lunedì 27 luglio 2009
Disclaimer
L'Autore si è occupato, come sapete, per anni di occultismo. Invita pertanto il lettore ad evitare tale materia come la peste, in quanto porta effettivamente a sragionare. Io, naturalmente, farò lo stesso.
venerdì 10 luglio 2009
Croste
Si bagnano le croste,
sotto le pungenti lame
del divenire,
e ne risorgono nuove ferite,
nuovi lamenti e doglie,
ed altre piaghe infette
e doloranti,
mentre scivola via
sulle acque del tempo
la lignea Barca della Strega.
sotto le pungenti lame
del divenire,
e ne risorgono nuove ferite,
nuovi lamenti e doglie,
ed altre piaghe infette
e doloranti,
mentre scivola via
sulle acque del tempo
la lignea Barca della Strega.
domenica 5 luglio 2009
Dulcis Virgo
Cosa provasti?
Quando l'Angelo si stagliò
nella sua luce immensa,
e ti portò voce che fosti scelta
come Eva redenta,
per la Redenzione dell'Umanità.
Cosa sentisti?
Percependo il Pargolo Divino
formartisi in grembo,
un po' di paura forse un po'
di gioia, forse l'imbarazzo
di una Scelta imprevista.
E crescendo il Bimbo tra le braccia,
sapevi già che doveva morire?
Sapevi fuggendo nell'Egitto
che doveva la Sua vita terrena
essere corta?
Avresti voluto averlo un po' di più con te?
E quando nella falegnameria
del padre
aiutava la famiglia nel lavoro quotidiano
sorridendoti spesso
- tu sorridevi a Lui -
Non sentivi nostalgia?
Eppure piangesti
ai piedi della croce.
Perché se sapevi di Lui
Imperituro?
Quanto t'erano orribili
quelle lacerazioni della carne?
Eppure ora,
Regina del Cielo,
oltre gioie e patimenti terreni,
sei vicina al Figlio,
ed offri a noi peccatori
Fede, Speranza e Carità.
Quando l'Angelo si stagliò
nella sua luce immensa,
e ti portò voce che fosti scelta
come Eva redenta,
per la Redenzione dell'Umanità.
Cosa sentisti?
Percependo il Pargolo Divino
formartisi in grembo,
un po' di paura forse un po'
di gioia, forse l'imbarazzo
di una Scelta imprevista.
E crescendo il Bimbo tra le braccia,
sapevi già che doveva morire?
Sapevi fuggendo nell'Egitto
che doveva la Sua vita terrena
essere corta?
Avresti voluto averlo un po' di più con te?
E quando nella falegnameria
del padre
aiutava la famiglia nel lavoro quotidiano
sorridendoti spesso
- tu sorridevi a Lui -
Non sentivi nostalgia?
Eppure piangesti
ai piedi della croce.
Perché se sapevi di Lui
Imperituro?
Quanto t'erano orribili
quelle lacerazioni della carne?
Eppure ora,
Regina del Cielo,
oltre gioie e patimenti terreni,
sei vicina al Figlio,
ed offri a noi peccatori
Fede, Speranza e Carità.
martedì 30 giugno 2009
Ricordi?
Ricordi quando le acque delle fontane
spigolavano accenti di letizia,
mentre ti pettinavi i capelli
specchiandoti nelle loro acque?
Ricordi quando gli uccelli cantavano
e felici levavano i loro trionfi
posati sulle tue braccia,
senza sosta innalzandoti doni?
Ricordi quando ristavi lieta
contemplando in un monumento
qualsiasi qualcosa di assai lontano
dalla tua celestiale bellezza?
Sembravi un angelo in terra.
Ed ora forse le ali spuntate
quand'eri in vita tornano a fiorire,
mentre il Cielo muove lodi in tuo onore.
spigolavano accenti di letizia,
mentre ti pettinavi i capelli
specchiandoti nelle loro acque?
Ricordi quando gli uccelli cantavano
e felici levavano i loro trionfi
posati sulle tue braccia,
senza sosta innalzandoti doni?
Ricordi quando ristavi lieta
contemplando in un monumento
qualsiasi qualcosa di assai lontano
dalla tua celestiale bellezza?
Sembravi un angelo in terra.
Ed ora forse le ali spuntate
quand'eri in vita tornano a fiorire,
mentre il Cielo muove lodi in tuo onore.
In viaggio col Folletto
Ieri sera un Folletto Verde mi ha gentilmente invitato a fare un
Viaggio Astrale con lui, offerta che, naturalmente, ho accettato.
I Folletti Verdi li vedete generalmente come se fossero un disegno su
sfondo bianco: hanno giacca e pantaloni verdi, berretto verde con una
foglia oblunga, e sono discretamente coperti da foglie verdi allo
stesso modo oblunghe: le calze sono bianche.
Ci siamo trovati dapprima di fronte ad una Croce del Calvario in
legno, la quale, poco tempo dopo, è diventata incandescente; poi il
Folletto mi ha portato di fronte ad un classico Ponte del Diavolo
( quelli che si piegano in due a metà formando un angolo ) tutto
coperto di edera sulle arcate, se così possiamo chiamarle, quindi,
scendendo, edera, edera, edera come se piovesse, appunto, edera,
finché siamo giunti ad un bosco di alberi molto ampio.
Il bosco era molto bello e verde e allietava lo spirito, ma,
osservando tra il sottobosco, si notavano numerose paia d'occhi
pronte
a spiare.
- FINE DEL VIAGGIO ASTRALE CON IL FOLLETTO -
Viaggio Astrale con lui, offerta che, naturalmente, ho accettato.
I Folletti Verdi li vedete generalmente come se fossero un disegno su
sfondo bianco: hanno giacca e pantaloni verdi, berretto verde con una
foglia oblunga, e sono discretamente coperti da foglie verdi allo
stesso modo oblunghe: le calze sono bianche.
Ci siamo trovati dapprima di fronte ad una Croce del Calvario in
legno, la quale, poco tempo dopo, è diventata incandescente; poi il
Folletto mi ha portato di fronte ad un classico Ponte del Diavolo
( quelli che si piegano in due a metà formando un angolo ) tutto
coperto di edera sulle arcate, se così possiamo chiamarle, quindi,
scendendo, edera, edera, edera come se piovesse, appunto, edera,
finché siamo giunti ad un bosco di alberi molto ampio.
Il bosco era molto bello e verde e allietava lo spirito, ma,
osservando tra il sottobosco, si notavano numerose paia d'occhi
pronte
a spiare.
- FINE DEL VIAGGIO ASTRALE CON IL FOLLETTO -
venerdì 26 giugno 2009
Silenzi
Ho attraversato increspature
di lacrime,
Sopra le montagne acuminate
dei tuoi silenzi.
E l'alba sorgente tra gli scogli
pareva animarsi di punte di roccia,
e lasciare una flebile,
ma quanto lancinante,
impronta nella mia anima.
Allora ho capito che ti amavo.
di lacrime,
Sopra le montagne acuminate
dei tuoi silenzi.
E l'alba sorgente tra gli scogli
pareva animarsi di punte di roccia,
e lasciare una flebile,
ma quanto lancinante,
impronta nella mia anima.
Allora ho capito che ti amavo.
giovedì 25 giugno 2009
I pomeriggi invisibili
L'Operazione ha avuto luogo Sabato 20/06/09 dalle ore 16.00 alle ore
19.30 ca.
Stando al Lemegeton, Bael può rendere invisibili, quindi mi sono
detto: perché non provare?
Sapete da una mia poesia che uno dei luoghi da me preferiti di Torino
è C.so Umbria, così mi sono recato immediatamente sul posto e,
passeggiando, mi sono messo a meditare sul Sigillo e sul Nome di
Bael,
entrando piuttosto rapidamente in uno stato di invisibilità.
Chiaro che dovevo essere sempre io a schivare i passanti, in quanto
questi, appunto, non mi vedevano, ma la paura peggiore l'ho provata
percependo una bicicletta alle mie spalle, che puntava ad alta
velocità dritto contro di me: fortuna che il ciclista ha poi frenato
bruscamente, avendo terminato il suo percorso, per legare il suo
mezzo
ad un palo con un catenaccio: una successiva bicicletta, proveniente
dalla direzione opposta, è stata invece facilmente schivata.
Come ulteriore verifica, sono entrato in un bar, e l'ìnserviente si è
accorta subito di me ed è entrata per farmi un caffé espresso:
domandandomi come avesse fatto a scovarmi, mi sono risposto che,
essendo una donna, era evidentemente assai percettiva; inoltre, vado
a
vedere se mi rifletto nello specchio, e chiaramente, ciò non avviene:
certo, appare uno che ha le mie stesse sembianze, ma sicuramente si
tratta di un altro, e non di me, in quanto io, appunto, sono
invisibile. Interessante comunque anche il dialogo:
- Vorrei un caffé espresso.
- Un caffé.
- Un caffé espresso.
- Si chiama così perché è il più forte, ma è sempre caffé
- Non ci faccia caso, sono io che ce l'ho con le parole.
- No vabbeh, è normale.
( Sorriso reciproco, pago il conto e me ne vado ).
Continuo la mia passeggiata, fino ad arrivare ad un altro bar,
laddove
non vengo notato dalla cameriera che, nel frattempo, tirando su le
tende, mi volta la schiena: sono più fortunato, infatti, anche gli
uomini che lavorano all'interno del bar non mi notano, finché non mi
presento io con un: - Salve. - Rimanendo soddisfatto dell'effettiva
riuscita dell'esperimento, decido di darvi maggiore corpo con un
sobrio bicchierino di vodka neutra.
Di coincidenze significative, durante i miei percorsi magici, come
sapranno i miei lettori, ne ho incontrate parecchie, ma raramente,
come in questo caso, due contemporaneamente: imbocco infatti via
Garibaldi e scopro che il mercatino di C.so Valdocco viene tenuto in
questa giornata: ho bisogno di un po' di corda per un nuovo modo di
tracciare il Cerchio Magico, così entro tra le bancarelle dopo essere
uscito dall'invisibilità, e comincio a praticare la Chaos Magick
recitando il mantram: " Trvcd " Tratto dall'italiano: " Trovare
corda. " Stante che non avevo mai notato in questo mercato nulla del
genere, trovo in effetti una bancarella dove, assieme ad elastici e
ad
altri materiali, si vendono dei pezzi di corda, per altro anche color
porpora, che è il colore che mi serviva. Non sono abbastanza lunghi
per farne un Cerchio, ma affiancati l'uno all'altro possono andare e,
caso mai un pezzo sporgesse dal Cerchio, come in effetti avverrà,
sarà
la testa del Serpente Antico. Così, ne compro quattro per quattro
Euro, mi allontano dalle bancarelle dopo un'ultima breve passeggiata
tra le medesime, e ritorno nell'Invisibilità.
Svolto in via Garibaldi, e raggiungo la prima Chiesa: le Chiese
Cattoliche sono degli strumenti imprescindibili per praticare una
buona meditazione. La Chiesa è semplice, direi addirittura povera, e
gli inginocchiatoi sono ammorbiditi da una serie di cuscini
sovrapponibili, con me, è presente solo quello che credo sia il
custode, impegnato nella lettura dei testi sacri e che, naturalmente,
non mi nota; mi inginocchio anch'io, mi tolgo gli occhiali, ed inizio
a recitare il mantram: " Bael " guardando fisso verso l'Altare con i
miei occhi miopi. Di lì a poco, una coltre verde e nebulosa inizia a
formarsi proprio davanti all'effigie del Crocefisso, ma, prima che un
altra, un po' meno lunga, più in alto, si formi, occorre ancora
qualche tempo, attendo perdendo il computo del tempo e continuando a
recitare l'Invocazione, e poi, finalmente, essa riesce.
Una forma a metà tra un gatto ed un ampolla con la coda si manifesta
proprio davanti all'Altare, fondendosi in essa le due coltri verdi e
nebulose, è un attimo poi anche le due coltri verdi si dissipano:
soddisfatto della riuscita dell'Operazione, esco dalla Chiesa
decidendo di passare dalla Tenebra, e dall'Invisibilità, alla
Visibilità, e alla Luce, così, inizio a meditare il mantra: " Yod-
Lamed-Yod " [ Da: Yehuda Berg, I 72 Nomi di Dio, Ed. TEA ]. che ha
appunto il compito di richiamare particelle di luce.
Mi reco quindi presso la mia Chiesa Cattolica preferita, e,
attendendo
che si dissipi la confusione creata da una coppia di sposi e dai
celebranti ( che, per altro, mi fanno pure perdere il Rosario ),
partecipo entusiasticamente alla Santa Messa ( sebbene anche qui,
ogni
tanto, tutto si illuminava di verde a prescindere dalla mia
volontà ),
ma, all'uscita, trovo un'acquazzone ad attendermi ( d'altronde,
quando
pratichi la Chaos Magick non sai mai cosa ti ritornerà indietro ),
che
decido di affrontare con atteggiamento di sfida e di imposizione
verso
le Ondine, tornando a casa.
19.30 ca.
Stando al Lemegeton, Bael può rendere invisibili, quindi mi sono
detto: perché non provare?
Sapete da una mia poesia che uno dei luoghi da me preferiti di Torino
è C.so Umbria, così mi sono recato immediatamente sul posto e,
passeggiando, mi sono messo a meditare sul Sigillo e sul Nome di
Bael,
entrando piuttosto rapidamente in uno stato di invisibilità.
Chiaro che dovevo essere sempre io a schivare i passanti, in quanto
questi, appunto, non mi vedevano, ma la paura peggiore l'ho provata
percependo una bicicletta alle mie spalle, che puntava ad alta
velocità dritto contro di me: fortuna che il ciclista ha poi frenato
bruscamente, avendo terminato il suo percorso, per legare il suo
mezzo
ad un palo con un catenaccio: una successiva bicicletta, proveniente
dalla direzione opposta, è stata invece facilmente schivata.
Come ulteriore verifica, sono entrato in un bar, e l'ìnserviente si è
accorta subito di me ed è entrata per farmi un caffé espresso:
domandandomi come avesse fatto a scovarmi, mi sono risposto che,
essendo una donna, era evidentemente assai percettiva; inoltre, vado
a
vedere se mi rifletto nello specchio, e chiaramente, ciò non avviene:
certo, appare uno che ha le mie stesse sembianze, ma sicuramente si
tratta di un altro, e non di me, in quanto io, appunto, sono
invisibile. Interessante comunque anche il dialogo:
- Vorrei un caffé espresso.
- Un caffé.
- Un caffé espresso.
- Si chiama così perché è il più forte, ma è sempre caffé
- Non ci faccia caso, sono io che ce l'ho con le parole.
- No vabbeh, è normale.
( Sorriso reciproco, pago il conto e me ne vado ).
Continuo la mia passeggiata, fino ad arrivare ad un altro bar,
laddove
non vengo notato dalla cameriera che, nel frattempo, tirando su le
tende, mi volta la schiena: sono più fortunato, infatti, anche gli
uomini che lavorano all'interno del bar non mi notano, finché non mi
presento io con un: - Salve. - Rimanendo soddisfatto dell'effettiva
riuscita dell'esperimento, decido di darvi maggiore corpo con un
sobrio bicchierino di vodka neutra.
Di coincidenze significative, durante i miei percorsi magici, come
sapranno i miei lettori, ne ho incontrate parecchie, ma raramente,
come in questo caso, due contemporaneamente: imbocco infatti via
Garibaldi e scopro che il mercatino di C.so Valdocco viene tenuto in
questa giornata: ho bisogno di un po' di corda per un nuovo modo di
tracciare il Cerchio Magico, così entro tra le bancarelle dopo essere
uscito dall'invisibilità, e comincio a praticare la Chaos Magick
recitando il mantram: " Trvcd " Tratto dall'italiano: " Trovare
corda. " Stante che non avevo mai notato in questo mercato nulla del
genere, trovo in effetti una bancarella dove, assieme ad elastici e
ad
altri materiali, si vendono dei pezzi di corda, per altro anche color
porpora, che è il colore che mi serviva. Non sono abbastanza lunghi
per farne un Cerchio, ma affiancati l'uno all'altro possono andare e,
caso mai un pezzo sporgesse dal Cerchio, come in effetti avverrà,
sarà
la testa del Serpente Antico. Così, ne compro quattro per quattro
Euro, mi allontano dalle bancarelle dopo un'ultima breve passeggiata
tra le medesime, e ritorno nell'Invisibilità.
Svolto in via Garibaldi, e raggiungo la prima Chiesa: le Chiese
Cattoliche sono degli strumenti imprescindibili per praticare una
buona meditazione. La Chiesa è semplice, direi addirittura povera, e
gli inginocchiatoi sono ammorbiditi da una serie di cuscini
sovrapponibili, con me, è presente solo quello che credo sia il
custode, impegnato nella lettura dei testi sacri e che, naturalmente,
non mi nota; mi inginocchio anch'io, mi tolgo gli occhiali, ed inizio
a recitare il mantram: " Bael " guardando fisso verso l'Altare con i
miei occhi miopi. Di lì a poco, una coltre verde e nebulosa inizia a
formarsi proprio davanti all'effigie del Crocefisso, ma, prima che un
altra, un po' meno lunga, più in alto, si formi, occorre ancora
qualche tempo, attendo perdendo il computo del tempo e continuando a
recitare l'Invocazione, e poi, finalmente, essa riesce.
Una forma a metà tra un gatto ed un ampolla con la coda si manifesta
proprio davanti all'Altare, fondendosi in essa le due coltri verdi e
nebulose, è un attimo poi anche le due coltri verdi si dissipano:
soddisfatto della riuscita dell'Operazione, esco dalla Chiesa
decidendo di passare dalla Tenebra, e dall'Invisibilità, alla
Visibilità, e alla Luce, così, inizio a meditare il mantra: " Yod-
Lamed-Yod " [ Da: Yehuda Berg, I 72 Nomi di Dio, Ed. TEA ]. che ha
appunto il compito di richiamare particelle di luce.
Mi reco quindi presso la mia Chiesa Cattolica preferita, e,
attendendo
che si dissipi la confusione creata da una coppia di sposi e dai
celebranti ( che, per altro, mi fanno pure perdere il Rosario ),
partecipo entusiasticamente alla Santa Messa ( sebbene anche qui,
ogni
tanto, tutto si illuminava di verde a prescindere dalla mia
volontà ),
ma, all'uscita, trovo un'acquazzone ad attendermi ( d'altronde,
quando
pratichi la Chaos Magick non sai mai cosa ti ritornerà indietro ),
che
decido di affrontare con atteggiamento di sfida e di imposizione
verso
le Ondine, tornando a casa.
domenica 21 giugno 2009
Serenata
Mi è dolce questa brezza mattutina,
che mi accarezza con mano leggera,
ma non quanto il tuo respiro
sulla mia pelle,
che mi ammanta ogni volta al Terzo Cielo.
Mi è dolce il calore del sole,
che sprigiona ogni giorno nuova vita,
ma non quanto il fuoco
della tua candida pelle,
che mi brucia all'Estasi del tocco.
Mi è dolce l'andirivieni delle stelle,
come monito vorticoso d'Eternità,
ma non quanto l'attesa
che tu ritorni nelle mie giornate,
per far sì che rimembri l'Ineffabile Bello.
Mi è dolce l'essenza dei fiori,
che investe la Terra ed il Cielo d'Amore,
ma non quanto il tuo profumo
che inebria d'ebbrezze dionisiache
i mari i monti e quello che contengono.
Mi è dolce il suono dei sistri,
che ammiccano al frinire dei grilli,
ma mai quanto il cigolìo della tua finestra,
che s'apre mostrandoti a me,
mi ridona la pace.
che mi accarezza con mano leggera,
ma non quanto il tuo respiro
sulla mia pelle,
che mi ammanta ogni volta al Terzo Cielo.
Mi è dolce il calore del sole,
che sprigiona ogni giorno nuova vita,
ma non quanto il fuoco
della tua candida pelle,
che mi brucia all'Estasi del tocco.
Mi è dolce l'andirivieni delle stelle,
come monito vorticoso d'Eternità,
ma non quanto l'attesa
che tu ritorni nelle mie giornate,
per far sì che rimembri l'Ineffabile Bello.
Mi è dolce l'essenza dei fiori,
che investe la Terra ed il Cielo d'Amore,
ma non quanto il tuo profumo
che inebria d'ebbrezze dionisiache
i mari i monti e quello che contengono.
Mi è dolce il suono dei sistri,
che ammiccano al frinire dei grilli,
ma mai quanto il cigolìo della tua finestra,
che s'apre mostrandoti a me,
mi ridona la pace.
venerdì 19 giugno 2009
L'Evocazione di Bael
L'Esperimento di questa serata ( ore 21.30-22.17 ) è stato l'Evocazione di Bael ( come riportato nel Lemegeton, è il più famoso Baal ), ed è risultato in un successo clamoroso.
Baal mi ha mostrato il martello come simbolo fallico, e la falce come simbolo vaginale-lunare: insomma, il comunismo non sarebbe stato un movimento ateo, ma precristiano e pagano, ed i simboli di cui sopra sono strumenti di lavoro riconvertiti in armi, insomma, la più tenebrosa e sinistra evocazione dei Poteri Oscuri del Dio e della Dea, e quindi in questo caso veramente satanico, di stampo fenicio, tant'è vera l'importanza data in esso all'economia e al commercio, e di lì le precisazioni di Marx, che, non a caso, determinavano la formazione del comunismo innanzitutto in Inghilterra, paese navale e mercantile per eccellenza, ad ogni modo, che si trattasse di un culto di Baal i Cristiani, fortunatamente, lo intuivano molto bene, e per questo lo temevano e lo avversavano fortemente, infatti: - I Comunisti mangiano i bambini. -
In seguito, Baal mi ha mostrato un'ampia colonna di legno intarsiato che veniva avvolta da un gigantesco nastro: ho compreso solo in seguito che si trattava dello stipite di un gigantesco portale, passato il quale, ho superato a velocità supersonica un tunnel dei colori dell'arcobaleno sul quale si affacciavano arcate ricche di facce di Santi e di teste aureolate.
Quindi mi sono ritrovato nel mio Tempio Astrale, circondato dal Cerchio, mentre Baal figurava dentro il Triangolo come un gigantesco gatto nero, laddove mi ha spiegato la sua predilezione per modelli, sedili, e porte automobilistiche.
Proteggete la vostra automobile con un Crocefisso, un Pentacolo, uno Scudo di Davide, o qualunque sia il Simbolo della vostra religione.
Saluti a tutti dall'Inferno.
Baal mi ha mostrato il martello come simbolo fallico, e la falce come simbolo vaginale-lunare: insomma, il comunismo non sarebbe stato un movimento ateo, ma precristiano e pagano, ed i simboli di cui sopra sono strumenti di lavoro riconvertiti in armi, insomma, la più tenebrosa e sinistra evocazione dei Poteri Oscuri del Dio e della Dea, e quindi in questo caso veramente satanico, di stampo fenicio, tant'è vera l'importanza data in esso all'economia e al commercio, e di lì le precisazioni di Marx, che, non a caso, determinavano la formazione del comunismo innanzitutto in Inghilterra, paese navale e mercantile per eccellenza, ad ogni modo, che si trattasse di un culto di Baal i Cristiani, fortunatamente, lo intuivano molto bene, e per questo lo temevano e lo avversavano fortemente, infatti: - I Comunisti mangiano i bambini. -
In seguito, Baal mi ha mostrato un'ampia colonna di legno intarsiato che veniva avvolta da un gigantesco nastro: ho compreso solo in seguito che si trattava dello stipite di un gigantesco portale, passato il quale, ho superato a velocità supersonica un tunnel dei colori dell'arcobaleno sul quale si affacciavano arcate ricche di facce di Santi e di teste aureolate.
