta alle turbolenze delle
passioni cerca di prendere il sopravvento sopra le stesse sia pure nel
riconoscimento della sua passività. L'autoanalisi continua, ma
raggiunge risultati sconfortanti. Il poeta ci lascia intendere che sta
cercando di raggiungere la Consapevolezza, ossia un maggiore controllo
sulle proprie reazioni emozionali e sulla realtà che lo circonda e che
le scatena, ma che non ci riesce. In questo senso, cogliamo
l'impossibilità di " fare " gurdjieffianamente intesa, nonché la reale
prigionia del Libero Arbitrio dell'Uomo nell'ambito dei vincoli
imposti dall'oggettivo.

et excrucior

Una conclusione assai pessimista: il verbo excrucio, in latino, ha a
che fare con la tortura: in questo senso, entra in gioco il centro
motorio, e quindi, in senso lato, il corpo, quasi in un movimento di
somatizzazione della sofferenza scatenata dalle passioni. Il che, in
ultimo, richiama quasi una malattia, la malattia della nevrosi che,
stando a Catullo, non è quindi solo una cosa dei nostri tempi.

Catullo, dunque, anticipatore di George Lucas, anticipatore di Sigmund
Freud, ma anche di Gurdjieff. E, in questo senso, non possiamo non
vedere
in questo tanto breve quanto potente monumento letterario anche una
presenza della concezione heideggeriana del vivere come sentimento
nell'esserci e, quindi, riconoscere nel poeta novus qualcosa di
talmente nuovo da attingere veramente, per così dire, ai più alti
canoni della contemporaneità.
In ultimo, un documento letterario stupendo, una delle manifestazioni
più alte raggiunte dalla poesia di tutti i tempi, che dovremmo tenere
tutti registrata sul nostro quaderno preferito, sulla nostra cartella
più utilizzata di Windows, etc. Per conto mio, provvederò al più
presto a riportarla sopra il mio armadio-diario.

mercoledì 14 gennaio 2009

Sonetto erotico

Giacere calmo e avvolto nel tuo abbraccio,
Mentre s'allenta e scivola il lenzuolo,
E' questo nella vita il più bel volo,
Ed è il calore che scioglie ogni ghiaccio,

Perché alla tua carne m'assuefaccio:
Tu sola non mi fai sentire solo,
E mentre canta piano un usignuolo,
A fianco a te sul letto stanco giaccio.

Ma riprendiamo dopo a far l'amore,
Tra dolci baci e languide carezze,
E le tue labbra sono come un fiore

Che scivolando sopra la mia pelle
Mi fa provare le tue tenerezze,
E i brividi dei raggi delle stelle.

Tanka erotico

Dentro i tuoi occhi,
Rivedo l'acque, il mare,
Le stelle, i fiumi,
L'onde degli oceani,
Laddove m'inabisso.

Guardammo silenti

Guardammo silenti oltre le attonite schiere degli anni,
e rifuggendo dalle stelle disordinatamente disposte
attorno ai nostri occhi, vedemmo scoccare la freccia
scagliate alle origini dalle vergini danzanti sulle sponde
della fredda eternità un alito di vita. Ed il metro di misurazione
dei nostri passi furono inizialmente le galassie, ed emessi i
nostri desideri sul fiume del percorso dell'anima, non si sciolse
l'enigma, ma ritornò la Sfinge traendo tra le sue ali le piaghe
d'Egitto che si avventarono sopra di noi. E fu un transito, un
editto perentorio ed implacabile che si rovesciò come
un torrente in piena nella vena delle acque disordinate
e disadorne che ci assillano, che ci affogano lentamente
nel tripudio delle spume e delle schiume.

E non si trova appiglio, ma è come navigare stretti in
un gheriglio di noce, e soggetti alla tempesta,
eppure si resta, e si rimane ad aspettare qualcosa
che ci salvi, purché sia prima
di arrivare al mare.

Paludi

Viaggio in lugubri paludi
che si muovono tra spettri
del passato, ed il fango che
mi arriva alle ginocchia e
vi si incrosta mi ricorda tutto
quello che ho creato, ed è un
attimo che scorre quando
vedo una capanna profilarsi
all'orizzonte ed ho paura:
ho paura di trovare quello che
non so accettare
di veder dentro me stesso
qualche cosa che non so.

