domenica 15 febbraio 2009

La disperazione del garagista

Solo, ogni momento solo, lo stillicidio delle
lacrime del lavandino mi tiene compagnia, che sento
mi porterà, un po' alla volta, alla pazzia; guardo
i reticolati di strisce gialle a terra, reti di ragno
che m'incapsulano dietro una scrivania di legno
consumato, un telefono che non mi parla mai,
ed un blocco di schede davanti a me, ricco di
caratteri sinistri, e parole in Ostrogoto.
Circondato da insetti giganti in acciaio e vetro:
sono il mio nutrimento, la Mercedes dell'ingegnere,
la berlina del capufficio, l'utilitaria dell'operaio,
perché non ci sono distinzioni sociali qui,
non ci sono distinzioni sociali, mai, tra cose morte.

Prive di vita, come l'ala della colomba mossa dal
vento, davanti alle porte del garage che ho in custodia,
schiacciata dalle ruote dell'ultimo cliente, che non si fermò
a guardarsi indietro, e, sulle porte, mi fermo e osservo,
mentre la mia ala punta anch'essa
al Paradiso.

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