Quindi mi sono ritrovato nel mio Tempio Astrale, circondato dal Cerchio, mentre Baal figurava dentro il Triangolo come un gigantesco gatto nero, laddove mi ha spiegato la sua predilezione per modelli, sedili, e porte automobilistiche.
Proteggete la vostra automobile con un Crocefisso, un Pentacolo, uno Scudo di Davide, o qualunque sia il Simbolo della vostra religione.
Saluti a tutti dall'Inferno.
mercoledì 17 giugno 2009
Apoftegmatica
E mi sentii da sempre
Chiamato dall'Altissimo,
E dal rigoglioso lucore
Verdeggiante d'accordi d'arpe
Angeliche,
Ed è come un buco nel cuore,
Come una pietra forata,
Proprio al centro del petto,
Attraverso la quale
Leviga irrequieto
Il fischio d'un vento
Di nostalgia.
E soffia e m'opprime,
Guidando i miei occhi
Verso le stelle,
Mentre la macina ininterrottamente
Mola il grano del mio desiderio.
Ma poi assistendo
Al verde spettacolo dei boschi,
Alla croccante mela, all'albicocca dolce,
Alla pesca succulenta, al ruvido melograno,
Alla rossa freschezza delle angurie,
Ed alla dolce ebbrezza dell'uva;
Come un nuovo ardore
Mi prende del mondo,
E vortica la mia Ruota dell'Anno,
Alternando fischi di richiamo,
E di allontanamento,
Come locomotive che vanno e vengono,
O Luce splendente oltre ogni Luce,
Matrice del Creato,
Gioia dell'Iride,
Ché coinvolto ed estasiato,
Mi tengo il Cristo vivo che dà la vita,
Mi tengo Iside.
Ma non per questo lascerò la Chiesa,
Per motivi egregorici,
Per riequilibrarmi con l'antropia,
Ma soprattutto,
Perché mi fa bene.
Chiamato dall'Altissimo,
E dal rigoglioso lucore
Verdeggiante d'accordi d'arpe
Angeliche,
Ed è come un buco nel cuore,
Come una pietra forata,
Proprio al centro del petto,
Attraverso la quale
Leviga irrequieto
Il fischio d'un vento
Di nostalgia.
E soffia e m'opprime,
Guidando i miei occhi
Verso le stelle,
Mentre la macina ininterrottamente
Mola il grano del mio desiderio.
Ma poi assistendo
Al verde spettacolo dei boschi,
Alla croccante mela, all'albicocca dolce,
Alla pesca succulenta, al ruvido melograno,
Alla rossa freschezza delle angurie,
Ed alla dolce ebbrezza dell'uva;
Come un nuovo ardore
Mi prende del mondo,
E vortica la mia Ruota dell'Anno,
Alternando fischi di richiamo,
E di allontanamento,
Come locomotive che vanno e vengono,
O Luce splendente oltre ogni Luce,
Matrice del Creato,
Gioia dell'Iride,
Ché coinvolto ed estasiato,
Mi tengo il Cristo vivo che dà la vita,
Mi tengo Iside.
Ma non per questo lascerò la Chiesa,
Per motivi egregorici,
Per riequilibrarmi con l'antropia,
Ma soprattutto,
Perché mi fa bene.
martedì 16 giugno 2009
lunedì 15 giugno 2009
Redivivo!
Ebbene sì, il Drago Celeste è uscito dal suo demoniaco torpore, ma
questa volta, ha definitivamente voltato le spalle a Satana.
Mi sto avvicinando a N.S. Gesù Cristo attraverso la Santeria, una
religione cubana che fu considerata da Giovanni Paolo II
un'espansione del Cattolicesimo, di cui, conseguentemente, partecipo:
ho già preso le prime ( nuove ) comunioni e mi sono già confessato
diverse volte: potete immaginare quale grande crisi spirituale, non
esente da devastanti possessioni demoniache, io abbia attraversato, ma
ora, i Santi hanno preso il posto degli Dèi e delle Entità Demoniache,
e la mia devozione si volge, dunque, a scalare, verso l'Altissimo.
Vi saluto con amore e con una breve poesia:
Quando: " l'Io devo "
Si imbatte nel suo superamento:
" Io voglio. "
E lo ingloba in un Tutt'Uno,
Solo allora può sorgere:
" Io Sono. "
questa volta, ha definitivamente voltato le spalle a Satana.
Mi sto avvicinando a N.S. Gesù Cristo attraverso la Santeria, una
religione cubana che fu considerata da Giovanni Paolo II
un'espansione del Cattolicesimo, di cui, conseguentemente, partecipo:
ho già preso le prime ( nuove ) comunioni e mi sono già confessato
diverse volte: potete immaginare quale grande crisi spirituale, non
esente da devastanti possessioni demoniache, io abbia attraversato, ma
ora, i Santi hanno preso il posto degli Dèi e delle Entità Demoniache,
e la mia devozione si volge, dunque, a scalare, verso l'Altissimo.
Vi saluto con amore e con una breve poesia:
Quando: " l'Io devo "
Si imbatte nel suo superamento:
" Io voglio. "
E lo ingloba in un Tutt'Uno,
Solo allora può sorgere:
" Io Sono. "
Testo forte
E so invocare e non darmi la morte
U. Foscolo
Un po' prosa, un po' poesia
Non è la mia specialità, un testo forte, a me piace
d'essere semplice, perché uso l'arte per comunicare, e non la
comunicazione per fare arte. Questo perché sono debole, molto debole,
come quando, da ragazzino, frequentavo la scuola dell'obbligo, e
reclinavo la testa sul banco, proprio sopra il braccio ripiegato, come
per cancellare il mondo che mi circondava, eppure, a quell'epoca
dormivo molto, e non studiavo niente. Così debole che ho bisogno di
attaccarmi a catene dopo catene di sigarette, dalle quali traggo
l'energia velenosa che mi sorregge: è un boccaglio per asmatici
dell'anima, una flebo per la sofferenza dell'inerzia, un denominatore
per le cifre dell'autoannullamento.
In realtà, ci fu un periodo in cui mi sentii vivo anch'io, fu quando
frequentavo il liceo classico, al pomeriggio studiavo, o andavo a
giocare a carte, e la sera, una volta alla settimana, mi riunivo con
gli amici per le avventure ai giochi di ruolo: allora ero vivo, e sì,
ero felice, oggi non frequento, né frequenterò mai più, le scuole, le
carte da gioco sono sparpagliate in un cassetto, e al mio tavolo ci si
siede solo più per mangiare; ma quel che è peggio, è che oggi, non
riesco neanche più a leggere, figuriamoci a studiare: le pagine
scorrono lente, gli occhi mi bruciano e lacrimano, e, da ogni
percorso, si fa strada l'intensa percezione della sofferenza.
E' una debolezza che sconfina, spesso, con il desiderio, con
l'accarezzamento del pensiero, ma esclusivamente del pensiero, del
suicidio, ed è un pensiero singolare, perché, più ci si avvicina, e
più si vuole vivere: e di lì che nascono veramente le mie antinomie
dei contrari, le voci demoniache, e quant'altro, persino la mia torre
da mago, che, in realtà, è una torre rovesciata, e che precipita nei
pozzi più neri dell'Inconscio: ma quando sbucci la cipolla, per quanto
tu possa piangere, arrivi sempre al cuore delle cose, ed il cuore è
l'Angelo Guardiano, che é una sorta di Sfera di Luce che si trova nel
plesso solare, poco sotto lo sterno, e che chiamiamo Istinto di
Sopravvivenza, quando in realtà non lo è, è molto di più, è quel
qualcosa che, qualunque cosa avvenga, non si indebolisce mai, e ci
avvolge nel singolare piacere della respirazione, nella gioia di
sentirsi vivi, nella preziosa ed instancabile letizia dell'esserci, a
qualunque prezzo. E se oserai di meditare, per cercarlo, per trovarlo,
anche questa sera, se veramente lo vorrai, lo raggiungerai anche tu, e
dialogherai con lui. Ma, da quel momento, la tua vita si farà molto
più triste.
1.
Arrampicati sopra i crinali della morte,
le aguzze fiere del sillabario ruggiscono
nel silenzio d'ottone dell'estasi, nell'equiparazione
dei contrari ottenuti rovesciandosi i mari nella pioggia
fra le increspature degli scogli, tra le pozzanghere
liberate dai venti e riflesse sopra i secchi dei
Sufi dalla misera tunica di lana, quando si
apre la danza sacra che infrangendo il vetro che
ci tiene intrappolati nello specchio delle illusioni,
rivela il reame alla bellezza, e la bellezza
è un'altra.
E allora si sciolgono i sofisticati sofismi che
ci soffocano, e ci soffermiamo ad ammirare uno
splendore che non è di questo mondo, mentre
spettegola il gallo confidando i suoi segreti solo al sole:
è l'immobile ed eterno andirivieni
tra ciò che vive, e ciò che muore.
2.
Io dipingo la pazzia,
io dipingo la follia che in me
risiede come un matto che si siede
in riva al mare, ed attende
che i suoi flussi ed i riflussi
finalmente poi lo portino a crepare.
E' un serpente che si muove,
striscia dentro la mia mente,
forma un chiasmo, poi uno spasmo,
e procede all'incontrario,
come un solitario verme,
fino a che tutta distrugge
ogni cosa che si strugge,
e non ne rimane niente, proprio dentro la mia mente,
e così scoperchia i pozzi
ed i tozzi tenebrosi abissi della verità.
Ché si celano in quel fondo
ch'é miasmatico e profondo,
quelle cose che non dici,
che paura assai ti fan.
U. Foscolo
Un po' prosa, un po' poesia
Non è la mia specialità, un testo forte, a me piace
d'essere semplice, perché uso l'arte per comunicare, e non la
comunicazione per fare arte. Questo perché sono debole, molto debole,
come quando, da ragazzino, frequentavo la scuola dell'obbligo, e
reclinavo la testa sul banco, proprio sopra il braccio ripiegato, come
per cancellare il mondo che mi circondava, eppure, a quell'epoca
dormivo molto, e non studiavo niente. Così debole che ho bisogno di
attaccarmi a catene dopo catene di sigarette, dalle quali traggo
l'energia velenosa che mi sorregge: è un boccaglio per asmatici
dell'anima, una flebo per la sofferenza dell'inerzia, un denominatore
per le cifre dell'autoannullamento.
In realtà, ci fu un periodo in cui mi sentii vivo anch'io, fu quando
frequentavo il liceo classico, al pomeriggio studiavo, o andavo a
giocare a carte, e la sera, una volta alla settimana, mi riunivo con
gli amici per le avventure ai giochi di ruolo: allora ero vivo, e sì,
ero felice, oggi non frequento, né frequenterò mai più, le scuole, le
carte da gioco sono sparpagliate in un cassetto, e al mio tavolo ci si
siede solo più per mangiare; ma quel che è peggio, è che oggi, non
riesco neanche più a leggere, figuriamoci a studiare: le pagine
scorrono lente, gli occhi mi bruciano e lacrimano, e, da ogni
percorso, si fa strada l'intensa percezione della sofferenza.
E' una debolezza che sconfina, spesso, con il desiderio, con
l'accarezzamento del pensiero, ma esclusivamente del pensiero, del
suicidio, ed è un pensiero singolare, perché, più ci si avvicina, e
più si vuole vivere: e di lì che nascono veramente le mie antinomie
dei contrari, le voci demoniache, e quant'altro, persino la mia torre
da mago, che, in realtà, è una torre rovesciata, e che precipita nei
pozzi più neri dell'Inconscio: ma quando sbucci la cipolla, per quanto
tu possa piangere, arrivi sempre al cuore delle cose, ed il cuore è
l'Angelo Guardiano, che é una sorta di Sfera di Luce che si trova nel
plesso solare, poco sotto lo sterno, e che chiamiamo Istinto di
Sopravvivenza, quando in realtà non lo è, è molto di più, è quel
qualcosa che, qualunque cosa avvenga, non si indebolisce mai, e ci
avvolge nel singolare piacere della respirazione, nella gioia di
sentirsi vivi, nella preziosa ed instancabile letizia dell'esserci, a
qualunque prezzo. E se oserai di meditare, per cercarlo, per trovarlo,
anche questa sera, se veramente lo vorrai, lo raggiungerai anche tu, e
dialogherai con lui. Ma, da quel momento, la tua vita si farà molto
più triste.
1.
Arrampicati sopra i crinali della morte,
le aguzze fiere del sillabario ruggiscono
nel silenzio d'ottone dell'estasi, nell'equiparazione
dei contrari ottenuti rovesciandosi i mari nella pioggia
fra le increspature degli scogli, tra le pozzanghere
liberate dai venti e riflesse sopra i secchi dei
Sufi dalla misera tunica di lana, quando si
apre la danza sacra che infrangendo il vetro che
ci tiene intrappolati nello specchio delle illusioni,
rivela il reame alla bellezza, e la bellezza
è un'altra.
E allora si sciolgono i sofisticati sofismi che
ci soffocano, e ci soffermiamo ad ammirare uno
splendore che non è di questo mondo, mentre
spettegola il gallo confidando i suoi segreti solo al sole:
è l'immobile ed eterno andirivieni
tra ciò che vive, e ciò che muore.
2.
Io dipingo la pazzia,
io dipingo la follia che in me
risiede come un matto che si siede
in riva al mare, ed attende
che i suoi flussi ed i riflussi
finalmente poi lo portino a crepare.
E' un serpente che si muove,
striscia dentro la mia mente,
forma un chiasmo, poi uno spasmo,
e procede all'incontrario,
come un solitario verme,
fino a che tutta distrugge
ogni cosa che si strugge,
e non ne rimane niente, proprio dentro la mia mente,
e così scoperchia i pozzi
ed i tozzi tenebrosi abissi della verità.
Ché si celano in quel fondo
ch'é miasmatico e profondo,
quelle cose che non dici,
che paura assai ti fan.
lunedì 16 febbraio 2009
De Lumine et Umbra
La Luce,
Non fa per me
La Luce,
Ma non si può dire
Che non ci abbia provato:
Solo non fanno per me
Le risate agli angoli di strada,
I coriandoli che cadono dal cielo,
I sorrisi solari degli altri,
Le strette di mano, le cravatte,
La noia che appartiene al giorno,
L'alba che mi ferisce gli occhi,
Il sole che mi fa sentire solo,
Gli albatri che guidano le barche,
E forse neanche i gabbiani,
Le procellarie, o gli altri uccelli
Che vivono felici sugli oceani,
Perché sono relegato a terra.
Lasciatemi alla mia Tenebra,
Al sepolcro in cui attendo la morte,
Soprattutto: lasciatemi solo,
Perché abbandonando all'esterno
La ridicola finzione del Mezzogiorno,
Io torni, una volta per tutte,
Alla mia tomba,
E si spengano le luci attorno a me,
Lasciandomi in eterno
Nel vuoto del silenzio,
Perché sepolto vivo,
Io attenda,
Mentre si rovesciano i Simboli attorno a me.
Non fa per me
La Luce,
Ma non si può dire
Che non ci abbia provato:
Solo non fanno per me
Le risate agli angoli di strada,
I coriandoli che cadono dal cielo,
I sorrisi solari degli altri,
Le strette di mano, le cravatte,
La noia che appartiene al giorno,
L'alba che mi ferisce gli occhi,
Il sole che mi fa sentire solo,
Gli albatri che guidano le barche,
E forse neanche i gabbiani,
Le procellarie, o gli altri uccelli
Che vivono felici sugli oceani,
Perché sono relegato a terra.
Lasciatemi alla mia Tenebra,
Al sepolcro in cui attendo la morte,
Soprattutto: lasciatemi solo,
Perché abbandonando all'esterno
La ridicola finzione del Mezzogiorno,
Io torni, una volta per tutte,
Alla mia tomba,
E si spengano le luci attorno a me,
Lasciandomi in eterno
Nel vuoto del silenzio,
Perché sepolto vivo,
Io attenda,
Mentre si rovesciano i Simboli attorno a me.
domenica 15 febbraio 2009
Vorrei rivederti
Vorrei rivederti,
per tornare ad abbracciare
il tuo sorriso,
mentre si spargono al vento
i tuoi capelli,
e un nuovo sentimento
emerge dai cancelli
del passato.
Perché quello che è stato,
è chiuso, è sorpassato
dagli eventi,
dai foschi accenti
che ci hanno preceduti,
che ci hanno separati,
dopo che ci siamo dati
un altro bacio.
Mentre le metropoli,
E le città, le acropoli,
Spariscono d'intorno,
Quando finisce il giorno,
E ne rimane poco,
Ché quello stesso fuoco,
Che brucia nel tuo cuore,
Scompare nell'amore.
per tornare ad abbracciare
il tuo sorriso,
mentre si spargono al vento
i tuoi capelli,
e un nuovo sentimento
emerge dai cancelli
del passato.
Perché quello che è stato,
è chiuso, è sorpassato
dagli eventi,
dai foschi accenti
che ci hanno preceduti,
che ci hanno separati,
dopo che ci siamo dati
un altro bacio.
Mentre le metropoli,
E le città, le acropoli,
Spariscono d'intorno,
Quando finisce il giorno,
E ne rimane poco,
Ché quello stesso fuoco,
Che brucia nel tuo cuore,
Scompare nell'amore.
La Tenebra
La Tenebra si estende
e sottende una minaccia, una faccia
che si mostra alla finestra, o qualcosa
che si muove alla tua destra, un ghigno
minaccioso che inizia dimostrandosi
scherzoso, uno stridere di nervi,
o fantasmi che si mostrano in
coacervi, un vampiro che si leva
dal sepolcro, o un respiro che
ti ansita sul collo, oppure
un'ombra che ti transita di fianco,
e se ti senti stanco di scappare,
di fuggire, di correre e volare,
sai che non hai più speranza,
e che ognuna può essere
l'ultima tua stanza.
e sottende una minaccia, una faccia
che si mostra alla finestra, o qualcosa
che si muove alla tua destra, un ghigno
minaccioso che inizia dimostrandosi
scherzoso, uno stridere di nervi,
o fantasmi che si mostrano in
coacervi, un vampiro che si leva
dal sepolcro, o un respiro che
ti ansita sul collo, oppure
un'ombra che ti transita di fianco,
e se ti senti stanco di scappare,
di fuggire, di correre e volare,
sai che non hai più speranza,
e che ognuna può essere
l'ultima tua stanza.
Assistimi! [ Orazione Wicca ]
Assistimi!
Mentre si spezzano i cieli,
Si tirano le funi
Del divenire.
Si aprono gli scogli,
Lenzuola come acque
Si tendono.
Osservami!
Coprendosi i giardini
Di ruvidi rottami,
Aprendosi nei cieli
Le nuvole gassose
Dello smog.
Aiutami!
Mentre gli animali
Urlano le grida
Del martirio.
Soccorri la mia Terra,
Proteggi gli abitanti
Del suo fertile terreno,
O Dèa che in Te risiedi,
Proteggi tutti noi,
Da quel che vedi.
Mentre si spezzano i cieli,
Si tirano le funi
Del divenire.
Si aprono gli scogli,
Lenzuola come acque
Si tendono.
Osservami!
Coprendosi i giardini
Di ruvidi rottami,
Aprendosi nei cieli
Le nuvole gassose
Dello smog.
Aiutami!
Mentre gli animali
Urlano le grida
Del martirio.
Soccorri la mia Terra,
Proteggi gli abitanti
Del suo fertile terreno,
O Dèa che in Te risiedi,
Proteggi tutti noi,
Da quel che vedi.
La disperazione del garagista
Solo, ogni momento solo, lo stillicidio delle
lacrime del lavandino mi tiene compagnia, che sento
mi porterà, un po' alla volta, alla pazzia; guardo
i reticolati di strisce gialle a terra, reti di ragno
che m'incapsulano dietro una scrivania di legno
consumato, un telefono che non mi parla mai,
ed un blocco di schede davanti a me, ricco di
caratteri sinistri, e parole in Ostrogoto.
Circondato da insetti giganti in acciaio e vetro:
sono il mio nutrimento, la Mercedes dell'ingegnere,
la berlina del capufficio, l'utilitaria dell'operaio,
perché non ci sono distinzioni sociali qui,
non ci sono distinzioni sociali, mai, tra cose morte.
Prive di vita, come l'ala della colomba mossa dal
vento, davanti alle porte del garage che ho in custodia,
schiacciata dalle ruote dell'ultimo cliente, che non si fermò
a guardarsi indietro, e, sulle porte, mi fermo e osservo,
mentre la mia ala punta anch'essa
al Paradiso.
lacrime del lavandino mi tiene compagnia, che sento
mi porterà, un po' alla volta, alla pazzia; guardo
i reticolati di strisce gialle a terra, reti di ragno
che m'incapsulano dietro una scrivania di legno
consumato, un telefono che non mi parla mai,
ed un blocco di schede davanti a me, ricco di
caratteri sinistri, e parole in Ostrogoto.
Circondato da insetti giganti in acciaio e vetro:
sono il mio nutrimento, la Mercedes dell'ingegnere,
la berlina del capufficio, l'utilitaria dell'operaio,
perché non ci sono distinzioni sociali qui,
non ci sono distinzioni sociali, mai, tra cose morte.
Prive di vita, come l'ala della colomba mossa dal
vento, davanti alle porte del garage che ho in custodia,
schiacciata dalle ruote dell'ultimo cliente, che non si fermò
a guardarsi indietro, e, sulle porte, mi fermo e osservo,
mentre la mia ala punta anch'essa
al Paradiso.
sabato 14 febbraio 2009
Pero yo soy poeta caballero
Pero yo soy poeta caballero,
Muchachos que leéis estos versos,
Sabèis como vivo, amo, y espero,
Mas todos mios destinos son adversos,
Escribì ritmos rectos o revueltos,
Reiendo poco qué fui mucho austero,
Me quiero como fueron vuestros vueltos,
Mientras cavalgasteis el mio destriero.
Qué él se move siempre a poniente,
Seguiendo las estrellas y la mia Luna,
Qué él es mucho bueno y muy paciente,
Asì juntos galopemos en la pista
De estas rimas de la mia fortuna,
Y cuando finiràn: hasta la vista!
Muchachos que leéis estos versos,
Sabèis como vivo, amo, y espero,
Mas todos mios destinos son adversos,
Escribì ritmos rectos o revueltos,
Reiendo poco qué fui mucho austero,
Me quiero como fueron vuestros vueltos,
Mientras cavalgasteis el mio destriero.
Qué él se move siempre a poniente,
Seguiendo las estrellas y la mia Luna,
Qué él es mucho bueno y muy paciente,
Asì juntos galopemos en la pista
De estas rimas de la mia fortuna,
Y cuando finiràn: hasta la vista!