E se cambio direzione
non mi serve proprio a niente
perché torna la capanna
all'orizzonte.
E non so come fuggire,
o se bere a quella fonte,
che mi sembra onnipresente
nel silenzio.
Neanche so se sia abitata,
ma la nebbia che si alza,
che si agita e m'incalza
è un motivo di terrore
che s'aggiunge.

Ma se muovo alla capanna,
non mi serve, non ci arrivo,
e son sempre meno vivo
tra le canne,
che mi pungono le gambe,
e mi aprono ferite
da cui cola tutto il sangue
giù nel fango.

Ed ancor nella palude
senza sosta mi dibatto
tra le punte sfrego e sbatto:
ma chi arriva alla capanna
sa che è vuota.

Evo Antico

C'immergemmo nel brucare delle palaffitte
sopra le piattaforme terramarine, e nella caccia
propiziata dai riti dimenticati nelle nebbie
che coprivano i boschi, e risalimmo oltre
il miscuglio dei metalli fino all'incrocio dei
fiumi e alle prime città sepolte sotto gli
strati della terra, conoscendo gli Dèi di
pellegrano ed i cunicoli sotterranei di
Vitamorte visitati da Astarte Dèa guerriera,
e muovendo oltre i confini guardammo
sorgere l'Impero sconfitto di Dario e di
Serse e travolto da Alessandro il Grande,
quando sotto gli scalpiti dei cavalli
macedoni fuggì l'ultimo Re dei Sovrani,
e la cadute dei generali di quello in guerre
senza fine e senza confine, e poi cadere
un sole di sangue sulle distese celtiche
ed il rombo violento delle trombe di Cesare
calcare la Gallia ed un nuovo assetto dare
all'Europa, più volte preso per essere perso
e poi ripreso in nuove forme, finché non pose
termine al continuo germinare dell'Impero
Arminio, il sagace guerriero che Varo
fulminò in un'imboscata.

E fu quello l'inizio di quel crollo che
prefigurò Ottaviano battendo e crollando
la sua testa contro un muro: - Vare, mihi legiones
redde, Vare mihi legiones redde. - E non aveva
mai fine il lamento, che viaggiava con il vento
sull'Impero ormai perduto ma che ancora
resisteva e rimase ancora a lungo tra
politici travagli e tra i sibili e i
sonagli delle lotte cortigiane, fino a che
con Odoacre fu anche Romolo
deposto, ed un'epoca nuova
venne a trovare posto nella storia.

martedì 13 gennaio 2009

Il distico più bello della storia della poesia ( almeno a mio avviso )

Odi et amo: quare id faciam fortasse requiris,
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Trad.

Odio ed amo: e forse mi chiederai come avvenga,
Ma non so perché la passione in croce mi tenga.

Haiku

Il tuo vivace
Sorriso così dolce
E' come un sole.

Tanka fiabesco

Trovo me stesso
Nei pressi d'una porta
Di sotto ai monti,
Ma non so dove porti,
Ed entro nella fiaba.

Distico

E passato degli anni il dolce fiore
Mi sento un crisantemo ch'ormai muore.

Guardando il cielo su di te ripensi

Guardando il cielo su di te ripensi
Ai momenti ch'abbiamo passato insieme,
Ed è come un ricordo che ti preme
Delle nostre Delizie degli Estensi,

Dei baci e dei fumi degli incensi,
Degli abbracci che abbiam vissuto assieme,
Credendo su uno yacht o una trireme
D'aver passato quei momenti intensi.

I castelli costellano Torino,
E tutti quanti noi li abbiamo visti.
Sentendoci l'un l'altra più vicino,

Viaggiammo dentro l'immaginazione,
Ma ora che sei sola anche tu assisti
Alla diurna trasfigurazione.

Les folies charmantes

Ecouter par mon faible et
cicatrizé oreil les traînés pas
du soleil qui grimpe sur les
montagnes, quand je gagne un
nouveau jour, et ses rayons sont
ses minces pattes d'araignée, et les
barreaux de nôtre prison, qui empattent
les dates du calendrier
l'une aprés l'autre, et je batte contre
sa nue verité, mais il faut
qu'il pleuve: il pleut doucement
sur la ville, il pleut doucement sur
la neige et sur les souvenirs de Seville,
sur les miniatures perdues
de tes memoires, et sur les boudoirs
où tu as goùtés tes derniers quartiers de vie,
il pleut doucement sur la neige, qui
tout bas se fonde, et je me fonde aussi
avec le soleil perdu au dessous des nuages.