Gli stuoli degli Spettri
Gli stuoli degli spettri li senti muovere
dentro la fetida aria cimiteriale, essi aleggiano
sopra le acque dei cadaveri in decomposizione,
e qualunque sia la tua posizione non hai scampo,
non hai speranza, mentre avanza la loro orda che
si muove attorno a te e si stringe come una corda
al collo, e allora senti il cuore che batte come in
spasimi di terrore, ed ogni palpito può essere l'ultimo,
e mentre persiste lo scalpito del muscolo cardiaco,
i tuoi occhi si abituano al buio, e distintamente percepisci
la tua ombra confusa nell'oscurità della mente,
nelle tenebre addensantisi nel circostante, e non è
più bastante ogni respiro, ma lo spirare fosco
e strisciante dei morti sembra quasi lo stridere
delle porte dell al-di-là, ed è un rumore stringente
che si serra in nugoli di sinistro e putrescente odore,
e per la prima volta ti accorgi di che cosa sa,
che cosa sa quello che muore.
dentro la fetida aria cimiteriale, essi aleggiano
sopra le acque dei cadaveri in decomposizione,
e qualunque sia la tua posizione non hai scampo,
non hai speranza, mentre avanza la loro orda che
si muove attorno a te e si stringe come una corda
al collo, e allora senti il cuore che batte come in
spasimi di terrore, ed ogni palpito può essere l'ultimo,
e mentre persiste lo scalpito del muscolo cardiaco,
i tuoi occhi si abituano al buio, e distintamente percepisci
la tua ombra confusa nell'oscurità della mente,
nelle tenebre addensantisi nel circostante, e non è
più bastante ogni respiro, ma lo spirare fosco
e strisciante dei morti sembra quasi lo stridere
delle porte dell al-di-là, ed è un rumore stringente
che si serra in nugoli di sinistro e putrescente odore,
e per la prima volta ti accorgi di che cosa sa,
che cosa sa quello che muore.
Ora è troppo tardi
Guardi vesti logore,
Cappotti rattoppati,
Che se ne sono andati
Al ritmo di folgore
Dei rigori invernali,
E la finestra aperta,
La povera coperta,
Riparo dai tuoi mali,
La misera acredine
Della vita tua vuota,
Che presto perse quota
Nella solitudine,
Smarrita la speranza
Di fare il tuo futuro,
Non altro c'è che un muro
Di fronte alla tua stanza.
E piangi e ancora guardi,
Ma ora è troppo tardi.
Cappotti rattoppati,
Che se ne sono andati
Al ritmo di folgore
Dei rigori invernali,
E la finestra aperta,
La povera coperta,
Riparo dai tuoi mali,
La misera acredine
Della vita tua vuota,
Che presto perse quota
Nella solitudine,
Smarrita la speranza
Di fare il tuo futuro,
Non altro c'è che un muro
Di fronte alla tua stanza.
E piangi e ancora guardi,
Ma ora è troppo tardi.
Il verbo " Esse "
Anche nella formulazione latina del verbo " Essere " troviamo la
stessa significativa realtà che, a suo tempo, trovammo analizzando le
più importanti opere letterarie e religiose del nostro passato.
Che il verbo sia formulato specularmente, è di per sé evidente, ma non
solo, analizzando più nel dettaglio: " Es-Se ", ovvero troviamo la
formulazione freudiana dell'Es, o dell'Inconscio, ossia corrispondente
al Non-Io, ingeneratore, nell'uomo, di pulsioni, desideri od
avversità, in contrasto con il " Se ", ossia, indirettamente, all'Io,
visto in una prospettiva generale, e quindi in terza persona
singolare, creando un interessante gioco di equilibri e contrasti in
una semplice parola. Possiamo quindi specificare che l'Es è l'altro da
Sé, oppure, se preferiamo, che il Sè è il contrario dell'Es, o l'Es
visto a rovescio, infatti, il desiderio è il contrario generalmente
inteso del possesso, fomite di nevrosi a causa del suo ribaltamento
nell'ambito della coscienza umana, e, conseguentemente, possiamo
arrivare ad aggiungere che l'Inconscio è il contrario del Conscio,
oppure, il Conscio visto specularmente, il che, in ultima analisi, è
la ragione della necessità dell'ipocrisia.
Ma l'analisi non finisce qui: vediamo infatti che la parola è formata
da due lettere, una vocale ed una consonante: la " S ", che
simboleggia il serpente, e conseguentemente l'Ouroboros, e la " E ",
che , di fatto, è un tridente, il quale, a sua volta, è il simbolo
attribuito ad Atlantide.
A questo punto, ci accorgiamo che, anche qui, esiste la necessità di
un ribaltamento, in quanto questo verbo sottende la realtà ordinaria
dell'uomo: supponiamo che le " S " siano dei Cerchi che sono stati
liberati, trasformandosi nelle corde di un arco, pronte a scagliare un
tridente, o, se preferiamo, una freccia ( il che poi potrebbe anche
corrispondere alla nascita, dacché la vita dell'uomo in Terra non è
eterna, come potrebbe significare un cerchio, ma breve e disagiata e
ricca di asperità, come appunto significa una serpe, non solo, ma si
alza in volo piena d'energie, e ricade indebolita e stanca, proprio
come una freccia ), e ribaltiamo una sillaba a piacere del verbo: a
questo punto, le frecce non vanno più nella stessa direzione, l'Io non
è più schiavo del Non-Io, ma gli volta le spalle, ovverosia, domina le
passioni, facendosi padrone di esse ( appunto ^,^ ), e rendendosi, già
in Terra, divino, il che, in ultimo, non è che il messaggio datoci dai
più illustri filosofi, da Platone a Friedrich Nietzsche.
Abbiamo già visto in numerose occasioni come si compia questo
artificio e quindi non è il caso di ritornarvi in questa sede.
Il verbo " Esse ", dunque, riflette pienamente la realtà dell'essere e
dell'uomo, e la sua analisi spiega le Parole ricevute da Mosé: - Io
sono Colui che sono. - Ovvero: - Io sono l'Essere. - Non solo, ma tale
concezione, in ultima analisi panica, della realtà, fu già
perfettamente esplicitata dagli Atlantidei nel simbolo del Tridente
( attivo ) dentro il Cerchio ( passivo ), prima generazione storica, o
presunta tale, del Tao.
stessa significativa realtà che, a suo tempo, trovammo analizzando le
più importanti opere letterarie e religiose del nostro passato.
Che il verbo sia formulato specularmente, è di per sé evidente, ma non
solo, analizzando più nel dettaglio: " Es-Se ", ovvero troviamo la
formulazione freudiana dell'Es, o dell'Inconscio, ossia corrispondente
al Non-Io, ingeneratore, nell'uomo, di pulsioni, desideri od
avversità, in contrasto con il " Se ", ossia, indirettamente, all'Io,
visto in una prospettiva generale, e quindi in terza persona
singolare, creando un interessante gioco di equilibri e contrasti in
una semplice parola. Possiamo quindi specificare che l'Es è l'altro da
Sé, oppure, se preferiamo, che il Sè è il contrario dell'Es, o l'Es
visto a rovescio, infatti, il desiderio è il contrario generalmente
inteso del possesso, fomite di nevrosi a causa del suo ribaltamento
nell'ambito della coscienza umana, e, conseguentemente, possiamo
arrivare ad aggiungere che l'Inconscio è il contrario del Conscio,
oppure, il Conscio visto specularmente, il che, in ultima analisi, è
la ragione della necessità dell'ipocrisia.
Ma l'analisi non finisce qui: vediamo infatti che la parola è formata
da due lettere, una vocale ed una consonante: la " S ", che
simboleggia il serpente, e conseguentemente l'Ouroboros, e la " E ",
che , di fatto, è un tridente, il quale, a sua volta, è il simbolo
attribuito ad Atlantide.
A questo punto, ci accorgiamo che, anche qui, esiste la necessità di
un ribaltamento, in quanto questo verbo sottende la realtà ordinaria
dell'uomo: supponiamo che le " S " siano dei Cerchi che sono stati
liberati, trasformandosi nelle corde di un arco, pronte a scagliare un
tridente, o, se preferiamo, una freccia ( il che poi potrebbe anche
corrispondere alla nascita, dacché la vita dell'uomo in Terra non è
eterna, come potrebbe significare un cerchio, ma breve e disagiata e
ricca di asperità, come appunto significa una serpe, non solo, ma si
alza in volo piena d'energie, e ricade indebolita e stanca, proprio
come una freccia ), e ribaltiamo una sillaba a piacere del verbo: a
questo punto, le frecce non vanno più nella stessa direzione, l'Io non
è più schiavo del Non-Io, ma gli volta le spalle, ovverosia, domina le
passioni, facendosi padrone di esse ( appunto ^,^ ), e rendendosi, già
in Terra, divino, il che, in ultimo, non è che il messaggio datoci dai
più illustri filosofi, da Platone a Friedrich Nietzsche.
Abbiamo già visto in numerose occasioni come si compia questo
artificio e quindi non è il caso di ritornarvi in questa sede.
Il verbo " Esse ", dunque, riflette pienamente la realtà dell'essere e
dell'uomo, e la sua analisi spiega le Parole ricevute da Mosé: - Io
sono Colui che sono. - Ovvero: - Io sono l'Essere. - Non solo, ma tale
concezione, in ultima analisi panica, della realtà, fu già
perfettamente esplicitata dagli Atlantidei nel simbolo del Tridente
( attivo ) dentro il Cerchio ( passivo ), prima generazione storica, o
presunta tale, del Tao.
La danzatrice
Ti muovi, ti muovi verso un regno di splendori,
e la ruota della tua gonna porta la libertà
delle tue gambe verso splendidi disegni che sono
di Paradiso, acrobazie che negano la vertigine
dei tempi in equilibrio sul crepuscolo dell'essere,
mentre la tua casacchina verde di stoffa fine
lascia moltiplicarsi gli acini grossi dei tuoi seni
negli onusti grappoli di Artemide Cacciatrice di uomini,
e le tue braccia si moltiplicano, ed ogni cosa si fa
tua servitrice perché cavalcando ogni nota del canto
di sempre nuove melodie erotiche, assumi statura divina,
e ti fai Dèa del palco, mentre i tuoi capelli, neri e lunghi,
si rovesciano dominando l'aria delle tempeste e le
lacrime dei tuoi occhi, che asciughi nella brama
di dominio e nella frenesia che fu di Serse Re dei Re,
quando frustò implacabile il ribelle fiume ribollente
che gli aveva catturato due cavalli, e tu, regina
indomabile della platea, dominatrice indiscussa
dell'ebbrezza dai braccialetti d'oro, sacerdotessa dell'estasi,
raccogli dentro le tue iridi una folla oramai immobile
e ammirata.
e la ruota della tua gonna porta la libertà
delle tue gambe verso splendidi disegni che sono
di Paradiso, acrobazie che negano la vertigine
dei tempi in equilibrio sul crepuscolo dell'essere,
mentre la tua casacchina verde di stoffa fine
lascia moltiplicarsi gli acini grossi dei tuoi seni
negli onusti grappoli di Artemide Cacciatrice di uomini,
e le tue braccia si moltiplicano, ed ogni cosa si fa
tua servitrice perché cavalcando ogni nota del canto
di sempre nuove melodie erotiche, assumi statura divina,
e ti fai Dèa del palco, mentre i tuoi capelli, neri e lunghi,
si rovesciano dominando l'aria delle tempeste e le
lacrime dei tuoi occhi, che asciughi nella brama
di dominio e nella frenesia che fu di Serse Re dei Re,
quando frustò implacabile il ribelle fiume ribollente
che gli aveva catturato due cavalli, e tu, regina
indomabile della platea, dominatrice indiscussa
dell'ebbrezza dai braccialetti d'oro, sacerdotessa dell'estasi,
raccogli dentro le tue iridi una folla oramai immobile
e ammirata.
venerdì 13 febbraio 2009
Coltiviamo il nostro fiore
Coltiviamo il nostro fiore,
Coltiviamo con amore,
E se sembra che si spezza,
Basta solo una carezza,
E ritorna poi a fiorire,
Proprio per rinvigorire,
E se giunge la tempesta,
Anche un'altra dopo questa,
Tutte noi non le temiamo,
Perché insieme ci abbracciamo,
E così siam sempre forti,
E stringiam le nostre coorti,
Contro l'orde del domani:
Ne rendiam gli attacchi vani,
In testuggine o in quadrato,
Od in cerchio ben serrato,
In assalto od in tenaglia,
Noi serriam la nostra maglia,
Solo uniti vinceremo,
E mai nulla temeremo,
Nell'assedio o nella piana,
Ogni guerra o cosa umana,
Noi saprem come affrontare,
Fino a vincere e trionfare,
Per portare il nostro fiore,
Lo stendardo dell'amore,
Coltivato con affetto,
Come un gaio gagliardetto,
Sugli scogli e sopra i monti,
Presso fiumi, rive, e fonti,
Come simbolo per tutti,
Di che buoni e dolci frutti,
Possa dare stare insieme:
Questo è quello che conviene.
Coltiviamo con amore,
E se sembra che si spezza,
Basta solo una carezza,
E ritorna poi a fiorire,
Proprio per rinvigorire,
E se giunge la tempesta,
Anche un'altra dopo questa,
Tutte noi non le temiamo,
Perché insieme ci abbracciamo,
E così siam sempre forti,
E stringiam le nostre coorti,
Contro l'orde del domani:
Ne rendiam gli attacchi vani,
In testuggine o in quadrato,
Od in cerchio ben serrato,
In assalto od in tenaglia,
Noi serriam la nostra maglia,
Solo uniti vinceremo,
E mai nulla temeremo,
Nell'assedio o nella piana,
Ogni guerra o cosa umana,
Noi saprem come affrontare,
Fino a vincere e trionfare,
Per portare il nostro fiore,
Lo stendardo dell'amore,
Coltivato con affetto,
Come un gaio gagliardetto,
Sugli scogli e sopra i monti,
Presso fiumi, rive, e fonti,
Come simbolo per tutti,
Di che buoni e dolci frutti,
Possa dare stare insieme:
Questo è quello che conviene.
Una Preghiera al Dio Uno e Trino
Nel nome del Padre Ebraismo,
Del Cristianesimo Figlio,
E Dello Spirito Santo Islam,
Amen.
A sedici anni in seguito
a una piccola delusione amorosa,
ingerii valeriane, un tubetto,
credendo di farti dispetto,
per segnalarti il mio disagio.
E in seguito ingolfai
il mio apparato digerente
di alcool e di zuccheri,
chiedendo poi medicine sbagliate,
per peggiorare la situazione.
Finché, tempo dopo,
incarnazione vivente
dell'irresponsabilità,
non mi andai a schiantare
in automobile contro un palo,
chiedendoti una morte che non ottenni,
e feci molte altre cose
pericolose.
Ma mi togliesti ogni forza,
e ogni coraggio,
di provarci ancora.
Facesti in modo invece,
e fu successivamente,
che fossi edotto,
scientificamente edotto,
della tua Verità.
Perché lo facesti?
Eppure sapevi
che mi sarei schierato
con chi mi odia,
non con chi mi ama,
e che ti avrei odiato,
come Lucifero ti odia,
e che mi sarei fatto
ribelle alla tua Legge,
perché io sono in questo mondo,
ma a questo mondo non appartengo.
Perché non mi accogliesti
nella tua Pace e nel tuo Amore?
Perché mi lasciasti
Angelo caduto sulla Terra?
Perché vane lasciasti
precipitare al suolo
le orazioni di questo corpo
putrido e che mi ripugna,
come mi ripugnano gli altri?
Se vuoi cancellare il torto
che hai commesso verso di me
- Perché tu mi hai fatto un grande torto. -
Vieni nella notte bianca mia colomba,
vieni e portami via nella dolcezza
del sonno.
Perché, se farai in tempo,
io ti perdonerò.
Del Cristianesimo Figlio,
E Dello Spirito Santo Islam,
Amen.
A sedici anni in seguito
a una piccola delusione amorosa,
ingerii valeriane, un tubetto,
credendo di farti dispetto,
per segnalarti il mio disagio.
E in seguito ingolfai
il mio apparato digerente
di alcool e di zuccheri,
chiedendo poi medicine sbagliate,
per peggiorare la situazione.
Finché, tempo dopo,
incarnazione vivente
dell'irresponsabilità,
non mi andai a schiantare
in automobile contro un palo,
chiedendoti una morte che non ottenni,
e feci molte altre cose
pericolose.
Ma mi togliesti ogni forza,
e ogni coraggio,
di provarci ancora.
Facesti in modo invece,
e fu successivamente,
che fossi edotto,
scientificamente edotto,
della tua Verità.
Perché lo facesti?
Eppure sapevi
che mi sarei schierato
con chi mi odia,
non con chi mi ama,
e che ti avrei odiato,
come Lucifero ti odia,
e che mi sarei fatto
ribelle alla tua Legge,
perché io sono in questo mondo,
ma a questo mondo non appartengo.
Perché non mi accogliesti
nella tua Pace e nel tuo Amore?
Perché mi lasciasti
Angelo caduto sulla Terra?
Perché vane lasciasti
precipitare al suolo
le orazioni di questo corpo
putrido e che mi ripugna,
come mi ripugnano gli altri?
Se vuoi cancellare il torto
che hai commesso verso di me
- Perché tu mi hai fatto un grande torto. -
Vieni nella notte bianca mia colomba,
vieni e portami via nella dolcezza
del sonno.
Perché, se farai in tempo,
io ti perdonerò.
Sommersi negli oceani del divenire
Sommersi negli oceani del divenire,
navigavamo verso isole d'illusione
e miraggi fantastici, mentre prendeva
acqua la barca che avevamo carenato
sopra gli scogli roventi del sole a picco,
ma nuove ondate si rovesciavano sopra
di noi, nuovi e imprescindibili muri di
tempesta che si rivelavano sempre
più insormontabili, ed il fiore che avevi
coltivato con tanta cura per segnare
l'inizio di un futuro più felice si infrangeva
contro l'imprevedibilità dei rovesci marini
e celesti, quando il cielo si faceva oceano,
e l'oceano si faceva cielo: allora perdevi
ogni speranza di arrivare a un porto
sicuro, a un nuovo luogo foriero della
realtà di semplici beatitudini, delle
piccole cose consumate insieme,
e non restava altro che una canoa
che affonda, perché giunti al punto di rottura,
la corolla si spezza.
navigavamo verso isole d'illusione
e miraggi fantastici, mentre prendeva
acqua la barca che avevamo carenato
sopra gli scogli roventi del sole a picco,
ma nuove ondate si rovesciavano sopra
di noi, nuovi e imprescindibili muri di
tempesta che si rivelavano sempre
più insormontabili, ed il fiore che avevi
coltivato con tanta cura per segnare
l'inizio di un futuro più felice si infrangeva
contro l'imprevedibilità dei rovesci marini
e celesti, quando il cielo si faceva oceano,
e l'oceano si faceva cielo: allora perdevi
ogni speranza di arrivare a un porto
sicuro, a un nuovo luogo foriero della
realtà di semplici beatitudini, delle
piccole cose consumate insieme,
e non restava altro che una canoa
che affonda, perché giunti al punto di rottura,
la corolla si spezza.
giovedì 12 febbraio 2009
E qui si conclude la sezione
Degli Esperimenti in Magia, che ha finito per raccogliere molto di più. E così ho usato anche la Volontà che avevo raccolto nel cristallo.
Lady in the water
Ciao a tutti,
sono appena tornato dal cinema, dove ho visto l'ultimo capolavoro di
Shyamalan, Lady in the Water.
I temi toccati sono tantissimi, così come non mancano i riferimenti al
mondo esoterico ( una popolazione superiore nascosta nel sottosuolo, o
meglio, in questo caso, sott'acqua, guarigioni attraverso il contatto
della mano e l'energia nascosta, previsione del futuro, etc. Con la
divertente nota del ragazzino che pratica la divinazione attraverso le
scatole dei fiocchi d'avena ^_^ ), ma anche delle fiabe. La storia è
dolcissima e molto toccante, ed i due temi principali sono la
difficoltà del trovare il nostro scopo nella vita ( quante correnti
magiche lo sottolineano ? ), e quindi di conoscere se stessi, e
l'importanza di sentirsi, anche di fronte agli orrori del mondo, sempre
un po' fanciulli, affinché riescano i miracoli.
Un film, vorrei sottolinearlo, veramente dolcissimo e di grande
effetto, che lascerà un'impronta nei sentimenti di tutti, ma in
particolare, a mio avviso, degli Studenti di Magia.
Consigliato:*****
sono appena tornato dal cinema, dove ho visto l'ultimo capolavoro di
Shyamalan, Lady in the Water.
I temi toccati sono tantissimi, così come non mancano i riferimenti al
mondo esoterico ( una popolazione superiore nascosta nel sottosuolo, o
meglio, in questo caso, sott'acqua, guarigioni attraverso il contatto
della mano e l'energia nascosta, previsione del futuro, etc. Con la
divertente nota del ragazzino che pratica la divinazione attraverso le
scatole dei fiocchi d'avena ^_^ ), ma anche delle fiabe. La storia è
dolcissima e molto toccante, ed i due temi principali sono la
difficoltà del trovare il nostro scopo nella vita ( quante correnti
magiche lo sottolineano ? ), e quindi di conoscere se stessi, e
l'importanza di sentirsi, anche di fronte agli orrori del mondo, sempre
un po' fanciulli, affinché riescano i miracoli.
Un film, vorrei sottolinearlo, veramente dolcissimo e di grande
effetto, che lascerà un'impronta nei sentimenti di tutti, ma in
particolare, a mio avviso, degli Studenti di Magia.
Consigliato:*****
Tecnica Ashram
Ecco di una tecnica in uso presso gli Ashram orientali, allo
scopo di ottenere qualcosa di molto vicino ad un " sogno lucido ".
Risultato: la prima visione è stata quella di un uomo con addosso una
maschera tribale africana, poi qualche altro tipo di maschera che non
ricordo; quindi una visione esterna di edifici ( era come se ci
passassi molto rapidamente vicino ), fino ad arrivare ad un doppio
edificio giallo ( due palazzi collegati, uno più basso e uno più alto
), dal tetto piatto sopra il quale sembravano muoversi due sentinelle.
Non so se io sia entrato precisamente in questo edificio, comunque in
seguito la visione procede in " interni ", con dettagli sui vari mobili
di cui ricordo un armadio arrugginito in ferro con lucchetto; la nota
più sinistra è quando arrivo ad una finestra chiusa con le tende,
fuori è notte, e, nonostante la finestra sia chiusa, le tende vengono
spinte verso l'interno come da un soffio di vento, io sono proprio
dietro di esse ( non saprei definirvi la sensazione di inquietudine,
sapendo infatti che ciò che vedevo non era propriamente reale,
soffrivo di una sensazione di stupore e di strisciante inquietudine al
verificarsi del fenomeno ); questo evento si ripete per due volte di
seguito, con le stesse sensazione, quindi vedo affacciarsi dall'altra
parte dei vetri una faccia pallida, direi lunare, che ricorda molto
quella di un vampiro.
Ci sono ancora alcuni istanti in cui vedo distintamente il buio esterno
( fuori tra l'altro c'è una foresta ); il volto del vampiro è
sparito, a questo punto decido di interrompere la procedura.
Al termine, pensavo non fosse passata che una mezzoretta, invece il
processo è durato dalle 16.15 ca. alle 17.30 !
scopo di ottenere qualcosa di molto vicino ad un " sogno lucido ".
Risultato: la prima visione è stata quella di un uomo con addosso una
maschera tribale africana, poi qualche altro tipo di maschera che non
ricordo; quindi una visione esterna di edifici ( era come se ci
passassi molto rapidamente vicino ), fino ad arrivare ad un doppio
edificio giallo ( due palazzi collegati, uno più basso e uno più alto
), dal tetto piatto sopra il quale sembravano muoversi due sentinelle.
Non so se io sia entrato precisamente in questo edificio, comunque in
seguito la visione procede in " interni ", con dettagli sui vari mobili
di cui ricordo un armadio arrugginito in ferro con lucchetto; la nota
più sinistra è quando arrivo ad una finestra chiusa con le tende,
fuori è notte, e, nonostante la finestra sia chiusa, le tende vengono
spinte verso l'interno come da un soffio di vento, io sono proprio
dietro di esse ( non saprei definirvi la sensazione di inquietudine,
sapendo infatti che ciò che vedevo non era propriamente reale,
soffrivo di una sensazione di stupore e di strisciante inquietudine al
verificarsi del fenomeno ); questo evento si ripete per due volte di
seguito, con le stesse sensazione, quindi vedo affacciarsi dall'altra
parte dei vetri una faccia pallida, direi lunare, che ricorda molto
quella di un vampiro.
Ci sono ancora alcuni istanti in cui vedo distintamente il buio esterno
( fuori tra l'altro c'è una foresta ); il volto del vampiro è
sparito, a questo punto decido di interrompere la procedura.
Al termine, pensavo non fosse passata che una mezzoretta, invece il
processo è durato dalle 16.15 ca. alle 17.30 !
Il Rituale Minore del Pentagramma - Un tentativo di analisi
molti di noi avranno praticato, o almeno sentito parlare, del Rituale
Minore del Pentagramma, ma qual è il significato di questi gesti e di
queste visualizzazioni ? Provo a darne un'interpretazione, avuta quasi
in modo illuminante dopo oltre un anno di pratica.
Il Mago parte dalla Kether del corpo umano, e, dopo aver tracciato sul
proprio corpo la croce cabalistica toccando Geburah, Chesed, e Yesod,
traccia un cerchio sul proprio cuore, e cioè nella zona di Tiphareth,
mentre in ebraico dice: - Tuo, ( o Adonai ), è il Regno ( Geburah ), e
il Potere ( Chesed ), e la Gloria ( Yesod ).
Questo è il Rituale preliminare della Croce Cabalistica, cosa
significa ? Forse il Mago toccando Kether, esprime un invito al proprio
Santo Angelo Custode, ma il corpo umano non è un Tempio adatto ad
ospitarlo, infatti occorre equilibrare la propria mitezza e la propria
severità ( il Regno e il Potere appartengono a Te, non a me, ricordate
il Padrone di Gurdjieff ?? ), secondo i principi fondamentali tra
l'altro della Golden Dawn e del Tao; Yesod, la Sephirah della zona
genitale, e quindi del potere e della procreazione, è la più adatta
ad esprimere chiaramente l'energia sessuale, ma anche la libido di
freudiana memoria, e quindi, in un certo senso, il potere o la Gloria
che l'anima esprime attraverso il corpo, quindi il Mago, con i gesti e
le parole, è come se dicesse: - Vieni, Angelo Custode, a te abbandono
questo corpo e questa volontà, che però sono indegni di contenerti,
mi sto quindi quotidianamente sforzando di diventare persona
equilibrata, ma aiutami, aiutami affinché io possa accoglierti.
Ma la Croce Cabbalistica è anche la Croce degli Elementi, e la Rosa il
simbolo dello Spirito, una forma del pentagramma insomma, un segno in
cui le parti spirituali si manifestano e prevalgono sulle parti
materiali, il Santo Angelo Custode trova casa presso il corpo e
dell'adepto, e lo guida.
In seguito il Mago traccia attorno a sé il Cerchio, esprimendo il
Pentacolo ad ogni Punto Cardinale; perché ? Ragioniamo: i Punti
Cardinali sono quattro, e rappresentano gli Elementi, ma con il
Cerchio, che rappresenta lo spirito, fanno cinque, ed ecco quindi che
in forma diversa il significato è lo stesso della Croce Cabbalistica,
ma non più NEL Mago, ma attorno al Mago, ovvero il Mago compie
un'altro passo ed agisce nel mondo, e tenta di spiritualizzare la
materia, e questo è il tentativo di ottenere la Pietra Filosofale,
l'azione dell'alchimia spirituale.
Ci riesce ? Apparentemente no, infatti invoca gli Angeli in suo aiuto,
sono gli Angeli Elementali, che gli portano i doni che permettono il
ciclico riproporsi della Natura, ma restano al di fuori del Cerchio, e
quindi non possono consegnarglieli, non fisicamente almeno, tuttavia
lanciano un chiaro messaggio alla Psiche, o, se preferite all'anima,
del Mago, e in questo senso il loro compito è compiuto.
Inoltre, i quattro Elementi vengono spiritualizzati dal presentarsi in
forma di Angeli, e quindi, di nuovo, avvertiamo i cinque punti del
Pentacolo, ma a rovescio, perchè questa volta non è lo Spirito
Angelico che prevale sulla materia, ma questi Angeli, queste Forze
Naturali, sembrano in qualche modo prigionieri dei loro scopi, delle
loro funzioni elementali, le quali, quindi li governano, tale
rovesciarsi dei rapporti di forza è probabilmente causa della
frammentazione in atto: la Croce Cabalistica è un simbolo unico, il
Pentagramma è un simbolo unico, ma le funzioni dello Spirito si
frammentano nei quattro angoli.
La Croce Cabbalistica che si compie alla fine è diversa da quella
iniziale; quella iniziale era una richiesta, quella finale è
un'attestazione; il Mago ha compiuto l'autoanalisi e l'analisi della
Materia, comprende se stesso e il mondo nella propria essenza (
illusoria ? ), ed ha conosciuto la Luce; così, la frammentazione a cui
era arrivato il Mago torna a ricomporsi nell'integrità di lui, secondo
il principio alchemico:
volatilizza ciò che è solido, e, volatilizzatolo, torna a renderlo
solido, altro che questo non dovrai fare.
E la Grande Opera è così compiuta ( o almeno questa è l'aspirazione
).
Aggiungo però che mi pare manchi qualcosa, cosa accade nel
Mago quando si compie la frammentazione ? Cosa simboleggia esattamente
questa frammentazione nella vita quotidiana e come si fa ad ottenerla ?
E' un simbolo dell'espressione della Divinità nella Natura ? In che
modo questa comprensione permette al Mago di ottenere la Conoscenza
Divina, ovvero dei Segreti Naturali alchemici ? Cosa significano, al di
là dell'apparente, questi Simboli e questi Angeli ?
Rispondere a queste domande potrebbe significare gettare
un'interessantissima luce sul Rituale Minore del Pentagramma, e forse,
svelare la chiave dei segreti dell'alchimia.
Minore del Pentagramma, ma qual è il significato di questi gesti e di
queste visualizzazioni ? Provo a darne un'interpretazione, avuta quasi
in modo illuminante dopo oltre un anno di pratica.
Il Mago parte dalla Kether del corpo umano, e, dopo aver tracciato sul
proprio corpo la croce cabalistica toccando Geburah, Chesed, e Yesod,
traccia un cerchio sul proprio cuore, e cioè nella zona di Tiphareth,
mentre in ebraico dice: - Tuo, ( o Adonai ), è il Regno ( Geburah ), e
il Potere ( Chesed ), e la Gloria ( Yesod ).
Questo è il Rituale preliminare della Croce Cabalistica, cosa
significa ? Forse il Mago toccando Kether, esprime un invito al proprio
Santo Angelo Custode, ma il corpo umano non è un Tempio adatto ad
ospitarlo, infatti occorre equilibrare la propria mitezza e la propria
severità ( il Regno e il Potere appartengono a Te, non a me, ricordate
il Padrone di Gurdjieff ?? ), secondo i principi fondamentali tra
l'altro della Golden Dawn e del Tao; Yesod, la Sephirah della zona
genitale, e quindi del potere e della procreazione, è la più adatta
ad esprimere chiaramente l'energia sessuale, ma anche la libido di
freudiana memoria, e quindi, in un certo senso, il potere o la Gloria
che l'anima esprime attraverso il corpo, quindi il Mago, con i gesti e
le parole, è come se dicesse: - Vieni, Angelo Custode, a te abbandono
questo corpo e questa volontà, che però sono indegni di contenerti,
mi sto quindi quotidianamente sforzando di diventare persona
equilibrata, ma aiutami, aiutami affinché io possa accoglierti.
Ma la Croce Cabbalistica è anche la Croce degli Elementi, e la Rosa il
simbolo dello Spirito, una forma del pentagramma insomma, un segno in
cui le parti spirituali si manifestano e prevalgono sulle parti
materiali, il Santo Angelo Custode trova casa presso il corpo e
dell'adepto, e lo guida.
In seguito il Mago traccia attorno a sé il Cerchio, esprimendo il
Pentacolo ad ogni Punto Cardinale; perché ? Ragioniamo: i Punti
Cardinali sono quattro, e rappresentano gli Elementi, ma con il
Cerchio, che rappresenta lo spirito, fanno cinque, ed ecco quindi che
in forma diversa il significato è lo stesso della Croce Cabbalistica,
ma non più NEL Mago, ma attorno al Mago, ovvero il Mago compie
un'altro passo ed agisce nel mondo, e tenta di spiritualizzare la
materia, e questo è il tentativo di ottenere la Pietra Filosofale,
l'azione dell'alchimia spirituale.
Ci riesce ? Apparentemente no, infatti invoca gli Angeli in suo aiuto,
sono gli Angeli Elementali, che gli portano i doni che permettono il
ciclico riproporsi della Natura, ma restano al di fuori del Cerchio, e
quindi non possono consegnarglieli, non fisicamente almeno, tuttavia
lanciano un chiaro messaggio alla Psiche, o, se preferite all'anima,
del Mago, e in questo senso il loro compito è compiuto.
Inoltre, i quattro Elementi vengono spiritualizzati dal presentarsi in
forma di Angeli, e quindi, di nuovo, avvertiamo i cinque punti del
Pentacolo, ma a rovescio, perchè questa volta non è lo Spirito
Angelico che prevale sulla materia, ma questi Angeli, queste Forze
Naturali, sembrano in qualche modo prigionieri dei loro scopi, delle
loro funzioni elementali, le quali, quindi li governano, tale
rovesciarsi dei rapporti di forza è probabilmente causa della
frammentazione in atto: la Croce Cabalistica è un simbolo unico, il
Pentagramma è un simbolo unico, ma le funzioni dello Spirito si
frammentano nei quattro angoli.
La Croce Cabbalistica che si compie alla fine è diversa da quella
iniziale; quella iniziale era una richiesta, quella finale è
un'attestazione; il Mago ha compiuto l'autoanalisi e l'analisi della
Materia, comprende se stesso e il mondo nella propria essenza (
illusoria ? ), ed ha conosciuto la Luce; così, la frammentazione a cui
era arrivato il Mago torna a ricomporsi nell'integrità di lui, secondo
il principio alchemico:
volatilizza ciò che è solido, e, volatilizzatolo, torna a renderlo
solido, altro che questo non dovrai fare.
E la Grande Opera è così compiuta ( o almeno questa è l'aspirazione
).
Aggiungo però che mi pare manchi qualcosa, cosa accade nel
Mago quando si compie la frammentazione ? Cosa simboleggia esattamente
questa frammentazione nella vita quotidiana e come si fa ad ottenerla ?
E' un simbolo dell'espressione della Divinità nella Natura ? In che
modo questa comprensione permette al Mago di ottenere la Conoscenza
Divina, ovvero dei Segreti Naturali alchemici ? Cosa significano, al di
là dell'apparente, questi Simboli e questi Angeli ?
Rispondere a queste domande potrebbe significare gettare
un'interessantissima luce sul Rituale Minore del Pentagramma, e forse,
svelare la chiave dei segreti dell'alchimia.
rieccomi con le ultime parti del resoconto del mio Ritiro Magico,
ovvero del
8-12-2006. Sesto Giorno
Un po' per motivi di studio, e un po' per fortificarmi ( un Ritiro
Magico, svolto assieme alle solite occupazioni quotidiane, è veramente
un'esperienza spossante; tra l'altro, durante questa settimana sono
stato esposto ad una quantità veramente enorme di attacchi personali,
uno addirittura da una persona che non vedevo da qualcosa come quattro
anni, ai quali, per un motivo o per l'altro, mi sono trovato
incapacitato a rispondere ), eseguo il Rituale Maggiore dell'Esagramma
per l'Invocazione delle Potenze di Marte.
E del 9-12-2006, Settimo ed Ultimo giorno.
Nel quale eseguo una lettura dei Tarocchi per sapere qualcosa del mio
futuro, i miei risultati personali, nella Divinazione, sono
abitualmente sconfortanti, ma non del tutto, ecco cosa è successo (
lettura Reader Waite ):
Significatore: 8 di Pentacoli
1. La Luna: un invito a mantenere la serenità.
2. Eremita capovolto.
3. Il mondo: quindi la possibilità di compiere la Grande Opera è
ancora proponibile.
4. Tre di Spade: allude ad una rottura ( presumibilmente con alcuni
amici )
5. Quattro di Pentacoli: opposizione
6. Dieci di Spade: si commenta da sé, lacrime, tristezza, desolazione.
7. Sette di spade: Discussioni, specie per questioni materiali.
8. Cinque di Denari: Difficoltà quotidiane.
9. Due di Spade: trova l'armonia che riesci a costruire.
10. Fante di Spade ( se non ricordo male ): Invita a tenere sotto
controllo le cose.
Il quadro insomma è quello secondo cui arriveranno momenti di grande
difficoltà in cui sarà estremamente difficile, ma non impossibile,
tenere tutto sotto controllo, mantenersi sereni e portare avanti i
Lavori Magici.
E qui si conclude il resoconto del mio Ritiro Magico, è stata
un'esperienza interessante e piena di significato, che vi invito a
compiere, prima o poi, perché se ne esce diversi, e, secondo me,
cambiati in meglio e con le idee più chiare.
L'ultimo dei Doveri Auto-Imposti è stato quello di scrivere, uscito
dal Ritiro, questi resoconti, e così è stato fatto.
Vi saluto con affetto e vi auguro una felice settimana !
P.S. Nonostante ritenga che i Tarocchi vadano " maneggiati ", non sono
contrario, talvolta, ad una lettura on-line, questa la ho tratta da:
www.sacred-texts.com/tarot/pkt/tarot0.htm
ovvero del
8-12-2006. Sesto Giorno
Un po' per motivi di studio, e un po' per fortificarmi ( un Ritiro
Magico, svolto assieme alle solite occupazioni quotidiane, è veramente
un'esperienza spossante; tra l'altro, durante questa settimana sono
stato esposto ad una quantità veramente enorme di attacchi personali,
uno addirittura da una persona che non vedevo da qualcosa come quattro
anni, ai quali, per un motivo o per l'altro, mi sono trovato
incapacitato a rispondere ), eseguo il Rituale Maggiore dell'Esagramma
per l'Invocazione delle Potenze di Marte.
E del 9-12-2006, Settimo ed Ultimo giorno.
Nel quale eseguo una lettura dei Tarocchi per sapere qualcosa del mio
futuro, i miei risultati personali, nella Divinazione, sono
abitualmente sconfortanti, ma non del tutto, ecco cosa è successo (
lettura Reader Waite ):
Significatore: 8 di Pentacoli
1. La Luna: un invito a mantenere la serenità.
2. Eremita capovolto.
3. Il mondo: quindi la possibilità di compiere la Grande Opera è
ancora proponibile.
4. Tre di Spade: allude ad una rottura ( presumibilmente con alcuni
amici )
5. Quattro di Pentacoli: opposizione
6. Dieci di Spade: si commenta da sé, lacrime, tristezza, desolazione.
7. Sette di spade: Discussioni, specie per questioni materiali.
8. Cinque di Denari: Difficoltà quotidiane.
9. Due di Spade: trova l'armonia che riesci a costruire.
10. Fante di Spade ( se non ricordo male ): Invita a tenere sotto
controllo le cose.
Il quadro insomma è quello secondo cui arriveranno momenti di grande
difficoltà in cui sarà estremamente difficile, ma non impossibile,
tenere tutto sotto controllo, mantenersi sereni e portare avanti i
Lavori Magici.
E qui si conclude il resoconto del mio Ritiro Magico, è stata
un'esperienza interessante e piena di significato, che vi invito a
compiere, prima o poi, perché se ne esce diversi, e, secondo me,
cambiati in meglio e con le idee più chiare.
L'ultimo dei Doveri Auto-Imposti è stato quello di scrivere, uscito
dal Ritiro, questi resoconti, e così è stato fatto.
Vi saluto con affetto e vi auguro una felice settimana !
P.S. Nonostante ritenga che i Tarocchi vadano " maneggiati ", non sono
contrario, talvolta, ad una lettura on-line, questa la ho tratta da:
www.sacred-texts.com/tarot/pkt/tarot0.htm
Ritiro Magico [3rza parte]
Ed ecco il seguito della
FIABA DI UNA CARTA
Tuttavia, vedendo l'oste che il vechio cieco obbediva puntualmente ad
ogni comando, che non si lamentava nè protestava mai, che non
borbottava né chiedeva mai niente in cambio dei suoi servigi, l'oste
cominciò a pensare l'Eremita una creatura bassa e vile, che
meritatamente strisciava nel fango, così, lentamente cominciò ad
abbassare la guardia, e ad allentare il senso di vigilanza; e venne
anche il momento in cui l'Eremita reputò di avere imparato abbastanza
al servizio dell'oste, così, non gli fu difficile, approfittando di un
momento di distrazione e di sonno a cui sempre più spesso si
abbandonava il suo aguzzino, aprire la porta che conduceva alle sette
pareti, il sarcofago dai sette lati, la scatola di piombo dai sette
scomparti, e le sette serrature del baule; così, recuperò il proprio
lumino, e con esso la vista, mentre l'esperienza al servizio dell'oste
gli aveva conferito conoscenza e potere.
Ed ecco ora l'Eremita che viaggia sopra una spalla dell'oste, che ha
dovuto abbandonare la sua taverna, per servire il vecchio in ogni sua
esigenza, ed ecco che riesce anche a raccogliere una piccola comunità
( perché ora, da sopra la spalla dell'oste, il suo lumino è visibile
a tutti ), che segua il suo insegnamento, i cui precetti basilari sono
scritti in lettere cubitali sull'arco che conduce alla sua Accademia:
NON C'E' ALTRO DIO CHE L'UOMO - NON ENTRI CHI NON SA DI GEOMETRIA -
CONOSCI TE STESSO - NULLA DI TROPPO
Ma l'oste si lamenta e scalpita, ed è sempre pronto a ferire l'Eremita
che lo cavalca, con parole del tipo: - Salverai una piccola parte di
mondo, per qualche tempo, ma il resto rimarrà mio servitore, e, quando
tu te ne andrai, costoro resteranno senza una guida, e sarà allora che
altri come me, o peggiori di me, prenderanno il sopravvento su di loro,
e li ricondurranno alla Tenebra, così è sempre stato, e così sempre
sarà, perché questa è la regola del mondo: ma quel che meno mi
garba, é che tu verrai condannato per i tuoi insegnamenti, ed anche io
lo sarò, perché non potrò svincolarmi da te, ma io morirò nel
processo, e tu ti salverai, perché io sono il Servo, e tu il Padrone.
E così infatti avvenne; osservate, infatti, quella Montagna del
Teschio, e quell'atroce strumento di supplizio al di sopra di essa, è
lì che l'oste si dibatte in preda al dolore, accusando la Divinità di
averlo abbandonato, giacché la sua Divinità era infatti l'Eremita, il
quale si era lasciato cadere, e si era allontanato, e gli insegnamenti
che l'Eremita diede da sopra la spalla dell'oste sono ancora conosciuti
da tutti, e praticati da nessuno. Ma ben presto, vedere che l'oste
aveva avuto ragione, che i suoi insegnamenti venivano dimenticati o
distorit, che l'odio prendeva il sopravvento sull'amore, che la
violenza prendeva il sopravvento sulla pace, che l'invidia distruggeva
ogni amicizia, che il rancore distruggeva ogni perdono, l'Eremita fu
preso da una profonda sofferenza, gli si spezzò il cuore, e morì.
Ma potrebbe finire con la Morte come protagonista la storia della
nostra carta ? Fortunatamente no, e infatti, dopo essersi accorta dello
spiacevole evento, e cioé di essere proprio morta, la nostra carta si
ritrovò dietro le spalle del nocchiero dell'Al-di-là; ma immaginate
quale fu il suo stupore, nel vedere che, alla guida della canoa, non
era un demone irsuto e dagli occhi di bragia, ma una bellissima e
prosperosa Elfa, che manovrava di remi con impareggiabile leggerezza,
mentre altre due persone giocavano serenamente ai dadi sul retro
dell'imbarcazione. Alle sue spalle, avvolte da una leggera nebbia, una
notevole quantità di altre canoe attraversavano il fiume, e da esse si
levavano gioiose risate e canzoni.
L'Elfa guardava serenamente verso l'orizzonte, e l'Eremita non si
sarebbe certo mai permesso di interromperne la concentrazione, e la
serenità, con una parola. Così, presa da una gioia spaventosa, la
nostra carta seppe istintivamente qual era l'isola sullaquale sarebbe
dovuta scendere, e così fece.
Il clima, sull'isola, era quello ottimale, anche per una Lama dei
Tarocchi, quindi né troppo caldo, né troppo freddo, qui e la
giganteschi palmizi lasciavano intravedere, tra le foglie, enormi e
succose noci di cocco; il terreno era morbido al piede, e tutto
lasciava presagire una felicità costante, lontana più di quanto sia
immaginabile dalle sofferenze e dalle angosce del mondo; nel bel mezzo
dell'isola, si stagliava una capanna, dalla quale proveniva un
piacevolissimo odore di Salmone ai ferri, e si levava un vorticante
fumo dal camino della stessa.
L'Eremita, balzando verso la capanna, si disse: - Sono forse nella
terra dell'Eterna Gioia, dove tutto è felicità e armonia ? Sono forse
nella terra dell'Eterna Estate, dove mai si leva il pianto né un grido
di rancore, ma esiste perenne gioia e amore ? Summerland, ecco come ti
chiamerò, o mia terra prediletta, dove vedo che già esiste ciò che
inutilmente volli creare in Terra, o Estasi delle Estasi, o Terra delle
Fertili Promesse, o Luogo delle Mille Delizie.
Così, l'Eremita si era rotolato in un brodo di giuggiole fino
all'interno della capanna, dove, seduto a gambe incrociate, trovò un
tizio tutto vestito di nero, dalla lunga barba nera, il naso grosso e
rosso, lo sguardo truce, presso un fuoco sul quale cuoceva un
gigantesco salmone arricchito dalle più preziose spezie; l'Eremita,
vedendo apparentemente infrante ancora una volta le sue speranze, non
poté trattenere uno sguardo di terrore e disperazione.