Tanka della Primavera

Sbocciano i fiori,
E di nuovi colori
S'accende il mondo,
Un tappeto si stende
Sulla cima e nel fondo.

Ghiacciai

Assorto nel silenzio delle nevi,
Ed immerso nei vortici ululanti della
bora, ripasso ancora e ancora
i numeri segnati sul corso
del tachimetro dei miei tempi,
ogni centimetro percorso,
mentre i venti portano via le mie
parole che rimangono sole assieme
ai ghiacci, e stalattiti e stalagmiti
rimangono sugli specchi feriti
ed incrinati della distesa polare,
ed ogni più piccola
formazione cristallina di acque
incrostate mi ricorda un monumento
del passato, ed un impero dimenticato
nel fervore delle ferrovie e dei clacson,
e del clangore risonante delle fabbriche,
perché sembra imperituro e può
sciogliersi, se solo un eccesso di
furore finisse per trionfare
sull'amore.

L'Impero

E anche se non desse più prole
Questo mio enorme e disperso
Impero di parole,
Direi:
- E' meglio aver tentato e avere perso,
Che non aver provato mai.

lunedì 12 gennaio 2009

Sonetto Torinese

In questa mia città, mese per mese,
Vorrei corresse tutto il mio destino,
Perché felice m'è questo paese,
E la città sorgentevi: Torino,

Sento cantar gli uccelli nel mattino,
Ed ogni tanto esco a fare spese,
Mangio un gianduia od un cioccolatino,
E poi la notte son le luci accese

Sulla città ch'è mistica e silente,
E s'aprono le porte dei locali,
Sotto le case dal tetto spiovente:

Mi sembra un'altra Providence che s'alza,
Ma con sentieri e strade tutti uguali,
Sulla cintura, intorno, che l'incalza.

Haiku

Suonano i passi
D'un altro e nuovo sole
Correndo i monti.

Il volo delle capinere

Sedermi in meditazione in riva al mare,
ed ascoltare, compreso del silenzio
delle sabbie, il piano sorvolarmi delle
capinere, e circondato dalla notte,
dalla spiaggia, pensare ad altri viaggi,
ad altri orizzonti zufolati dalla musica
del vento, e del tramonto che si stende
sopra i miei pensieri, e sui miei giorni più
neri, sulle mie tristezze, sullle mie
rabbie, e si spezza il conseguirsi degli attimi
di dolore, ed il colore si fa uno con
il dispiegarsi dell'oriente della mia
irrealtà, e mentre se ne va come
in un soffio di piume tutto quello che
mi resta, rimango immune dalla sofferenza,
e mi tuffo negli oceani dell'amore dentro
di me, oltre me, e non rimango più senza
quello che mi sento e non raggiungo,
e compreso e non compreso di qualcosa
che non so, tento di coglierne la rosa,
ma mi pungo.

Esbat: 11/01/09

E' il primo Esbat dell'anno, se non consideriamo che, per le Streghe, l'anno nuovo comincia a Samhain, nel Giorno dei Morti, che segna il nuovo transito, nel mondo, degli Spiriti, nel momento in cui la tenebra si fa più fitta.
Non ho voglia di allestire l'altare, l'incenso, le pietre, le candele, e tutte le altre cose che uno Stregone deve procurare per rendere omaggio agli Dèi, così, decido di unirmi a una Congrega, e di dare luogo a ben altro genere di celebrazioni.
Mi sdraio sul letto, la testa sul cuscino e, reclinando il mio volto verso sinistra, attendo, e procedo alle operazioni dovute sinché non esco dall'ingombro del corpo. Il Viaggio Astrale è una delle componenti che rendono diversa la vita di una Strega, ed il passaggio è quello che segna la distanza tra il mondo della realtà fisica delle leggi scientifiche, e quello delle meraviglie dell'impossibile.
Contemplo il mio corpo reclinato e dormiente, come mi è spesso accaduto di fare al momento del passaggio, e quindi raggiungo la maniglia dell'armadio, alla quale è attaccata, con un nastro, la mia scopa di saggina, la sollevo portandola al centro della stanza, da dove ho pregato decine di orazioni, e quindi salgo a cavalcioni di essa, e, pronunziando la Formula, mi sollevo in volo, e sfreccio attraverso i vetri del mio balcone, laddove a suo tempo tracciai con il gesso due Pentacoli, per segnalare la presenza di un Fruitore di Magia.
Mi allontano volando, la punta del manico di scopa orientata verso la Luna Piena, ed aspetto di raggiungere altre Streghe: non mi ci vuole molto, perché sappiamo la direzione in cui dobbiamo volare, fa molto freddo, ma ho provveduto indossando il mio cappotto e ad incappucciarmi prima di prendere il volo: dopo un'ora circa di viaggio, vedo arrivare nella mia direzione una Congrega di uomini e donne, anch'essi, come me, a cavalcioni di scope, e anch'essi in viaggio nella stessa mia direzione, sotto di noi, si alzano ancora le luci di Torino ma gli edifici e i monumenti sono indistinguibili: mentre la gente dorme, noi voliamo.
Mi unisco agli altri e, proseguendo il viaggio, ci intratteniamo nelle discussioni più varie, dal rapporto con gli amici ai fidanzamenti rotti o interrotti, da Schopenhauer a Hegel fino al problema del mutuo, intanto saliamo sempre più in alto, unendoci ad altri gruppi sparpagliati finché non diventiamo un'unica formazione, un'unico stormo il cui brusìo finisce per interrompere ogni possibilità concreta di conversazione, e si continua volando, tutti, in silenzio.
Ci approssimiamo alla Luna, e, quando siamo sufficientemente vicini, sopra di questa cala un'ombra: un'ombra che chi non è informato confonde facilmente per uno dei tanti crateri che punteggiano il nostro satellite, ma noi sappiamo, ed entriamo nell'ombra.
Rimaniamo avvolti nel buio per quella che sembra un'eternità: è difficile calcolare i tempi quando non hai più mezzi di misurazione o di confronto, e non esistono più alto o basso, destra o sinistra, neanche concettualmente, infine, dopo un lungo percorso, raggiungiamo lo spiazzo di pietra.
E' questo il luogo in cui abbandoniamo le nostre scope, vengono accatastate l'una sull'altra, e per questo abbiamo un nastro sopra di esse: esso è inciso con Rune che ricoprono il nostro motto magico personale, in questo modo possiamo riconoscerle, l'accatastarsi delle scope è un processo simbolico importante, perché rappresenta quello che avverrà dopo.
Dallo spiazzo, si dipartono un centinaio di scalinate fiancheggiantesi, e molto ampie, che scendono nell'oscurità e nel profondo, esse sono illuminate da torce che vengono costantemente supervisionate e cambiate all'occorrenza, e sono sempre accese, ma nessuno sa chi sia ad occuparsi di questa incombenza: semplicemente, non si spengono mai.
Ci dividiamo, e scendiamo le scale, gli scalini sono settecentosettantasette, finché non arriviamo, io e la mia Congrega, ad un grosso fuoco, attorno al quale troviamo due sacerdoti dalle lunghe tuniche blu scuro, che si allargano alle caviglie, mocassini di cuoio, e mitre che portano, al centro, un gigantesco rubino, dal valore tale che vi si potrebbe comprare una città. Uno di essi porta una spada, un altro, invece, un'ampolla d'olio. Io sono il quinto:
Chi sei?
Sono colui che viene nel segno della luce argentea immersa nella notte rossa.
Puoi passare. ( Traccia sulla mia fronte un Pentacolo con l'olio dell'ampolla ).
Perché vieni?
Vengo a cercare il Fuoco dell'Unità nelle Acque della Dispersione.
Puoi passare. ( Mi invita a svestirmi, e traccia sulle mie braccia e sulle mie cosce un Pentacolo Normale a destra, Inverso a sinistra, Inverso a destra, Normale a sinistra, con la punta della spada, il processo è doloroso, ma fa parte dell'Iniziazione, che si rinnova ogni volta ). Nella Loggia dello Specchio dei Contrari, la tua Mente attesta la Supremazia dello Spirito. Se il Fuoco Superiore è in te più Vigoroso del Fuoco inferiore, tu puoi passare nel Fuoco, passa nel Fuoco.