L'Uomo Nero si volse verso l'Eremita, dicendogli: - Oh, ottimo, ma ecco
dell'ottimo combustibile per il mio fuoco, caduto, parrebbe, dal cielo.
Eremita: - Come hai potuto vedere il mio lumino così in fretta, specie
alla luce di questo fuoco ?
Uomo Nero: - Ma io non ho visto il tuo lumino, ma la tua ombra; sei
l'unico che ne proietti una, parrebbe.
Eremita: - Capisco, ma non c'é nessun modo in cui io possa evitare di
essere cotto al fuoco ?
Uomo Nero: - No, penso proprio di no !
Eremita: - Neanche se sapessi raccontarle una delle storie più
interessanti e ricche di contenuto che lei abbia mai sentito ?
Uomo Nero: - Beh, dovrebbe essere una storia interessante, e abbastanza
lunga da tenermi compagnia mentre cucino il mio salmone e me lo mangio,
ma attento !! Se mi annoierai, la tua speranza di non fare da
combustibile sarà solo rinviata al pranzo di domani !!
E così fu che l'Eremita cominciò a raccontare tutte le cose che noi
abbiamo già conosciuto, da quando abbandonò il Mazzo dei Tarocchi
fino all'incontro con l'oste, e poi, via via, sempre con maggiori
dettagli, mentre l'Uomo Nero mangiava avidamente il suo salmone, ma,
impercettibilmente, l'Eremita si faceva più spavaldo, mentre l'Uomo
Nero mangiava sempre più lentamente, fin quando, non appena la carta
parlò della propria morte, lasciò andare un abbondante pezzo di
salmone e scoppiò a gemere e piangere, a piangere e a gemere.
L'Eremita, stupito, esclamò: - Sembra proprio che la mia storia
l'abbia commosso oltremisura !!
Uomo Nero ( tra un singhiozzo e l'altro ): - E' proprio così,
accidenti, ma non mi hai mai parlato del tuo dorso, è fatto a rombi
bordeaux e neri che vengono divisi da croci bianche equilatere, vero ?
Eremita: - Certo, ma io posso vantarmi di non aver mai mostrato il
dorso a nessuno, come fa a saperlo ?
Uomo Nero ( piangendo ): - Ma perché io sono Ettore Manzecchi,
artigiano e cartaio, sono io che ti ho costruito, figlio mio; oh, se
avessi mai sospettato che avresti vissuto tante sventure, come ti sarei
stato sempre vicino !!
Colto dall'emozione, l'Eremita si avvicinò per abbracciare il padre,
che lo strinse, affettuosamente, con tutt'e due le braccia, ma con
tale emozione, che finì per usare di troppa forza, e l'Eremita si
ritrovò con il dorso piegato; pensateci, al posto di arrabbiarvi,
qualora vi si piegasse un Tarocco !
Comunque, i due trascorsero molte ore insieme, parlando di cose che
eviterò di trattare qui, perché si tratta di cose private che possono
riguardare soltanto una carta ed il suo costruttore che s'incontrano
per la prima volta; così, riporterò soltanto la conclusione del loro
dialogo:
Cartaio: - Comunque tu non sei morto, Eremita mio, e puoi andartene di
qui quando vuoi.
Eremita: - Come non sono morto ? Eppure ricordo bene che mi si è
spezzato il cuore !!
Cartaio: - Ma proietti la tua ombra, e chiunque venga qui, in
Summerland, non la proietta, quindi devi essere ancora vivo.
Eremita: - Allora potrei essere l'unico morto che proietta ancora la
sua ombra, in fin dei conti, io sono una carta defunta !
Cartaio: - Ma certo, figlio mio, tu sei una carta, e le carte è
risaputo che non muoiono, al massimo, diventano inservibili o vengono
riciclate !! Hai detto che ti si è spezzato il cuore, vero ? Ma
intendevi in senso reale o in senso metaforico ?
Eremita: - In senso metaforico, certo, ma anche in senso reale !!
Cartaio: - Ma allora, non puoi essere morto; se sei una carta, quando
mai si è vista una carta che abbia un cuore, o un sistema circolatorio
? Io, poi, mi sono guardato bene dal disegnarteli, proprio perché ti
volevo bello forte, figlio mio !!
Eremita: - Ma allora io sono una persona senza cuore, una persona
cattiva; ma è orribile !! Ecco spiegata la fine che hanno fatto i miei
insegnamenti !!
Cartaio: - Ma no, figlio mio, sarai senza cuore, ma non manchi certo di
sentimento.
Eremita: - Questo sì che mi consola !! Infatti questo era il più
grande terrore tra tutti quelli che ho provato da quando ho iniziato il
percorso che mi ha portato qui !!
Cartaio: - Ad ogni buon conto, non c'è tempo da perdere; ascoltami,
figlio mio, tu devi tornare nel mondo, dove dovrai indicare il futuro
ancora a molta gente che lo richiederà; non ti sarà difficile, prendi
queste due monete d'oro, le userai per pagare Carotides, il Vampiro che
è deputato a guidare il galeone delle Anime Ritornanti, Colui che
presiede al Karma Negativo; non usare queste monete in altro modo, o
sarai costretto a rimanere qui per sempre !! Tu non sei effettivamente
morto, figlio mio, e nessuno ha motivo di volerti riportare indietro.
Al crepitìo di fiamme al di fuori della capanna, il cartaio intimò
all'Eremita di nascondersi in un cantuccio, e ciò fu presto fatto; di
lì a poco, un bellissimo e terribile Angelo avvolto nelle Fiamme si
sporse dall'entrata della capanna: - Ettore Manzecchi ?
Cartaio ( spaventatissimo ): - Sì ?
Angelo: Hai avuto molte doti, e sei stato uno straordinario artigiano,
tanto che ancora adesso si racconta, sulla Terra, che alcune delle tue
creazioni prendessero vita; tuttavia, sei stato anche una persona
cattiva, perché non ti sei mai minimamente curato di che fine facesse
tutto ciò che creavi, e alle volte sei stato perfido con le tue stesse
carte; quindi, tornerai sulla Terra per imparare questo: vivrai una
vita felice e agiata, ma avrai un dono stupendo per la Divinazione,
tuttavia, non troverai mai nessuno che ti chieda consiglio, ed ora
seguimi !!
Così, le strade del costruttore e della sua opera si divisero per
sempre, certo, l'Eremita fu tentato di riscattare il proprio artefice
con i pochi soldini che aveva nascosto sotto la veste, ma aveva capito
bene che, da quelle parti, le cose non funzionavano proprio così, e
inoltre, quali necessità karmiche avrebbe determinato una sua
eventuale scoperta da quelli che sembravano i guardiani del posto ??
Così, con un flebile sospiro, l'Eremita attese qualche tempo, e poi,
si defilò dalla capanna, per mettersi alla ricerca di Carotides.
Non vi racconterò le straordinarie peripezie, i mille modi in cui
l'Eremita rischiò di perdere le monetine, le centinaia di personaggi
curiosi che incontrò durante la sua permanenza in Summerland: l'alieno
grigio, il topo saltante alla rovescia, o la foca aggrovigliata, un
intrico di anime di foche i cui corpi, sulla Terra, erano stati
utilizzati per fare una pelliccia, e che persino in Summerland non
riuscivano più a districarsi.
L'Eremita ebbe gioco facile nel corrompere Carotides ( ma prima di
parlare con costui aveva molto opportunamente nascosto il proprio
lumino dentro la veste ), e si ritrovò su di un galeone pieno zeppo di
anime infelici; ognuna di esse, infatti, abbandonava la totale
felicità di Summerland per giungere in un posto in cui ogni felicità
sarebbe quotidianamente stata guastata da qualcosa.
Così, invisibile a tutti, il galeone lasciò i mari per viaggiare nei
cieli che si confondono con essi all'orizzonte all'alba, e poi tornò
ad ammarare al tramonto, ed un po' alla volta le anime venivano
scagliate a mare con modi poco cortesi e precipitavano e venivano
assorbite dalle acque della nascita, finché non rimasero a bordo che
Carotides, ilo suo equipaggio di Vampiri e Lamie, e lo stesso Eremita,
che venne fatto accomodare senza enanche troppo garbo su una minuscola
scialuppa di salvataggio.
Finalmente, dopo numerose altre peripezie sui mari di tutta la Terra
(dopo aver attraversato il bivio che conduce da una parte a Summerland,
dall'altra sulla Terra, ma che nessuno ha mai segnalato sulle carte ),
che forse, qualcuno, un giorno, si premurerà di raccontare, l'Eremita
arrivò all'Isola in cui, nel frattempo, il Mago si era ritirato in
meditazine, e, sopra di essa, alla vistosa luce di un faro, trovò ad
accoglierlo tutti gli altri Tarocchi ( era stato il Sole, infatti, ad
illuminare il percorso per ritrovare il contorno della carta
dell'Eremita, che, vi ricordate ? Si era perso all'inizio ).
Così, il Mago portò i giochi, il Matto aprì il fagottino per svelare
dolciumi e merende per tutti, e, per farla breve, ogni Arcano Maggiore
e Minore contribuì con qualcosa per festeggiare il ritorno della Carta
Smarrita; e, in fin della fiera, credetemi se vi dico che da quella
notte questo mazzo fu il preferito del Mago, che non solo provava una
gran gioia nel toccarlo, na che addirittura riuscì, con esso, nelle
sue migliori Divinazioni; ed è con queste parole che si conclude la
Fiaba di una Carta; l'Eremita spera che vi sia piaciuta, ma soprattutto
che abbiate trovato in essa qualcosa di edificante.
Ed è così che si concludono la Fiaba di una Carta ed il resoconto del
Quarto e Quinto Giorno di Ritiro Magico.
FIABA DI UNA CARTA
Tuttavia, vedendo l'oste che il vechio cieco obbediva puntualmente ad
ogni comando, che non si lamentava nè protestava mai, che non
borbottava né chiedeva mai niente in cambio dei suoi servigi, l'oste
cominciò a pensare l'Eremita una creatura bassa e vile, che
meritatamente strisciava nel fango, così, lentamente cominciò ad
abbassare la guardia, e ad allentare il senso di vigilanza; e venne
anche il momento in cui l'Eremita reputò di avere imparato abbastanza
al servizio dell'oste, così, non gli fu difficile, approfittando di un
momento di distrazione e di sonno a cui sempre più spesso si
abbandonava il suo aguzzino, aprire la porta che conduceva alle sette
pareti, il sarcofago dai sette lati, la scatola di piombo dai sette
scomparti, e le sette serrature del baule; così, recuperò il proprio
lumino, e con esso la vista, mentre l'esperienza al servizio dell'oste
gli aveva conferito conoscenza e potere.
Ed ecco ora l'Eremita che viaggia sopra una spalla dell'oste, che ha
dovuto abbandonare la sua taverna, per servire il vecchio in ogni sua
esigenza, ed ecco che riesce anche a raccogliere una piccola comunità
( perché ora, da sopra la spalla dell'oste, il suo lumino è visibile
a tutti ), che segua il suo insegnamento, i cui precetti basilari sono
scritti in lettere cubitali sull'arco che conduce alla sua Accademia:
NON C'E' ALTRO DIO CHE L'UOMO - NON ENTRI CHI NON SA DI GEOMETRIA -
CONOSCI TE STESSO - NULLA DI TROPPO
Ma l'oste si lamenta e scalpita, ed è sempre pronto a ferire l'Eremita
che lo cavalca, con parole del tipo: - Salverai una piccola parte di
mondo, per qualche tempo, ma il resto rimarrà mio servitore, e, quando
tu te ne andrai, costoro resteranno senza una guida, e sarà allora che
altri come me, o peggiori di me, prenderanno il sopravvento su di loro,
e li ricondurranno alla Tenebra, così è sempre stato, e così sempre
sarà, perché questa è la regola del mondo: ma quel che meno mi
garba, é che tu verrai condannato per i tuoi insegnamenti, ed anche io
lo sarò, perché non potrò svincolarmi da te, ma io morirò nel
processo, e tu ti salverai, perché io sono il Servo, e tu il Padrone.
E così infatti avvenne; osservate, infatti, quella Montagna del
Teschio, e quell'atroce strumento di supplizio al di sopra di essa, è
lì che l'oste si dibatte in preda al dolore, accusando la Divinità di
averlo abbandonato, giacché la sua Divinità era infatti l'Eremita, il
quale si era lasciato cadere, e si era allontanato, e gli insegnamenti
che l'Eremita diede da sopra la spalla dell'oste sono ancora conosciuti
da tutti, e praticati da nessuno. Ma ben presto, vedere che l'oste
aveva avuto ragione, che i suoi insegnamenti venivano dimenticati o
distorit, che l'odio prendeva il sopravvento sull'amore, che la
violenza prendeva il sopravvento sulla pace, che l'invidia distruggeva
ogni amicizia, che il rancore distruggeva ogni perdono, l'Eremita fu
preso da una profonda sofferenza, gli si spezzò il cuore, e morì.
Ma potrebbe finire con la Morte come protagonista la storia della
nostra carta ? Fortunatamente no, e infatti, dopo essersi accorta dello
spiacevole evento, e cioé di essere proprio morta, la nostra carta si
ritrovò dietro le spalle del nocchiero dell'Al-di-là; ma immaginate
quale fu il suo stupore, nel vedere che, alla guida della canoa, non
era un demone irsuto e dagli occhi di bragia, ma una bellissima e
prosperosa Elfa, che manovrava di remi con impareggiabile leggerezza,
mentre altre due persone giocavano serenamente ai dadi sul retro
dell'imbarcazione. Alle sue spalle, avvolte da una leggera nebbia, una
notevole quantità di altre canoe attraversavano il fiume, e da esse si
levavano gioiose risate e canzoni.
L'Elfa guardava serenamente verso l'orizzonte, e l'Eremita non si
sarebbe certo mai permesso di interromperne la concentrazione, e la
serenità, con una parola. Così, presa da una gioia spaventosa, la
nostra carta seppe istintivamente qual era l'isola sullaquale sarebbe
dovuta scendere, e così fece.
Il clima, sull'isola, era quello ottimale, anche per una Lama dei
Tarocchi, quindi né troppo caldo, né troppo freddo, qui e la
giganteschi palmizi lasciavano intravedere, tra le foglie, enormi e
succose noci di cocco; il terreno era morbido al piede, e tutto
lasciava presagire una felicità costante, lontana più di quanto sia
immaginabile dalle sofferenze e dalle angosce del mondo; nel bel mezzo
dell'isola, si stagliava una capanna, dalla quale proveniva un
piacevolissimo odore di Salmone ai ferri, e si levava un vorticante
fumo dal camino della stessa.
L'Eremita, balzando verso la capanna, si disse: - Sono forse nella
terra dell'Eterna Gioia, dove tutto è felicità e armonia ? Sono forse
nella terra dell'Eterna Estate, dove mai si leva il pianto né un grido
di rancore, ma esiste perenne gioia e amore ? Summerland, ecco come ti
chiamerò, o mia terra prediletta, dove vedo che già esiste ciò che
inutilmente volli creare in Terra, o Estasi delle Estasi, o Terra delle
Fertili Promesse, o Luogo delle Mille Delizie.
Così, l'Eremita si era rotolato in un brodo di giuggiole fino
all'interno della capanna, dove, seduto a gambe incrociate, trovò un
tizio tutto vestito di nero, dalla lunga barba nera, il naso grosso e
rosso, lo sguardo truce, presso un fuoco sul quale cuoceva un
gigantesco salmone arricchito dalle più preziose spezie; l'Eremita,
vedendo apparentemente infrante ancora una volta le sue speranze, non
poté trattenere uno sguardo di terrore e disperazione.
L'Uomo Nero si volse verso l'Eremita, dicendogli: - Oh, ottimo, ma ecco
dell'ottimo combustibile per il mio fuoco, caduto, parrebbe, dal cielo.
Eremita: - Come hai potuto vedere il mio lumino così in fretta, specie
alla luce di questo fuoco ?
Uomo Nero: - Ma io non ho visto il tuo lumino, ma la tua ombra; sei
l'unico che ne proietti una, parrebbe.
Eremita: - Capisco, ma non c'é nessun modo in cui io possa evitare di
essere cotto al fuoco ?
Uomo Nero: - No, penso proprio di no !
Eremita: - Neanche se sapessi raccontarle una delle storie più
interessanti e ricche di contenuto che lei abbia mai sentito ?
Uomo Nero: - Beh, dovrebbe essere una storia interessante, e abbastanza
lunga da tenermi compagnia mentre cucino il mio salmone e me lo mangio,
ma attento !! Se mi annoierai, la tua speranza di non fare da
combustibile sarà solo rinviata al pranzo di domani !!
E così fu che l'Eremita cominciò a raccontare tutte le cose che noi
abbiamo già conosciuto, da quando abbandonò il Mazzo dei Tarocchi
fino all'incontro con l'oste, e poi, via via, sempre con maggiori
dettagli, mentre l'Uomo Nero mangiava avidamente il suo salmone, ma,
impercettibilmente, l'Eremita si faceva più spavaldo, mentre l'Uomo
Nero mangiava sempre più lentamente, fin quando, non appena la carta
parlò della propria morte, lasciò andare un abbondante pezzo di
salmone e scoppiò a gemere e piangere, a piangere e a gemere.
L'Eremita, stupito, esclamò: - Sembra proprio che la mia storia
l'abbia commosso oltremisura !!
Uomo Nero ( tra un singhiozzo e l'altro ): - E' proprio così,
accidenti, ma non mi hai mai parlato del tuo dorso, è fatto a rombi
bordeaux e neri che vengono divisi da croci bianche equilatere, vero ?
Eremita: - Certo, ma io posso vantarmi di non aver mai mostrato il
dorso a nessuno, come fa a saperlo ?
Uomo Nero ( piangendo ): - Ma perché io sono Ettore Manzecchi,
artigiano e cartaio, sono io che ti ho costruito, figlio mio; oh, se
avessi mai sospettato che avresti vissuto tante sventure, come ti sarei
stato sempre vicino !!
Colto dall'emozione, l'Eremita si avvicinò per abbracciare il padre,
che lo strinse, affettuosamente, con tutt'e due le braccia, ma con
tale emozione, che finì per usare di troppa forza, e l'Eremita si
ritrovò con il dorso piegato; pensateci, al posto di arrabbiarvi,
qualora vi si piegasse un Tarocco !
Comunque, i due trascorsero molte ore insieme, parlando di cose che
eviterò di trattare qui, perché si tratta di cose private che possono
riguardare soltanto una carta ed il suo costruttore che s'incontrano
per la prima volta; così, riporterò soltanto la conclusione del loro
dialogo:
Cartaio: - Comunque tu non sei morto, Eremita mio, e puoi andartene di
qui quando vuoi.
Eremita: - Come non sono morto ? Eppure ricordo bene che mi si è
spezzato il cuore !!
Cartaio: - Ma proietti la tua ombra, e chiunque venga qui, in
Summerland, non la proietta, quindi devi essere ancora vivo.
Eremita: - Allora potrei essere l'unico morto che proietta ancora la
sua ombra, in fin dei conti, io sono una carta defunta !
Cartaio: - Ma certo, figlio mio, tu sei una carta, e le carte è
risaputo che non muoiono, al massimo, diventano inservibili o vengono
riciclate !! Hai detto che ti si è spezzato il cuore, vero ? Ma
intendevi in senso reale o in senso metaforico ?
Eremita: - In senso metaforico, certo, ma anche in senso reale !!
Cartaio: - Ma allora, non puoi essere morto; se sei una carta, quando
mai si è vista una carta che abbia un cuore, o un sistema circolatorio
? Io, poi, mi sono guardato bene dal disegnarteli, proprio perché ti
volevo bello forte, figlio mio !!
Eremita: - Ma allora io sono una persona senza cuore, una persona
cattiva; ma è orribile !! Ecco spiegata la fine che hanno fatto i miei
insegnamenti !!
Cartaio: - Ma no, figlio mio, sarai senza cuore, ma non manchi certo di
sentimento.
Eremita: - Questo sì che mi consola !! Infatti questo era il più
grande terrore tra tutti quelli che ho provato da quando ho iniziato il
percorso che mi ha portato qui !!
Cartaio: - Ad ogni buon conto, non c'è tempo da perdere; ascoltami,
figlio mio, tu devi tornare nel mondo, dove dovrai indicare il futuro
ancora a molta gente che lo richiederà; non ti sarà difficile, prendi
queste due monete d'oro, le userai per pagare Carotides, il Vampiro che
è deputato a guidare il galeone delle Anime Ritornanti, Colui che
presiede al Karma Negativo; non usare queste monete in altro modo, o
sarai costretto a rimanere qui per sempre !! Tu non sei effettivamente
morto, figlio mio, e nessuno ha motivo di volerti riportare indietro.
Al crepitìo di fiamme al di fuori della capanna, il cartaio intimò
all'Eremita di nascondersi in un cantuccio, e ciò fu presto fatto; di
lì a poco, un bellissimo e terribile Angelo avvolto nelle Fiamme si
sporse dall'entrata della capanna: - Ettore Manzecchi ?
Cartaio ( spaventatissimo ): - Sì ?
Angelo: Hai avuto molte doti, e sei stato uno straordinario artigiano,
tanto che ancora adesso si racconta, sulla Terra, che alcune delle tue
creazioni prendessero vita; tuttavia, sei stato anche una persona
cattiva, perché non ti sei mai minimamente curato di che fine facesse
tutto ciò che creavi, e alle volte sei stato perfido con le tue stesse
carte; quindi, tornerai sulla Terra per imparare questo: vivrai una
vita felice e agiata, ma avrai un dono stupendo per la Divinazione,
tuttavia, non troverai mai nessuno che ti chieda consiglio, ed ora
seguimi !!
Così, le strade del costruttore e della sua opera si divisero per
sempre, certo, l'Eremita fu tentato di riscattare il proprio artefice
con i pochi soldini che aveva nascosto sotto la veste, ma aveva capito
bene che, da quelle parti, le cose non funzionavano proprio così, e
inoltre, quali necessità karmiche avrebbe determinato una sua
eventuale scoperta da quelli che sembravano i guardiani del posto ??
Così, con un flebile sospiro, l'Eremita attese qualche tempo, e poi,
si defilò dalla capanna, per mettersi alla ricerca di Carotides.
Non vi racconterò le straordinarie peripezie, i mille modi in cui
l'Eremita rischiò di perdere le monetine, le centinaia di personaggi
curiosi che incontrò durante la sua permanenza in Summerland: l'alieno
grigio, il topo saltante alla rovescia, o la foca aggrovigliata, un
intrico di anime di foche i cui corpi, sulla Terra, erano stati
utilizzati per fare una pelliccia, e che persino in Summerland non
riuscivano più a districarsi.
L'Eremita ebbe gioco facile nel corrompere Carotides ( ma prima di
parlare con costui aveva molto opportunamente nascosto il proprio
lumino dentro la veste ), e si ritrovò su di un galeone pieno zeppo di
anime infelici; ognuna di esse, infatti, abbandonava la totale
felicità di Summerland per giungere in un posto in cui ogni felicità
sarebbe quotidianamente stata guastata da qualcosa.
Così, invisibile a tutti, il galeone lasciò i mari per viaggiare nei
cieli che si confondono con essi all'orizzonte all'alba, e poi tornò
ad ammarare al tramonto, ed un po' alla volta le anime venivano
scagliate a mare con modi poco cortesi e precipitavano e venivano
assorbite dalle acque della nascita, finché non rimasero a bordo che
Carotides, ilo suo equipaggio di Vampiri e Lamie, e lo stesso Eremita,
che venne fatto accomodare senza enanche troppo garbo su una minuscola
scialuppa di salvataggio.
Finalmente, dopo numerose altre peripezie sui mari di tutta la Terra
(dopo aver attraversato il bivio che conduce da una parte a Summerland,
dall'altra sulla Terra, ma che nessuno ha mai segnalato sulle carte ),
che forse, qualcuno, un giorno, si premurerà di raccontare, l'Eremita
arrivò all'Isola in cui, nel frattempo, il Mago si era ritirato in
meditazine, e, sopra di essa, alla vistosa luce di un faro, trovò ad
accoglierlo tutti gli altri Tarocchi ( era stato il Sole, infatti, ad
illuminare il percorso per ritrovare il contorno della carta
dell'Eremita, che, vi ricordate ? Si era perso all'inizio ).
Così, il Mago portò i giochi, il Matto aprì il fagottino per svelare
dolciumi e merende per tutti, e, per farla breve, ogni Arcano Maggiore
e Minore contribuì con qualcosa per festeggiare il ritorno della Carta
Smarrita; e, in fin della fiera, credetemi se vi dico che da quella
notte questo mazzo fu il preferito del Mago, che non solo provava una
gran gioia nel toccarlo, na che addirittura riuscì, con esso, nelle
sue migliori Divinazioni; ed è con queste parole che si conclude la
Fiaba di una Carta; l'Eremita spera che vi sia piaciuta, ma soprattutto
che abbiate trovato in essa qualcosa di edificante.
Ed è così che si concludono la Fiaba di una Carta ed il resoconto del
Quarto e Quinto Giorno di Ritiro Magico.
Ritiro Magico [ 2nda parte ]
Mi ero fermato al terzo giorno di ritiro, durante il quale non avevo
proceduto ad alcuna attività magica, per i restanti due giorni, ho
deciso di concentrarmi su un consiglio che mi era stato dato proprio
qui, sul NG, riguardante la carta dell'Eremita.
Così, ho deciso di meditare sul Nono Arcano, e di dargli vita, quello
che nè uscito ha occupato prevalentemente il
6-12-2206 ed il 7-12-2006
ovvero il Quarto ed il Quinto giorno di Ritiro, si tratta di una fiaba
gnostica, questa
FIABA DI UNA CARTA
C'era una volta una carta dei Tarocchi, la quale fece la scortesia,
proprio nel bel mezzo di una Divinazione, di emettere un
fastidiosissimo rumore dalle conseguenze insopportabili; le altre
carte, disturbate da tanto fracasso, non riuscirono a stabilire il
dovuto legame con l'Inconscio del Mago, e conseguentemente questi
sbagliò completamente le sue previsioni, che normalmente gli erano
sempre riuscite.
Era costui una persona molto precisa e paziente, ma pignola, e molto
severa con se stessa, così, accorgendosi della faccia stupita del
consultante, non ci pensò molto a scagliare per aria il nuovo mazzo
dei Reader-Waite, per sostituirlo con i più vecchi e consumati
Marsigliesi.
Certo, il Mago era molto attento all'economia, e alla gestione delle
proprie cose, così, una volta che il consultante se ne fu andato
soddisfatto, non ci pensò due volte ad andare a raccogliere le Lame
sparpagliate per tutto il pavimento, e quale non fu la sua sorpresa, ed
il suo dispiacere, nello scoprire che aveva perso la carta
dell'Eremita.
Questa carta, infatti, la responsabile della colpa in questione, aveva
pensato bene, nello slancio, di infilarsi tra le porte del balcone, di
attraversare questo in scivolata, e di volare lentamente giù,
compiendo delle dolci oscillazioni, lentamente, facendo da paracadute a
se stessa, scivolando poi finalmente al suolo; ora, capitò che la
carta si andasse ad infilare in una stretta fessura, e ciò fu bene;
immaginate il vostro stupore, infatti, se, raccogliendo una carta da
terra, vi accorgeste che non mancano né la scritta né il numero, ma
che, presenti lo sfondo e il terreno, manca la figura.
L'Eremita, infatti, preso dalla vergogna e dal dispiacere, aveva deciso
di abbandonare il proprio destino di carta, e di vagare per il mondo,
alla ricerca di nuove esperienze e di ancora più nuove comprensioni,
ma lui non era munito di un fagotto per portare i suoi averi, come il
Matto, né di strumenti per guadagnarsi da vivere, e per rendere un po'
più felice la vita, come il Mago, né di una corda da staccare
dall'albero per legarsi l'abito in vita, come l'Appeso ( sia detto per
inciso, comunque, che i due erano e sono sempre stati grandissimi
amici, forse perché l'uno vedeva l'altro al contrario, e quindi, non
potendo vedere i reciproci difetti, finivano per accontentarsi dei
propri ); così, prese la sua lanterna, il bastone, e si avviò sui
cammini del mondo.
Sarebbe arduo raccontarvi come si guadagnò da vivere nei lunghi mesi
della sua percorrenza nel mondo, la sua sopportazione paziente dei
rigori dell'inverno, e la sua gioia nel rivedere i fiori crescere in
primavera, anche perché era così piccolo che rischiava ogni momento
che la gente, che non si accorgeva di lui, né del suo Lume, potesse,
inavvertitamente si intende, schacciarlo; così, non vi racconterò di
come lavorò in qualità di lucciola addestrata presso un noto
saltimbanco, o come battesse il proprio bastone agli spettacoli di un
famoso ventriloquo, come avesse vissuto per qualche tempo facendo il
fuoco fatuo presso il capezzale di un noto misantropo, in modo da
evitargli visite indesiderate, e come si fosse adattato, per qualche
tempo, persino a recitare la parte dello homunculus per un Mago
decisamente antipatico, del resto, la sua è una storia magica, e di
queste cose avrebbe anche potuto fare a meno, in fin dei conti, si
tratta sempre di una carta, e che bisogno avrebbe avuto di mangiare ?
In fin della fiera, l'Eremita conobbe un sacco di posti, e vide
moltissima gente, e sempre egli pensò che gli uomini sembravano
dibattersi nelle sabbie mobili di una falsa esistenza, di una ricercata
mediocrità, di un più o meno vago odio nei confronti dei propri
simili; lui, che sapeva indicare qualcosa del futuro, avrebbe forse
potuto aiutarli, ma, per quanto agitasse il proprio lumino, nessuno
pareva fare caso a lui, così, sentiva di essere nel cuore di tutti, ma
nell'anima di nessuno.
In ogni caso, un giorno l'Eremita ebbe l'occasione, durante uno dei
suoi vagabondaggi, di incontrare sé stesso, ma alto come un essere
umano normale, incuriosito, agità il proprio lumino, ma vi lascio
intuire la sua felicità, la sua straripante gioia, quando si avvide
che l'altro rispondeva al suo lumino agitando il proprio; é così che
una delle più strane conversazioni che si siano mai avute nel mondo
ebbe inizio, eccola:
Eremita: - Tu mi hai notato !! Possibile che qualcuno si sia accorto di
me ?
Eremita Grosso: - Certo che ti ho notato, c'era per caso motivo di
dimenarsi in quel modo ?
Eremita: - E' brutto quando per anni nessuno ti considera, e sembra che
le tue migliori qualità debbano rimanere, per così dire, nel solaio,
tutto preso come sei a cercare di sopravvivere, ma dimmi, o uomo, il
tuo nome, e perché vai in giro con una lanterna anche tu.
Eremita Grosso: - Il mio nome è Diogene, e giro con una lanterna
perché cerco l'uomo, il mio bastone mi aiuta nel percorrere la strada,
e una botte è la mia casa.
Eremita: - Tu, dunque, cerchi l'uomo, ma esso è già stato trovato,
l'uomo infatti è l'Animale Senza Speranza.
Diogene: - Possibile che io sia arrivato alle tue stesse conclusioni ?
Possibile che, forse, entrambi, cercassimo in realtà qualcosa d'altro
?
Eremita: - Ciò è realmente possibile, ma se è così, dovremmo
stabilire che cosa esattamente cerchiamo, e come denominarlo !
Diogene: - Allora dovremmo cercare qualcosa che dia la Speranza
all'uomo, che gli permetta di migliorarsi, e, perché no, di migliorare
la propria vita, ed il modo in cui si rapporta col prossimo.
Eremita: - Ma sarà qualcosa di esterno o interno all'uomo ?
Diogene: - Io credo che dovrà essere qualcosa di interno, ma che
potrà essere risvegliato attraverso esperienze anche esterne,
attraverso anche il suo proprio corpo. Qualcosa che possa renderlo
l'Uomo.
Eremita: - Quindi qualcosa di grande nell'uomo, ma chiuso come in una
sorta di guscio, che si potrebbe aprire solo dall'esterno, ma agendo
con mezzi anche appartenenti all'interiorità.
Diogene: - Grosso modo, è così.
Eremita: - Qualcosa quindi di simile ad un pulcino.
Diogene: - Enormemente più grande di un pulcino.
Eremita: - L'Uomo nell'uomo ?
Diogene: - Qualcosa di più grande dell'Uomo.
Eremita: - E cioé un elefante !
Diogene: - Qualcosa di enormemente più grande di un elefante.
Eremita: - Ma allora non potrà che essere un dio.
Diogene: - No, qualcosa di più grande anche di un dio.
Eremita: - Ma più grande di un dio non ci può essere che un Dio.
Diogene: - Chiamiamolo semplicemente Dio, l'Assoluto non ha bisogno di
determinazioni.
Eremita: - E sia ! Cercheremo allora Dio nell'uomo.
Diogene: - Non più cercherò l'uomo, cercherò Dio nell'uomo !
Eremita: - Non c'è altro Dio che l'uomo.
E così, i due si separarono, di lì a poco, si conosce dell'incontro
di Diogene con Alessandro Magno, che, se non altro, dimostra in modo
evidente che, a suo modo, il filosofo era riuscito nell'impresa, ed era
diventato un Dio in terra, ma che cosa ne fu del nostro Eremita ?
Egli vagò ancora per mari e per monti, ed in un'occasione si dice che
ebbe l'enorme privilegio di cavalcare una libellula ( a tutt'oggi, non
ci risulta che nessun altro ne abbia più cavalcata una ), e fu a
cavalcioni di essa, che giunse ad una città che si chiamava Mille
Tonante.
Entrato che fu dai portoni in ferro battuto, al di sotto di mura
formicolanti di guardie e di arcieri, l'Eremita entrò in una taverna,
e ricominciò ad agitare il proprio lumino, ma, ancora una volta,
nessuno rispose al suo richiamo.
Tuttavia, qualcosa avvenne; infatti, nel corso del suo girovagare uno
dei vetri della lanterna si era rotto, ed inavvertitamente, la tunica
di un avventore conosciuto come pericoloso attaccabrighe prese fuoco.
L'energumeno se ne accorse quasi subito, e non gli fu difficile
spegnere il fòcherello con la mano, ma di lì ad accusare il proprio
vicino, il passo fu breve, e l'Eremita si ritrovò, suo malgrado,
coinvolto in una durissima rissa da osteria.
Così, gli toccò sgattaiolare rapidamente tra pezzi di sedia che
rovinavano a terra avendo mancato il colpo, gambe che sferravano calci,
corpi che cadevano e tavoli che venivano rovesciati, finché capitò
proprio davanti agli occhi dell'oste, il quale era in grado di
riconoscere anche una formica, se questa avesse cagionato dei danni ai
suoi affari, e così, l'Eremita fu coinvolto in un'altra conversazione,
questa volta piuttosto spiacevole, eccola:
Oste: - Eccoti, piccolo farabutto, responsabile di tutti i miei guai.
Eremita ( esponendo per la prima volta il risultato delle proprie
meditazioni ): - Fermati uomo, guarda al Dio che è in te, non cedere
alla negatività !
Oste: - Ma di quale negatività parli, disgraziato ? La mia spelonca
era già in pezzi, e questi mi stanno distruggendo quel poco che mi era
rimasto, e tutto per colpa tua, dannato scarafaggio !
Eremita: - Scarafaggio ? Ma come si permette ? Io sono il Nono Arcano
dei Tarocchi !
Oste: - Per quanto riguarda me, tu sei piccolo e sporco come uno
scarafaggio; e dammi questa lanterna, sarà l'inizio del tuo pagamento
nei miei confronti.
E così dicendo, con una mossa davvero rapida per un uomo della sua
stazza, l'oste afferrò il lumino dell'Eremita.
Eremita: - Nooooooooooo !! Sono cieco !! Quella è la Lanterna Magica
che mi permette di vedere !!| Restituiscimela subito !
Oste: Ahahahahah !! Sei cieco, eh ? Ma beeeneeee, questo mi permetterà
di asservirti ai bisogni del mio stomaco e del mio intestino con
maggiore facilità !! Tu, lurido insetto, ti credevi che non avessi
compreso fin dall'inizio i tuoi veri scopi, vero ? Ma io sono la Notte,
io sono la Tenebra, io sono la Porta del Nero Abisso dell'Oscurità, io
sono il Veleno del tuo Nemico, io rendo gli uomini miei servi e mi
conduco tra loro, e tu volevi sottrarmi i miei schiavi ?? Ossevra, tu,
o cieco, osserva !!
Saldamente stretto nelle mani dell'oste, il lumino divenne una vera e
propria lanterna, ingigantendosi grazie alla Magia della Tenebra, e
dentro di essa, l'Eremita, il cui piccolo dito l'oste aveva costretto
tra pollice e indice ed appoggiato sul lume, vide cose orribili, e
faticose da annunciare: massacri, terremoti, guerre, atti criminali e
piccole invidie, rancori pungenti quotidianamente come piccoli chiodi
quotidiani, capaci di ledere qualunque rapporto interpersonale, e, su
tutto, l'ombra della disperazione e del dolore, che fecero scendere
molte lacrime dai cieci occhi dell'Eremita.
Con un grido di giubilo, l'oste esclamò: - Osserva, e cerca il Dio
nell'uomo, osserva i miei servitori, la creazione di Ialdebaoth,
ahahahah !
Ma l'Eremita, prima di rispondere, recuperò la serenità, e disse: -
Come esiste la Luce, così deve esistere la Tenebra, come esiste il
Giorno, così deve esistere la Notte, così come esiste il Padrone,
così deve esistere Colui che si crede il Padrone.
Ma questa risposta non piacque all'oste che, dopo aver sigillato in un
baule con sette serrature, all'interno di una scatola di piombo a sette
scomparti, dentro un sarcofago a sette lati, dentro una stanza con
sette pareti, il Lumino dell'Eremita, lo sottopose per un inenarrabile
numero di decenni alle corvéè più tristi ed umilianti, più dolorose
e terribili, ma mai, dalla voce della vecchia carta, si sentì un
lamento od un affanno, un gemito od una protesta, egli sfruttava
infatti l'oste per apprendere, e giunse il tempo in cui ritenne di
avere imparato a sufficienza. Così è scritto che, così come esiste
il Padrone, deve esistere Colui che si crede il Padrone, e l'Eremita
era il Padrone, e l'oste era Colui che si crede il Padrone.
proceduto ad alcuna attività magica, per i restanti due giorni, ho
deciso di concentrarmi su un consiglio che mi era stato dato proprio
qui, sul NG, riguardante la carta dell'Eremita.
Così, ho deciso di meditare sul Nono Arcano, e di dargli vita, quello
che nè uscito ha occupato prevalentemente il
6-12-2206 ed il 7-12-2006
ovvero il Quarto ed il Quinto giorno di Ritiro, si tratta di una fiaba
gnostica, questa
FIABA DI UNA CARTA
C'era una volta una carta dei Tarocchi, la quale fece la scortesia,
proprio nel bel mezzo di una Divinazione, di emettere un
fastidiosissimo rumore dalle conseguenze insopportabili; le altre
carte, disturbate da tanto fracasso, non riuscirono a stabilire il
dovuto legame con l'Inconscio del Mago, e conseguentemente questi
sbagliò completamente le sue previsioni, che normalmente gli erano
sempre riuscite.
Era costui una persona molto precisa e paziente, ma pignola, e molto
severa con se stessa, così, accorgendosi della faccia stupita del
consultante, non ci pensò molto a scagliare per aria il nuovo mazzo
dei Reader-Waite, per sostituirlo con i più vecchi e consumati
Marsigliesi.
Certo, il Mago era molto attento all'economia, e alla gestione delle
proprie cose, così, una volta che il consultante se ne fu andato
soddisfatto, non ci pensò due volte ad andare a raccogliere le Lame
sparpagliate per tutto il pavimento, e quale non fu la sua sorpresa, ed
il suo dispiacere, nello scoprire che aveva perso la carta
dell'Eremita.
Questa carta, infatti, la responsabile della colpa in questione, aveva
pensato bene, nello slancio, di infilarsi tra le porte del balcone, di
attraversare questo in scivolata, e di volare lentamente giù,
compiendo delle dolci oscillazioni, lentamente, facendo da paracadute a
se stessa, scivolando poi finalmente al suolo; ora, capitò che la
carta si andasse ad infilare in una stretta fessura, e ciò fu bene;
immaginate il vostro stupore, infatti, se, raccogliendo una carta da
terra, vi accorgeste che non mancano né la scritta né il numero, ma
che, presenti lo sfondo e il terreno, manca la figura.
L'Eremita, infatti, preso dalla vergogna e dal dispiacere, aveva deciso
di abbandonare il proprio destino di carta, e di vagare per il mondo,
alla ricerca di nuove esperienze e di ancora più nuove comprensioni,
ma lui non era munito di un fagotto per portare i suoi averi, come il
Matto, né di strumenti per guadagnarsi da vivere, e per rendere un po'
più felice la vita, come il Mago, né di una corda da staccare
dall'albero per legarsi l'abito in vita, come l'Appeso ( sia detto per
inciso, comunque, che i due erano e sono sempre stati grandissimi
amici, forse perché l'uno vedeva l'altro al contrario, e quindi, non
potendo vedere i reciproci difetti, finivano per accontentarsi dei
propri ); così, prese la sua lanterna, il bastone, e si avviò sui
cammini del mondo.
Sarebbe arduo raccontarvi come si guadagnò da vivere nei lunghi mesi
della sua percorrenza nel mondo, la sua sopportazione paziente dei
rigori dell'inverno, e la sua gioia nel rivedere i fiori crescere in
primavera, anche perché era così piccolo che rischiava ogni momento
che la gente, che non si accorgeva di lui, né del suo Lume, potesse,
inavvertitamente si intende, schacciarlo; così, non vi racconterò di
come lavorò in qualità di lucciola addestrata presso un noto
saltimbanco, o come battesse il proprio bastone agli spettacoli di un
famoso ventriloquo, come avesse vissuto per qualche tempo facendo il
fuoco fatuo presso il capezzale di un noto misantropo, in modo da
evitargli visite indesiderate, e come si fosse adattato, per qualche
tempo, persino a recitare la parte dello homunculus per un Mago
decisamente antipatico, del resto, la sua è una storia magica, e di
queste cose avrebbe anche potuto fare a meno, in fin dei conti, si
tratta sempre di una carta, e che bisogno avrebbe avuto di mangiare ?
In fin della fiera, l'Eremita conobbe un sacco di posti, e vide
moltissima gente, e sempre egli pensò che gli uomini sembravano
dibattersi nelle sabbie mobili di una falsa esistenza, di una ricercata
mediocrità, di un più o meno vago odio nei confronti dei propri
simili; lui, che sapeva indicare qualcosa del futuro, avrebbe forse
potuto aiutarli, ma, per quanto agitasse il proprio lumino, nessuno
pareva fare caso a lui, così, sentiva di essere nel cuore di tutti, ma
nell'anima di nessuno.
In ogni caso, un giorno l'Eremita ebbe l'occasione, durante uno dei
suoi vagabondaggi, di incontrare sé stesso, ma alto come un essere
umano normale, incuriosito, agità il proprio lumino, ma vi lascio
intuire la sua felicità, la sua straripante gioia, quando si avvide
che l'altro rispondeva al suo lumino agitando il proprio; é così che
una delle più strane conversazioni che si siano mai avute nel mondo
ebbe inizio, eccola:
Eremita: - Tu mi hai notato !! Possibile che qualcuno si sia accorto di
me ?
Eremita Grosso: - Certo che ti ho notato, c'era per caso motivo di
dimenarsi in quel modo ?
Eremita: - E' brutto quando per anni nessuno ti considera, e sembra che
le tue migliori qualità debbano rimanere, per così dire, nel solaio,
tutto preso come sei a cercare di sopravvivere, ma dimmi, o uomo, il
tuo nome, e perché vai in giro con una lanterna anche tu.
Eremita Grosso: - Il mio nome è Diogene, e giro con una lanterna
perché cerco l'uomo, il mio bastone mi aiuta nel percorrere la strada,
e una botte è la mia casa.
Eremita: - Tu, dunque, cerchi l'uomo, ma esso è già stato trovato,
l'uomo infatti è l'Animale Senza Speranza.
Diogene: - Possibile che io sia arrivato alle tue stesse conclusioni ?
Possibile che, forse, entrambi, cercassimo in realtà qualcosa d'altro
?
Eremita: - Ciò è realmente possibile, ma se è così, dovremmo
stabilire che cosa esattamente cerchiamo, e come denominarlo !
Diogene: - Allora dovremmo cercare qualcosa che dia la Speranza
all'uomo, che gli permetta di migliorarsi, e, perché no, di migliorare
la propria vita, ed il modo in cui si rapporta col prossimo.
Eremita: - Ma sarà qualcosa di esterno o interno all'uomo ?
Diogene: - Io credo che dovrà essere qualcosa di interno, ma che
potrà essere risvegliato attraverso esperienze anche esterne,
attraverso anche il suo proprio corpo. Qualcosa che possa renderlo
l'Uomo.
Eremita: - Quindi qualcosa di grande nell'uomo, ma chiuso come in una
sorta di guscio, che si potrebbe aprire solo dall'esterno, ma agendo
con mezzi anche appartenenti all'interiorità.
Diogene: - Grosso modo, è così.
Eremita: - Qualcosa quindi di simile ad un pulcino.
Diogene: - Enormemente più grande di un pulcino.
Eremita: - L'Uomo nell'uomo ?
Diogene: - Qualcosa di più grande dell'Uomo.
Eremita: - E cioé un elefante !
Diogene: - Qualcosa di enormemente più grande di un elefante.
Eremita: - Ma allora non potrà che essere un dio.
Diogene: - No, qualcosa di più grande anche di un dio.
Eremita: - Ma più grande di un dio non ci può essere che un Dio.
Diogene: - Chiamiamolo semplicemente Dio, l'Assoluto non ha bisogno di
determinazioni.
Eremita: - E sia ! Cercheremo allora Dio nell'uomo.
Diogene: - Non più cercherò l'uomo, cercherò Dio nell'uomo !
Eremita: - Non c'è altro Dio che l'uomo.