Attraverso il grosso fuoco senza scottarmi, e, completamente nudo e segnato dalla spada e dall'olio dei sacerdoti, che si è incendiato al contatto dei vapori delle fiamme, lasciandomi un'ustione sulla fronte in segno di Pentacolo, passo oltre; ora sarà un'altro ad attraversare l'ordalìa.
Sollevando una torcia dalle pareti, avanzo per un lungo cunicolo, finché rintraccio gli altri, uomini e donne, nudi, come me, ci sono persone di tutte le età e di tutte le regioni del mondo, ammiro le loro pelli lisce come la seta o macchiate dai problemi della circolazione, glabre o villose, i seni formosi e pieni delle giovani donne come quelli sfiancati e cadenti di quelle più anziane.
Proseguiamo, finché la Sacerdotessa che ci guida, una donna dai capelli rossi, dalle cosce piene e dai seni sodi e prorompenti, che terminano in due capezzoli appuntiti del colore delle ciliegie, indubbiamente si tratta di una rossa naturale, non intona un canto, che tutti quanti ripetiamo, accodandoci alle sue parole:

Iò Evoé
Vieni Dioniso a rischiarare il canto
Iò Evoé
Le nostre carni e pelli son tuo manto
Eko Eko Azaràk
Noi sentiamo il tuo vento nell'ebbrezza
Eko Eko Zomelàk
Il piacere è la tua morbida carezza
Iò Evoé
Iò Evoé

Il canto continua, e sempre più stretto e indistinto si fa l'imperversare dei Nomi Barbarici, e sempre meno comprensibile il flusso delle parole, finché non raggiungiamo uno stato ipnotico talmente profondo, che i nostri corpi procedono all'unisono, e univocamente si agitano i segni delle torce.
Infine, usciamo dalle caverne all'aperto, sopra un altipiano, per scoprire che, qui, il nostro satellite è la Terra: dal suolo si alza, esclusivamente attorno a noi, come una nebbia argentea, vapori sussurranti che avvolgono i nostri passi, dapprima, per poi immergerci fino al collo in un tepore delicato: avvolti in quelle lenzuola di vapore, ci guardiamo in volto, e sentiamo un sottile piacere nel saperci nudi sotto quelle coltri delicate.
Procediamo, e al fischio di auloi, tambuti, e di flauti striduli si unisce a noi una processione di creature dalle gambe caprine, e dai falli perennemente inastati, i vortici più feroci della lussuria si trasfigurano dai loro occhi e dai loro sogghigni demoniaci, le loro braccia sono villose e le dita culminano in artigli laceranti come rasoi da barbiere, i loro petti glabri, alcuni di essi portano stendardi, come se fossero divisi in clan perennemente in guerra, tranne nelle notti dei piaceri, e altri delle fruste annodate costruite con linga di tori o altri animali fatti essiccare, chi le ha assaggiate, sa che sono dolorosissime.
Ci affiancano in due colonne cadenzate e disciplinatissime, e, ora, sappiamo che, anche volendo, se avessimo un dubbio, un ripensamento, non potremmo più tornare indietro, così, avanziamo, sapendo che, comunque, nessuno di noi vorrebbe ripercorrere i suoi passi, nel frattempo, continua l'effetto ipnotico dei nomi barbarici, sul quale si inasta il passo vigoroso dei Satiri: procediamo.
Il viaggio prosegue ancora a lungo, finché, dall'altra parte dell'altipiano, non incontriamo un'altro manipolo di persone, uomini e donne, ma circondate da Ninfe avvolte da edere, vitigni e pampini che, evidentemente, sono parte integrante dei loro corpi, e ne avvolgono i seni, le braccia, le cosce.
E' la nostra Sacerdotessa a muovere verso il loro gruppo, tenendo a sinistra la torcia, dall'altra parte, un Sacerdote fa identica cosa, tenendola torcia a destra:

SACERDOTESSA

Io vengo a risplendere del corpo di Dioniso, ad ammantare nella luce argentea della Luna l'ebbrezza notturna del faro nell'oscurità. Io vengo a distinguere tra me e te la cernita degli Dèi di cui ogni cosa si fa piena, per poi svuotarsi nuovamente.