E così, i due si separarono, di lì a poco, si conosce dell'incontro
di Diogene con Alessandro Magno, che, se non altro, dimostra in modo
evidente che, a suo modo, il filosofo era riuscito nell'impresa, ed era
diventato un Dio in terra, ma che cosa ne fu del nostro Eremita ?
Egli vagò ancora per mari e per monti, ed in un'occasione si dice che
ebbe l'enorme privilegio di cavalcare una libellula ( a tutt'oggi, non
ci risulta che nessun altro ne abbia più cavalcata una ), e fu a
cavalcioni di essa, che giunse ad una città che si chiamava Mille
Tonante.
Entrato che fu dai portoni in ferro battuto, al di sotto di mura
formicolanti di guardie e di arcieri, l'Eremita entrò in una taverna,
e ricominciò ad agitare il proprio lumino, ma, ancora una volta,
nessuno rispose al suo richiamo.
Tuttavia, qualcosa avvenne; infatti, nel corso del suo girovagare uno
dei vetri della lanterna si era rotto, ed inavvertitamente, la tunica
di un avventore conosciuto come pericoloso attaccabrighe prese fuoco.
L'energumeno se ne accorse quasi subito, e non gli fu difficile
spegnere il fòcherello con la mano, ma di lì ad accusare il proprio
vicino, il passo fu breve, e l'Eremita si ritrovò, suo malgrado,
coinvolto in una durissima rissa da osteria.
Così, gli toccò sgattaiolare rapidamente tra pezzi di sedia che
rovinavano a terra avendo mancato il colpo, gambe che sferravano calci,
corpi che cadevano e tavoli che venivano rovesciati, finché capitò
proprio davanti agli occhi dell'oste, il quale era in grado di
riconoscere anche una formica, se questa avesse cagionato dei danni ai
suoi affari, e così, l'Eremita fu coinvolto in un'altra conversazione,
questa volta piuttosto spiacevole, eccola:
Oste: - Eccoti, piccolo farabutto, responsabile di tutti i miei guai.
Eremita ( esponendo per la prima volta il risultato delle proprie
meditazioni ): - Fermati uomo, guarda al Dio che è in te, non cedere
alla negatività !
Oste: - Ma di quale negatività parli, disgraziato ? La mia spelonca
era già in pezzi, e questi mi stanno distruggendo quel poco che mi era
rimasto, e tutto per colpa tua, dannato scarafaggio !
Eremita: - Scarafaggio ? Ma come si permette ? Io sono il Nono Arcano
dei Tarocchi !
Oste: - Per quanto riguarda me, tu sei piccolo e sporco come uno
scarafaggio; e dammi questa lanterna, sarà l'inizio del tuo pagamento
nei miei confronti.
E così dicendo, con una mossa davvero rapida per un uomo della sua
stazza, l'oste afferrò il lumino dell'Eremita.
Eremita: - Nooooooooooo !! Sono cieco !! Quella è la Lanterna Magica
che mi permette di vedere !!| Restituiscimela subito !
Oste: Ahahahahah !! Sei cieco, eh ? Ma beeeneeee, questo mi permetterà
di asservirti ai bisogni del mio stomaco e del mio intestino con
maggiore facilità !! Tu, lurido insetto, ti credevi che non avessi
compreso fin dall'inizio i tuoi veri scopi, vero ? Ma io sono la Notte,
io sono la Tenebra, io sono la Porta del Nero Abisso dell'Oscurità, io
sono il Veleno del tuo Nemico, io rendo gli uomini miei servi e mi
conduco tra loro, e tu volevi sottrarmi i miei schiavi ?? Ossevra, tu,
o cieco, osserva !!
Saldamente stretto nelle mani dell'oste, il lumino divenne una vera e
propria lanterna, ingigantendosi grazie alla Magia della Tenebra, e
dentro di essa, l'Eremita, il cui piccolo dito l'oste aveva costretto
tra pollice e indice ed appoggiato sul lume, vide cose orribili, e
faticose da annunciare: massacri, terremoti, guerre, atti criminali e
piccole invidie, rancori pungenti quotidianamente come piccoli chiodi
quotidiani, capaci di ledere qualunque rapporto interpersonale, e, su
tutto, l'ombra della disperazione e del dolore, che fecero scendere
molte lacrime dai cieci occhi dell'Eremita.
Con un grido di giubilo, l'oste esclamò: - Osserva, e cerca il Dio
nell'uomo, osserva i miei servitori, la creazione di Ialdebaoth,
ahahahah !
Ma l'Eremita, prima di rispondere, recuperò la serenità, e disse: -
Come esiste la Luce, così deve esistere la Tenebra, come esiste il
Giorno, così deve esistere la Notte, così come esiste il Padrone,
così deve esistere Colui che si crede il Padrone.
Ma questa risposta non piacque all'oste che, dopo aver sigillato in un
baule con sette serrature, all'interno di una scatola di piombo a sette
scomparti, dentro un sarcofago a sette lati, dentro una stanza con
sette pareti, il Lumino dell'Eremita, lo sottopose per un inenarrabile
numero di decenni alle corvéè più tristi ed umilianti, più dolorose
e terribili, ma mai, dalla voce della vecchia carta, si sentì un
lamento od un affanno, un gemito od una protesta, egli sfruttava
infatti l'oste per apprendere, e giunse il tempo in cui ritenne di
avere imparato a sufficienza. Così è scritto che, così come esiste
il Padrone, deve esistere Colui che si crede il Padrone, e l'Eremita
era il Padrone, e l'oste era Colui che si crede il Padrone.
Appendice prima parte: Abroiama
Scrivendo il resoconto precedente, mi sono accorto che il nome Abroiama
poteva essere una sorta di rimprovero fattomi dall'Inconscio, ecco
perché:
"Abr " è la sillaba iniziale del nome Abramelin, un nome famoso per
qualunque studioso di Magia.
" O " è una congiunzione che indica opposizione.
" Yama " è il nome di un'eroe della Saga di Dragonlance, sono infatti
sempre stato molto ghiotto di saghe fantasy e di fantascienza. [ Sono
stato molto indeciso se si trattasse del nome " Abroyama ", o "
Abroiama ", il fatto che abbia scelto la " i " potrebbe indicare una
qualche mascheratura o intervento da parte del Super-Io ]
Un'analisi del termine quindi potrebbe significare: stai veramente
studiando la Magia, oppure stai soltanto giocando con cose che non
capisci ?
In questa semplice parola quindi potremmo trovare uno dei sistemi con
cui i Démoni dell'Inconscio cercano di metterci in crisi, di sviarci,
ma anche di controllarci o di impedirci di seguire la Via.
poteva essere una sorta di rimprovero fattomi dall'Inconscio, ecco
perché:
"Abr " è la sillaba iniziale del nome Abramelin, un nome famoso per
qualunque studioso di Magia.
" O " è una congiunzione che indica opposizione.
" Yama " è il nome di un'eroe della Saga di Dragonlance, sono infatti
sempre stato molto ghiotto di saghe fantasy e di fantascienza. [ Sono
stato molto indeciso se si trattasse del nome " Abroyama ", o "
Abroiama ", il fatto che abbia scelto la " i " potrebbe indicare una
qualche mascheratura o intervento da parte del Super-Io ]
Un'analisi del termine quindi potrebbe significare: stai veramente
studiando la Magia, oppure stai soltanto giocando con cose che non
capisci ?
In questa semplice parola quindi potremmo trovare uno dei sistemi con
cui i Démoni dell'Inconscio cercano di metterci in crisi, di sviarci,
ma anche di controllarci o di impedirci di seguire la Via.
Ritiro Magico [ 1ma parte ]
Salute a voi,
che siete Alchimisti nel vostro Sorgere, a voi che siete Alchimisti
nella vostra Forza,
Che attraversate i Cieli Spirituali al levarsi del Sole,
L'immaginazione è a prua nel suo splendore, la Volontà è al timone,
Salute a voi che venite dalle Porte delle Dimore della Notte
Spirituale.
Ed è con questa esortazione a compiere la Grande Opera che, con grande
gioia ed immenso piacere, voglio salutarvi nel mio rientro dal Ritiro
Magico, di cui, come vi dicevo, posso dire sia stato gravido di
conseguenze, che non mancherò di esporvi.
Ecco infatti un breve resoconto di un Ritiro Magico fatto a seguito di
una mia decisamente inopportuna uscita [ lo so, non sarebbe neanche
più il caso di parlarne, tuttavia, essendo stato questo il vero e
proprio tema focale del mio ritiro, allo scopo di capire cosa
esattamente fosse successo, non posso esimermi dal trattare l'argomento
], lo scopo di quanto riporto è, essenzialmente, trarre qualcosa di
interessante o addirittura istruttivo per qualcuno da un'esperienza
effettivamente spiacevole, ovvero, trasformare un metallo vile in oro.
Ma passiamo al resoconto vero e proprio:
Domenica 3-12-2006, Primo Giorno
Quello che mi interessa è innanzitutto proprio immedesimarmi con quel
mio Io psicologico che ha creato la frattura, quindi, dopo averci
pensato un po', decido di darle i connotati di un Elfo Oscuro dalla
pelle brunita, i capelli argentei, gli occhi rossi su uno sfondo
giallastro e venoso, ed armato di una scimitarra rifinita con una
quantità incisiva di rune. Quindi metto mano al Terzo Volume de La
Magia della Golden Dawn di Regardie e procedo al Rituale per la
Trasformazione, risultato: verso la fine della Cerimonia vado a
guardarmi allo specchio e vedo il mio volto confondersi in una miriade
di volti ( è sempre il mio, ma è come se ne avessi una decina che
guardano nelle direzioni più svariate tutti sovrapposti e che si
deformano l'uno con l'altro, poi il processo si ferma un'istante, e poi
ricomincia, fin quando vedo il mio volto coperto da una sorta di "
maschera " molto simile ad una traccia di quelle che la luce lascia
sulla retina, ma scura, a questo punto, convinto che la Cerimonia sia
andata a buon fine, distolgo lo sguardo e torno a completare il lavoro
).
Naturalmente non potevo certo aspettarmi di trasformarmi in senso vero
e proprio, infatti, se fosse così facile, quanti Elfi, Nani e chissà
cos'altro vedremmo durante le nostre passeggiate, considerato che si
tratta di un volume tenuto presso qualunque libreria esoterica ?
comunque, continuo a visualizzarmi come Elfo Scuro per tutta la
giornata, a sera finalmente mi libero di una Forma che sta diventando
ossessiva, tra l'altro, durante la giornata, mi viene spontaneo il nome
dell'Elfo Oscuro, si chiama Abroiama.
E qui siamo alla fine del Primo Giorno.
Lunedì' 4-12-2006, Secondo Giorno
Il secondo giorno di ritiro passa con i consueti impegni lavorativi, a
sera, però, decido di evocare Abroiama; do un'occhiata ad alcuni
grimori, ma nessuno di essi sembra fare al caso mio, quindi decido di
procedere secondo le istruzioni presenti nella Wicca per contattare gli
Dèi, ovvero, semplicemente, di visualizzarli e parlarci.
Questa è la parte che mi ha fatto dubitare di stendere questo
resoconto, in quanto si tratta comunque di un'esperienza intima, ed
essendo Abroiama non particolarmente simpatico, indirettamente
risulterei tale pure io, non essendo Abroiama altro che una mia realtà
psicologica; tuttavia, l'amore per la ricerca deve superare qualunque
altra considerazione, ed è per questo che ho deciso di trascrivere
anche questo; nonostante il tenore del testo sia pari a quello di un
racconto scritto da un narratore esoterico totalmente incapace di
trattare la sua materia, o di una seduta di autoanalisi, spero che
quanto scriverò possa risultare utile a qualcuno, quindi eccomi a
tracciare con il gesso un triangolo ( malfatto ) attorno ad un
incensiere acceso, a tracciarmi un Cerchio ( un po' meglio fatto )
attorno, e ad invocare e a visualizzare l'Elfo Oscuro:
Abroiama: - Cosa vuoi ?
Io: - Salute a te, Abroiama
Abroiama: [ sbatte le palpebre ]
Io: - Qual è la tua funzione, Abroiama ?
Abroiama: - E' quella di proteggerti.
[ A tale proposito ricordo che i Dèmoni possono facilmente ingannare,
ho tenuto presente questa possibilità per tutto il corso del dialogo ]
Io: - Proteggermi ? Mi stai ingannando ?
Abroiama: - No, devo proteggerti.
[ Il Démone, all'interno del Triangolo, che però è malfatto,
dovrebbe essere costretto ad essere sincero. ]
Io: - Proteggermi da cosa ?
Abroiama: - Dalla disillusione, dalla disillusione mortale.
Io: - Il crollo dei sogni ? Delle ambizioni ?
Abroiama: - Più o meno.
Io: - Più o meno ?
Abroiama: - Hai molte ferite, la maggior parte te le sei cercate,
alcune te le hanno inferte, solo un guerriero, tu non morire.
Io: - Spiegati meglio.
Abroiama: - Hai dedicato la tua vita allo studio, la tua opinione deve
prevalere su quella degli altri.
Io: - Perché ?
Abroiama: - Perché diversamente soffriresti troppo, per orgoglio.
Io: - Ma non credi che ora io abbia superato le mie difficoltà
adolescenziali ?
Abroiama: - No
[ Sono seduto all'interno del Cerchio, ed ho male alle gambe, chiedo ad
Abroiama qualche istante di pausa, che mi viene concesso ].
Io: - Grazie, Abroiama, il fatto che tu mi abbia concesso questa pausa
mi fa pensare che tu non sia malvagio completamente.
Abroiama: - Non lo sono, sono un guerriero.
Io: - E a proposito della domanda precedente.
Abroiama: - No
[ Dalla pausa in poi, il Démone sembra dimostrarsi recalcitrante ]
Io: - Tu devi difendermi, giusto ?
Abroiama: - Sì
Io: - Ma così allontani la gente da me, e mi uccidi.
Abroiama: - No, sei abituato alla solitudine.
Io: - Ma io non voglio essere solo
Abroiama: - Ciò nonostante lo sei.
[ Il Démone sembra essere riuscito nel suo compito, il dialogo è in
una fase di stallo, non so come uscirne, passano istanti preziosi,
Abroiama mi guarda ]
Io: - Senti, io non ho bisogno di tutto questo orgoglio, non mi serve.
Abroiama: - Sai già che nel corso del tempo mi sono calmato.
[ Non capisco a cosa si riferisca, ma non faccio domande, credo infatti
che si tratti di un tentativo associativo per sviarmi ]
Io: - Calmati ancora un po' per favore
Abroiama: - La mia scimitarra è al tuo servizio, è la scimitarra
della dialettica, se non la userò, perderà potere, se non la userò,
perderà il filo.
Io: - A cosa mi serve quel filo, se non ho nessuno con cui dialogare ?
Abroiama: - A scrivere.
Io: - Non ho nessuno che mi legga.
[ Il Dèmone ora torna a riuscire nei suoi intenti, è un'altra fase di
stallo, ancora una volta passano istanti preziosi; in questo momento
torno a sentire vivissime quelle Energie che avevo sentito subito dopo
aver tracciato i Simboli Magici a terra, mentre i fumi dell'incenso mi
arrivano addosso ]
Io: - Sei tu il responsabile di alcuni miei atteggiamenti arroganti,
vero ?
Abroiama: - Sì
Io: - Smettila subito, o mi distruggerò.
[ Onestamente, nonostante abbia riletto più volte, trovo questa frase
scritta sul mio taccuino, non riesco tuttavia a comprendere le
motivazioni di essa; forse pulsioni di autodistruzione che sono emerse
nel corso della procedura ? ]
Abroiama: - Farò quel che posso, ma ricorda la mia Natura.
Io: - La tua natura, la devo controllare io.
Ab: [ Tace ]
Io: - Me la concedi una pausa, Abroiama ?
Ab.: No.
Io: - Bene, allora me la prenderò lo stesso.
[ Pausa ]
Io: - Devi calmarti, Abroiama
Abroiama: - No.
Io: - Devi farlo per proteggermi.
Abroiama: [ Silenzio ]
Io: - Spero di averti convinto, se non ci sono riuscito, ti
riconvocherò.
Abroiama: - Bruciami dell'incenso, come dono.
Io: - Lo farò Abroiama.
A questo punto procedo ai Rituali di Bando, non ho ancora bruciato
l'incenso per Abroiama, lo farò domani, l'impressione che mi ha
lasciato questa trascrizione è di un certo dolore, comunque penso di
aver capito alcune cause che, bene o male che sia, erano presenti in
me, presumibilmente come Potenze Inconsce. Per il resto, il
Martedì 5-12-2006, Terzo Giorno
E' stato un giorno di riposo, e non mi sono dedicato ad Attività
Magiche.
che siete Alchimisti nel vostro Sorgere, a voi che siete Alchimisti
nella vostra Forza,
Che attraversate i Cieli Spirituali al levarsi del Sole,
L'immaginazione è a prua nel suo splendore, la Volontà è al timone,
Salute a voi che venite dalle Porte delle Dimore della Notte
Spirituale.
Ed è con questa esortazione a compiere la Grande Opera che, con grande
gioia ed immenso piacere, voglio salutarvi nel mio rientro dal Ritiro
Magico, di cui, come vi dicevo, posso dire sia stato gravido di
conseguenze, che non mancherò di esporvi.
Ecco infatti un breve resoconto di un Ritiro Magico fatto a seguito di
una mia decisamente inopportuna uscita [ lo so, non sarebbe neanche
più il caso di parlarne, tuttavia, essendo stato questo il vero e
proprio tema focale del mio ritiro, allo scopo di capire cosa
esattamente fosse successo, non posso esimermi dal trattare l'argomento
], lo scopo di quanto riporto è, essenzialmente, trarre qualcosa di
interessante o addirittura istruttivo per qualcuno da un'esperienza
effettivamente spiacevole, ovvero, trasformare un metallo vile in oro.
Ma passiamo al resoconto vero e proprio:
Domenica 3-12-2006, Primo Giorno
Quello che mi interessa è innanzitutto proprio immedesimarmi con quel
mio Io psicologico che ha creato la frattura, quindi, dopo averci
pensato un po', decido di darle i connotati di un Elfo Oscuro dalla
pelle brunita, i capelli argentei, gli occhi rossi su uno sfondo
giallastro e venoso, ed armato di una scimitarra rifinita con una
quantità incisiva di rune. Quindi metto mano al Terzo Volume de La
Magia della Golden Dawn di Regardie e procedo al Rituale per la
Trasformazione, risultato: verso la fine della Cerimonia vado a
guardarmi allo specchio e vedo il mio volto confondersi in una miriade
di volti ( è sempre il mio, ma è come se ne avessi una decina che
guardano nelle direzioni più svariate tutti sovrapposti e che si
deformano l'uno con l'altro, poi il processo si ferma un'istante, e poi
ricomincia, fin quando vedo il mio volto coperto da una sorta di "
maschera " molto simile ad una traccia di quelle che la luce lascia
sulla retina, ma scura, a questo punto, convinto che la Cerimonia sia
andata a buon fine, distolgo lo sguardo e torno a completare il lavoro
).
Naturalmente non potevo certo aspettarmi di trasformarmi in senso vero
e proprio, infatti, se fosse così facile, quanti Elfi, Nani e chissà
cos'altro vedremmo durante le nostre passeggiate, considerato che si
tratta di un volume tenuto presso qualunque libreria esoterica ?
comunque, continuo a visualizzarmi come Elfo Scuro per tutta la
giornata, a sera finalmente mi libero di una Forma che sta diventando
ossessiva, tra l'altro, durante la giornata, mi viene spontaneo il nome
dell'Elfo Oscuro, si chiama Abroiama.
E qui siamo alla fine del Primo Giorno.
Lunedì' 4-12-2006, Secondo Giorno
Il secondo giorno di ritiro passa con i consueti impegni lavorativi, a
sera, però, decido di evocare Abroiama; do un'occhiata ad alcuni
grimori, ma nessuno di essi sembra fare al caso mio, quindi decido di
procedere secondo le istruzioni presenti nella Wicca per contattare gli
Dèi, ovvero, semplicemente, di visualizzarli e parlarci.
Questa è la parte che mi ha fatto dubitare di stendere questo
resoconto, in quanto si tratta comunque di un'esperienza intima, ed
essendo Abroiama non particolarmente simpatico, indirettamente
risulterei tale pure io, non essendo Abroiama altro che una mia realtà
psicologica; tuttavia, l'amore per la ricerca deve superare qualunque
altra considerazione, ed è per questo che ho deciso di trascrivere
anche questo; nonostante il tenore del testo sia pari a quello di un
racconto scritto da un narratore esoterico totalmente incapace di
trattare la sua materia, o di una seduta di autoanalisi, spero che
quanto scriverò possa risultare utile a qualcuno, quindi eccomi a
tracciare con il gesso un triangolo ( malfatto ) attorno ad un
incensiere acceso, a tracciarmi un Cerchio ( un po' meglio fatto )
attorno, e ad invocare e a visualizzare l'Elfo Oscuro:
Abroiama: - Cosa vuoi ?
Io: - Salute a te, Abroiama
Abroiama: [ sbatte le palpebre ]
Io: - Qual è la tua funzione, Abroiama ?
Abroiama: - E' quella di proteggerti.
[ A tale proposito ricordo che i Dèmoni possono facilmente ingannare,
ho tenuto presente questa possibilità per tutto il corso del dialogo ]
Io: - Proteggermi ? Mi stai ingannando ?
Abroiama: - No, devo proteggerti.
[ Il Démone, all'interno del Triangolo, che però è malfatto,
dovrebbe essere costretto ad essere sincero. ]
Io: - Proteggermi da cosa ?
Abroiama: - Dalla disillusione, dalla disillusione mortale.
Io: - Il crollo dei sogni ? Delle ambizioni ?
Abroiama: - Più o meno.
Io: - Più o meno ?
Abroiama: - Hai molte ferite, la maggior parte te le sei cercate,
alcune te le hanno inferte, solo un guerriero, tu non morire.
Io: - Spiegati meglio.
Abroiama: - Hai dedicato la tua vita allo studio, la tua opinione deve
prevalere su quella degli altri.
Io: - Perché ?
Abroiama: - Perché diversamente soffriresti troppo, per orgoglio.
Io: - Ma non credi che ora io abbia superato le mie difficoltà
adolescenziali ?
Abroiama: - No
[ Sono seduto all'interno del Cerchio, ed ho male alle gambe, chiedo ad
Abroiama qualche istante di pausa, che mi viene concesso ].
Io: - Grazie, Abroiama, il fatto che tu mi abbia concesso questa pausa
mi fa pensare che tu non sia malvagio completamente.
Abroiama: - Non lo sono, sono un guerriero.
Io: - E a proposito della domanda precedente.
Abroiama: - No
[ Dalla pausa in poi, il Démone sembra dimostrarsi recalcitrante ]
Io: - Tu devi difendermi, giusto ?
Abroiama: - Sì
Io: - Ma così allontani la gente da me, e mi uccidi.
Abroiama: - No, sei abituato alla solitudine.
Io: - Ma io non voglio essere solo
Abroiama: - Ciò nonostante lo sei.
[ Il Démone sembra essere riuscito nel suo compito, il dialogo è in
una fase di stallo, non so come uscirne, passano istanti preziosi,
Abroiama mi guarda ]
Io: - Senti, io non ho bisogno di tutto questo orgoglio, non mi serve.