SACERDOTE

Io vengo a brillare del latte siderale di Ecate, a lasciar custodire l'ebbrezza notturna del faro nell'oscurità la luce argentea della Luna. Io vengo a distinguere tra me e te la cernita degli Dèi di cui ogni cosa si fa vuota, per poi riempirsi nuovamente.

SACERDOTESSA

E nel pieno e nel vuoto indistinti e discontinui noi giochiamo la splendida partita della vicissitudine.

SACERDOTE

E la vicissitudine troverà un nuovo albore nel perpetuo avvicendarsi dei fluidi che danno origine al mondo.

SACERDOTESSA

E lo scambio non avrà mai fine, ma la luce volgerà in tenebra all'approssimarsi della notte.

SACERDOTE

E la tenebra volgerà in luce all'approssimarsi del giorno.

SACERDOTESSA

E ogni scrigno custodirà il seme di un nuovo frutto: e la madre il figlio, e il frutto il seme, e ciò che è oltre ciò che è prima, e ciò che è prima ciò che è oltre, e l'eterna pace delle cose sarà presente ma nascosta al di là della finzione dell'avvicendamento, e non vi saranno stelle spigolose e taglienti oltre il confine, ma solo la serena contemplazione della verità.

SACERDOTE

E non avverrà nulla che non sia già stato contemplato, e che la Luna non sappia, giacché essa risplende dell'argento della fecondazione della Terra, e non avverrà nulla che non possa essere misurato, finché non si tufferà il dito negli oceani del mare della Luce, la cui contemplazione risiede agli albori del Caos privo di ogni regola.

SACERDOTESSA

E allora muoverà il pensiero dell'uomo verso l'incalcolabile infinità del Volto della Dèa, e rimarrà perplesso perdendosi nel suo ricettacolo acquatico.

SACERDOTE

E allora muoverà il sentimento della donna verso l'incalcolabile infinità delle Corna del Dio, e rimarrà perplesso perdendosi nella rude durezza del suo amplesso.

SACERDOTE & SACERDOTESSA

E così non ci sarà più movimento, ma si comprenderà la stasi preposta sotto di esso come l'origine di tutte le acque, e l'uomo e la donna muoveranno i propri corpi verso l'incalcolabile infinità del loro amplesso, e rimarranno perplessi perdendosi nell'ineffabile meraviglia della loro unione.

I due si avvicinano, si abbracciano, e si baciano, avvicinando sempre più, e progressivamente, i loro corpi, mentre il canto dei Nomi Barbarici, ormai un vero e proprio urlo indistinto privo di qualunque possibilità di ritmo, esplode attorno a loro: è il segnale, e ci avventiamo l'uno sull'altra abbracciandoci in un tripudio di seni che si sollevano come coppe rovesciate, di gambe e di braccia, di cosce e di mani, di lingue e di labbra, di lingam e di yoni: le Ninfe, sdraiandosi e unendosi all'orgia, lasciano cadere sopra di noi i loro mantelli di vitigni e pampini, ed essi sembrano allungarsi ed intrecciarsi sopra di noi, unendoci con la Natura in un Tutto indistinguibile, dei Satiri, la gran parte si uniscono ai piaceri, ma alcuni di essi, forse prigionieri di guerra, forse puniti per qualche motivo che sfugge alla comprensione, si muovono tra i corpi sempre più confusi, e dispensano robuste nerbate, o colpiscono di piatto con gli stendardi, incentivando la circolazione del sangue, e rendendo così i piaceri, se possibile, ancora più intensi, e pervasi di dolore. Altri ancora, tra di essi, scelgono indistintamente donne o uomini, Satiri o Ninfe, e, afferrandoli ed aprendo le loro bocche sfiorandole con la minaccia dei rasoi, rigettano dentro di esse quello che sembra sangue a fiotti abbondantissimi, ma si tratta, in realtà, di un vino ambrato e delizioso, un vino di quelli che, assaporatili una volta, non se ne può, poi, mai più fare a meno.
Finché, avvolti nella Luce, non compaiono poi a destra Bacco, a sinistra Ecate, e, nel trionfo del Fuoco dello Spirito in cui siamo avvolti, tutti pervasi della Verità della Vita come cellule infinitesimali del Dio Pan che sempre muore per sempre risorgere eternamente e in ogni attimo, anch'essi non si uniscono a noi, nell'orgia dionisiaca.