Abroiama: - Sai già che nel corso del tempo mi sono calmato.
[ Non capisco a cosa si riferisca, ma non faccio domande, credo infatti
che si tratti di un tentativo associativo per sviarmi ]
Io: - Calmati ancora un po' per favore
Abroiama: - La mia scimitarra è al tuo servizio, è la scimitarra
della dialettica, se non la userò, perderà potere, se non la userò,
perderà il filo.
Io: - A cosa mi serve quel filo, se non ho nessuno con cui dialogare ?
Abroiama: - A scrivere.
Io: - Non ho nessuno che mi legga.
[ Il Dèmone ora torna a riuscire nei suoi intenti, è un'altra fase di
stallo, ancora una volta passano istanti preziosi; in questo momento
torno a sentire vivissime quelle Energie che avevo sentito subito dopo
aver tracciato i Simboli Magici a terra, mentre i fumi dell'incenso mi
arrivano addosso ]
Io: - Sei tu il responsabile di alcuni miei atteggiamenti arroganti,
vero ?
Abroiama: - Sì
Io: - Smettila subito, o mi distruggerò.
[ Onestamente, nonostante abbia riletto più volte, trovo questa frase
scritta sul mio taccuino, non riesco tuttavia a comprendere le
motivazioni di essa; forse pulsioni di autodistruzione che sono emerse
nel corso della procedura ? ]
Abroiama: - Farò quel che posso, ma ricorda la mia Natura.
Io: - La tua natura, la devo controllare io.
Ab: [ Tace ]
Io: - Me la concedi una pausa, Abroiama ?
Ab.: No.
Io: - Bene, allora me la prenderò lo stesso.
[ Pausa ]
Io: - Devi calmarti, Abroiama
Abroiama: - No.
Io: - Devi farlo per proteggermi.
Abroiama: [ Silenzio ]
Io: - Spero di averti convinto, se non ci sono riuscito, ti
riconvocherò.
Abroiama: - Bruciami dell'incenso, come dono.
Io: - Lo farò Abroiama.
A questo punto procedo ai Rituali di Bando, non ho ancora bruciato
l'incenso per Abroiama, lo farò domani, l'impressione che mi ha
lasciato questa trascrizione è di un certo dolore, comunque penso di
aver capito alcune cause che, bene o male che sia, erano presenti in
me, presumibilmente come Potenze Inconsce. Per il resto, il
Martedì 5-12-2006, Terzo Giorno
E' stato un giorno di riposo, e non mi sono dedicato ad Attività
Magiche.
La Consapevolezza e i Riti: due strade diverse per la stessa mèta
nell'ambiente esoterico, molto spesso chi pratica la Consapevolezza (
scuola di Gurdjieff ) non è generalmente interessato al Rituale,
mentre chi pratica il Rituale guarda spesso con sufficienza la
Consapevolezza; ma perché ? E, soprattutto, quali sono le differenze
ed i punti in comune ?
Partiamo dal presupposto che l'Alta Magia sia una forma particolare di
Autoconoscenza, un'elevata forma di autoanalisi psicologica.
La Consapevolezza ci aiuta, a differenza dello stato comune di
identificazione, a vedere i nostri difetti, i nostri errori, le nostre
mancanze quotidiane ( a tal proposito io consiglierei, a fianco alla
lettura dell'opera di Ouspensky, e di Gurdjieff, l'indimenticabile "
Psicopatologia della vita quotidiana " del dottor Freud ), e,
soprattutto, a correggerle, si tratta insomma di un metodo pratico ed
efficace per affrontare i nostri " démoni " sul campo.
La pratica della Magia Rituale, invece, ci aiuta a metterci a contatto
con le Energie Psicologiche che questi errori determinano, si tratta
insomma non di affrontare il castello con un assalto frontale, ma con
un assedio in attesa di trovare un modo, con un inglesismo efficace si
direbbe " di stealth ", per entrarvi; inoltre, il Mago abitualmente
tiene un Diario Magico, che basicalmente consisterebbe in una sorta di
" consapevolezza a posteriori ".
Fine dunque della Consapevolezza e dell'Alta Magia è dunque quello
dell'Autoconoscenza, il cui primo, importantissimo risultato, è vedere
quello che in noi non ci piace, e di cambiarlo ( e questa seconda
parte, che si potrebbe quasi dire di " coagula ", non è affatto facile
da praticare, io mi sono accorto di portare ancora oggi difetti che ho
fatto fatica ad emendare se non altro in buona parte ); se funzionano
bene separate, io credo che a maggior ragione dovrebbero funzionare
meglio se adottate insieme.
L'invito di questo post è dunque quello di non guardare con
sufficienza a nessuno dei due percorsi ma, qualora sia possibile,
praticarli entrambi.
scuola di Gurdjieff ) non è generalmente interessato al Rituale,
mentre chi pratica il Rituale guarda spesso con sufficienza la
Consapevolezza; ma perché ? E, soprattutto, quali sono le differenze
ed i punti in comune ?
Partiamo dal presupposto che l'Alta Magia sia una forma particolare di
Autoconoscenza, un'elevata forma di autoanalisi psicologica.
La Consapevolezza ci aiuta, a differenza dello stato comune di
identificazione, a vedere i nostri difetti, i nostri errori, le nostre
mancanze quotidiane ( a tal proposito io consiglierei, a fianco alla
lettura dell'opera di Ouspensky, e di Gurdjieff, l'indimenticabile "
Psicopatologia della vita quotidiana " del dottor Freud ), e,
soprattutto, a correggerle, si tratta insomma di un metodo pratico ed
efficace per affrontare i nostri " démoni " sul campo.
La pratica della Magia Rituale, invece, ci aiuta a metterci a contatto
con le Energie Psicologiche che questi errori determinano, si tratta
insomma non di affrontare il castello con un assalto frontale, ma con
un assedio in attesa di trovare un modo, con un inglesismo efficace si
direbbe " di stealth ", per entrarvi; inoltre, il Mago abitualmente
tiene un Diario Magico, che basicalmente consisterebbe in una sorta di
" consapevolezza a posteriori ".
Fine dunque della Consapevolezza e dell'Alta Magia è dunque quello
dell'Autoconoscenza, il cui primo, importantissimo risultato, è vedere
quello che in noi non ci piace, e di cambiarlo ( e questa seconda
parte, che si potrebbe quasi dire di " coagula ", non è affatto facile
da praticare, io mi sono accorto di portare ancora oggi difetti che ho
fatto fatica ad emendare se non altro in buona parte ); se funzionano
bene separate, io credo che a maggior ragione dovrebbero funzionare
meglio se adottate insieme.
L'invito di questo post è dunque quello di non guardare con
sufficienza a nessuno dei due percorsi ma, qualora sia possibile,
praticarli entrambi.
Israel Regardie: perché è così importante ?
Tolti gli altri grandi capolavori di questo autore ( The Tree of Life,
The Middle Pillar, Il Giardino dei Melograni, etc. ), vi parlerò
quindi de La Magia della Golden Dawn; mi sembra opportuno, però,
sottolineare come Regardie non sia propriamente un Maestro, a lui,
almeno a quanto ne so, non si deve infatti alcunché di nuovo.
Tuttavia, egli dedicò la propria vita alla diffusione della conoscenza
a proposito di questo importante Ordine Ermetico; se non fu un Maestro,
dunque, fu sicuramente un grand'uomo.
Ecco i contenuti de La Magia della Golden Dawn, o almeno quelli che
imho sono i più interessanti:
Vol. I, I fondamenti della Qabbalah, un'istruzione sulle Colonne ed una
sulla condotta generale e la purificazione dell'anima, i diagrammi
cabalistici e la loro spiegazione, funzioni dei Regni Cabalistici.
Vol. II, Questo volume raccoglie tutte le Iniziazioni ed alcune altre
importanti Cerimonie.
Vol. III, E' il volume più pratico: comprende infatti i numerosi
Rituali del Pentagramma e dell'Esagramma, le istruzioni per la
costruzione e la consacrazione degli Strumenti Elementali,
un'infornazione sulle conoscenze da acquisire, e, tra l'altro, alcune
importanti cerimonie come:
. La Cerimonia per la Trasformazione
. La Cerimonia per lo Sviluppo Spirituale
. La Cerimonia per la Divinazione
. La Cerimonia per l'Evocazione
Vol. IV, Questo volume costituisce una vera e propria enciclopedia
esoterica: dai Tattwa ai Tarocchi, dalla Geomanzia al Linguaggio
Enochiano, tutto è trattato in questo volume formidabile con un certo
dettaglio e grande profondità.
Tuttavia, nonostante questi quattro volumi siano di importanza
straordinaria, la trattazione in essi non è completa: quali Rituali
dobbiamo compiere per prepararci ad un Rituale Maggiore dell'Esagramma
per le Potenze di Venere ? E in che ordine ? In che frangente del
Rituale dobbiamo rivolgergi alle Potenze Angeliche ? O tracciarne i
Sigilli ?
Per ovviare a queste carenze, possiamo rivolgerci all'ottimo testo di
David Griffin, The Ritual Magic Manual, che va a risolvere tutte queste
difficoltà presenti nel testo di Regardie, e molte altre.
In ultima analisi, se a questi cinque volumi vorrete aggiungere The
Magical Tattwa Cards del Dr.John Mumford, avrete a disposizione una
piccola biblioteca che vi permetterà di studiare in modo completo e
approfondito l'intero sistema magico della Golden Dawn, uno tra i più
importanti Ordini Ermetici che l'Occidente abbia mai conosciuto.
The Middle Pillar, Il Giardino dei Melograni, etc. ), vi parlerò
quindi de La Magia della Golden Dawn; mi sembra opportuno, però,
sottolineare come Regardie non sia propriamente un Maestro, a lui,
almeno a quanto ne so, non si deve infatti alcunché di nuovo.
Tuttavia, egli dedicò la propria vita alla diffusione della conoscenza
a proposito di questo importante Ordine Ermetico; se non fu un Maestro,
dunque, fu sicuramente un grand'uomo.
Ecco i contenuti de La Magia della Golden Dawn, o almeno quelli che
imho sono i più interessanti:
Vol. I, I fondamenti della Qabbalah, un'istruzione sulle Colonne ed una
sulla condotta generale e la purificazione dell'anima, i diagrammi
cabalistici e la loro spiegazione, funzioni dei Regni Cabalistici.
Vol. II, Questo volume raccoglie tutte le Iniziazioni ed alcune altre
importanti Cerimonie.
Vol. III, E' il volume più pratico: comprende infatti i numerosi
Rituali del Pentagramma e dell'Esagramma, le istruzioni per la
costruzione e la consacrazione degli Strumenti Elementali,
un'infornazione sulle conoscenze da acquisire, e, tra l'altro, alcune
importanti cerimonie come:
. La Cerimonia per la Trasformazione
. La Cerimonia per lo Sviluppo Spirituale
. La Cerimonia per la Divinazione
. La Cerimonia per l'Evocazione
Vol. IV, Questo volume costituisce una vera e propria enciclopedia
esoterica: dai Tattwa ai Tarocchi, dalla Geomanzia al Linguaggio
Enochiano, tutto è trattato in questo volume formidabile con un certo
dettaglio e grande profondità.
Tuttavia, nonostante questi quattro volumi siano di importanza
straordinaria, la trattazione in essi non è completa: quali Rituali
dobbiamo compiere per prepararci ad un Rituale Maggiore dell'Esagramma
per le Potenze di Venere ? E in che ordine ? In che frangente del
Rituale dobbiamo rivolgergi alle Potenze Angeliche ? O tracciarne i
Sigilli ?
Per ovviare a queste carenze, possiamo rivolgerci all'ottimo testo di
David Griffin, The Ritual Magic Manual, che va a risolvere tutte queste
difficoltà presenti nel testo di Regardie, e molte altre.
In ultima analisi, se a questi cinque volumi vorrete aggiungere The
Magical Tattwa Cards del Dr.John Mumford, avrete a disposizione una
piccola biblioteca che vi permetterà di studiare in modo completo e
approfondito l'intero sistema magico della Golden Dawn, uno tra i più
importanti Ordini Ermetici che l'Occidente abbia mai conosciuto.
L'Angelo Custode mi ha messo alla prova ?
...Lascia che l'influenza dei Divini discenda sulla mia testa e mi
insegni il valore dell'autosacrificio, cosicché io non indietreggi
nell'ora della prova, ma possa invece il mio Nome essere scritto
nell'alto, e il mio Genio ergersi alla presenza dei Santi...
Dal Rituale dell'Eucaristia Magica della Golden Dawn
Nella mia limitatezza umana, ho sempre pensato all'autosacrificio come
sacrificare la propria vita per salvarne un'altra, oppure riordinare la
propria personalità ( in senso gurdjieffiano ) allo scopo di
permettere ad uno Spirito Elevato di manifestarsi in noi.
La mente inconscia è la nostra pura essenza, ciò che noi siamo
realmente, ed è per questo che ho meditato a lungo se redarre questo
post oppure no, tuttavia, la conoscenza alla quale ritengo di avere
attinto, sia pure solo in un sogno, e soprattutto senza alcun merito da
parte mia, è troppo elevata, almeno a mio avviso, per commettere
l'atto egoistico di tenerla esclusivamente per me; andiamo avanti
dunque, e vediamo perché ritengo che questa situazione onirica sia
stata dettata dall'Angelo Custode, e perché io ritenga di avere
fallito miseramente, e, se vogliamo, vergognosamente.
In sogno, una donna mi convince ad andare a rubare in un supermercato,
io sono un ex taccheggiatore che ha deciso di smettere per paura delle
conseguenze, ma lei insiste e riesce nel suo intento, spettatore
passivo è una figura che posso tranquillamente riconoscere come un
Angelo ( non per la presenza di ali, bagliori, o simili, ma per altri
motivi ).
Così, la seguo, ma veniamo entrambi catturati dalle guardie, tuttavia,
approfittando di un momento di distrazione da parte loro, io riesco a
scappare.
Il sogno prosegue: durante il percorso di ritorno, l'Angelo mi
raggiunge, e mi dice che devo assolutamente tornare indietro, che se
non lo farò, la punizione prevista per me dalle guardie in quanto
persona conosciuta e non grata ( essere buttato nelle celle in fondo
alle carceri, assieme ai peggiori detenuti immaginabili ), verrà
subita dalla donna che mi accompagnava ( che, a tutti gli effetti, è
la reale responsabile del furto ).
Io rifiuto perché ho troppa paura, e l'Angelo mi risponde: - Ah, sei
così ! ( E vi assicuro che, per quanto si tratti " solamente " di un
sogno, queste parole riecheggeranno a lungo, se non per sempre, nelle
mie orecchie ).
Torno a casa in preda al terrore, guardo l'orologio, che segna le
11.00, e poi mi sveglio ( probabilmente questo sottintende che ho avuto
tutto il tempo per prendere la mia decisione, e che ho scelto in modo
totalmente egoistico secondo un principio basato sulla responsabilità,
e non sull'autosacrificio ).
Mi sveglio in preda all'angoscia, ho molta paura, e solo col tempo
questa cede il passo ad un profondo dolore: mi sono dimostrato indegno
! Sicuramente continuerò a praticare la Magia e la Preghiera, ma con
un più profondo senso di indegnità rispetto ad esse e agli
insegnamenti in esse contenuti.
Quanto è terribile il percorso dell'autoconoscenza, e quanto è più
facile non crederci ! Se avessi accettato di tornare indietro, ora
forse avrei ceduto il mio corpo ( Il Tempio ) ad uno Spirito
Illuminato, ma ho fallito, e non so se in futuro avrò un'altra, tale,
occasione.
O, forse, era solo un sogno..........
insegni il valore dell'autosacrificio, cosicché io non indietreggi
nell'ora della prova, ma possa invece il mio Nome essere scritto
nell'alto, e il mio Genio ergersi alla presenza dei Santi...
Dal Rituale dell'Eucaristia Magica della Golden Dawn
Nella mia limitatezza umana, ho sempre pensato all'autosacrificio come
sacrificare la propria vita per salvarne un'altra, oppure riordinare la
propria personalità ( in senso gurdjieffiano ) allo scopo di
permettere ad uno Spirito Elevato di manifestarsi in noi.
La mente inconscia è la nostra pura essenza, ciò che noi siamo
realmente, ed è per questo che ho meditato a lungo se redarre questo
post oppure no, tuttavia, la conoscenza alla quale ritengo di avere
attinto, sia pure solo in un sogno, e soprattutto senza alcun merito da
parte mia, è troppo elevata, almeno a mio avviso, per commettere
l'atto egoistico di tenerla esclusivamente per me; andiamo avanti
dunque, e vediamo perché ritengo che questa situazione onirica sia
stata dettata dall'Angelo Custode, e perché io ritenga di avere
fallito miseramente, e, se vogliamo, vergognosamente.
In sogno, una donna mi convince ad andare a rubare in un supermercato,
io sono un ex taccheggiatore che ha deciso di smettere per paura delle
conseguenze, ma lei insiste e riesce nel suo intento, spettatore
passivo è una figura che posso tranquillamente riconoscere come un
Angelo ( non per la presenza di ali, bagliori, o simili, ma per altri
motivi ).
Così, la seguo, ma veniamo entrambi catturati dalle guardie, tuttavia,
approfittando di un momento di distrazione da parte loro, io riesco a
scappare.
Il sogno prosegue: durante il percorso di ritorno, l'Angelo mi
raggiunge, e mi dice che devo assolutamente tornare indietro, che se
non lo farò, la punizione prevista per me dalle guardie in quanto
persona conosciuta e non grata ( essere buttato nelle celle in fondo
alle carceri, assieme ai peggiori detenuti immaginabili ), verrà
subita dalla donna che mi accompagnava ( che, a tutti gli effetti, è
la reale responsabile del furto ).
Io rifiuto perché ho troppa paura, e l'Angelo mi risponde: - Ah, sei
così ! ( E vi assicuro che, per quanto si tratti " solamente " di un
sogno, queste parole riecheggeranno a lungo, se non per sempre, nelle
mie orecchie ).
Torno a casa in preda al terrore, guardo l'orologio, che segna le
11.00, e poi mi sveglio ( probabilmente questo sottintende che ho avuto
tutto il tempo per prendere la mia decisione, e che ho scelto in modo
totalmente egoistico secondo un principio basato sulla responsabilità,
e non sull'autosacrificio ).
Mi sveglio in preda all'angoscia, ho molta paura, e solo col tempo
questa cede il passo ad un profondo dolore: mi sono dimostrato indegno
! Sicuramente continuerò a praticare la Magia e la Preghiera, ma con
un più profondo senso di indegnità rispetto ad esse e agli
insegnamenti in esse contenuti.
Quanto è terribile il percorso dell'autoconoscenza, e quanto è più
facile non crederci ! Se avessi accettato di tornare indietro, ora
forse avrei ceduto il mio corpo ( Il Tempio ) ad uno Spirito
Illuminato, ma ho fallito, e non so se in futuro avrò un'altra, tale,
occasione.
O, forse, era solo un sogno..........
In libreria
un libro interessante questo " La Kabbala e la Magia Goetica " di
Thomas Karlsson, Ed. Athanòr, prezzo 13,50; per circa 6,7centesimi a
pagina, infatti, avremo preso possesso di un volume che tratta in modo
esauriente l'albero oscuro delle Qlipoth, ossia l'inverso dell'albero
della vita; un argomento per lo più taciuto dagli altri autori
qabbalistici, e molto interessante.
Anche i fondamenti della Kabbala sono esposti con precisione ed
attenzione, non dimenticando i fattori salienti della storia delle
emanazioni secondo i più importanti cabalisti.
Esiste anche una sezione pratica comprensiva di una serie di
Invocazioni e, soprattutto, spiegazioni dettagliate su tutti i
possibili ed immaginabili, almeno a mio avviso, metodi di evocazione,
dai più classici ai più moderni, come questo, ad es:
- Gli esercizi di visualizzazione sono anche un buon metodo per
contattare la forza rappresentata dal demone. Le descrizioni dei
demoni nella Goetia possono servire come base per la visualizzazione:
Asmoday viene visualizzato come una figura con tre teste, delle quali
una è di bue, l'altra umana e la terza è d'ariete, e con la coda di
serpente.
Il libro è corredato da una serie di illustrazioni suggestive e da un
esercizio di visualizzazione veramente gotico che ho provato questo
pomeriggio, con il risultato di sentire una vera e propria scossa
nella zona del cervelletto ( " cervello rettiliano " ? ), seguita da
una leggera convulsione del corpo. Insomma, se doveva scattare
qualcosa, è scattato di sicuro; piccola controindicazione:, almeno nel
mio caso, carattere leggermente " alterabile " per tutto il
pomeriggio, con conseguenti difficoltà di relazione sul lavoro;
insomma, se proprio dovete provare, provate in un pomeriggio libero,
durante una vacanza o un permesso.
Thomas Karlsson, Ed. Athanòr, prezzo 13,50; per circa 6,7centesimi a
pagina, infatti, avremo preso possesso di un volume che tratta in modo
esauriente l'albero oscuro delle Qlipoth, ossia l'inverso dell'albero
della vita; un argomento per lo più taciuto dagli altri autori
qabbalistici, e molto interessante.
Anche i fondamenti della Kabbala sono esposti con precisione ed
attenzione, non dimenticando i fattori salienti della storia delle
emanazioni secondo i più importanti cabalisti.
Esiste anche una sezione pratica comprensiva di una serie di
Invocazioni e, soprattutto, spiegazioni dettagliate su tutti i
possibili ed immaginabili, almeno a mio avviso, metodi di evocazione,
dai più classici ai più moderni, come questo, ad es:
- Gli esercizi di visualizzazione sono anche un buon metodo per
contattare la forza rappresentata dal demone. Le descrizioni dei
demoni nella Goetia possono servire come base per la visualizzazione:
Asmoday viene visualizzato come una figura con tre teste, delle quali
una è di bue, l'altra umana e la terza è d'ariete, e con la coda di
serpente.
Il libro è corredato da una serie di illustrazioni suggestive e da un
esercizio di visualizzazione veramente gotico che ho provato questo
pomeriggio, con il risultato di sentire una vera e propria scossa
nella zona del cervelletto ( " cervello rettiliano " ? ), seguita da
una leggera convulsione del corpo. Insomma, se doveva scattare
qualcosa, è scattato di sicuro; piccola controindicazione:, almeno nel
mio caso, carattere leggermente " alterabile " per tutto il
pomeriggio, con conseguenti difficoltà di relazione sul lavoro;
insomma, se proprio dovete provare, provate in un pomeriggio libero,
durante una vacanza o un permesso.
Due interessanti invocazioni
Finalmente terminato il lavoro sulla Golden Dawn, mi sto dedicando a
qualcosa di più impegnativo, ovvero agli antichi Grimori, più
precisamente il Lemegeton.
Avendo bisogno di un consiglio da parte del demone Amon, ho provato
dapprima a visualizzarlo nel suo aspetto di lupo con coda di serpente,
all'interno di un triangolo di luce blu, e me stesso protetto da un
cerchio anch'esso di luce blu con attorno i nomi divini del Rituale
Minore del Pentagramma, operazione effettuata completamente nel mio "
Tempio Astrale " , recitando questo mantra:
- Protetto dal Cerchio in astral loco,
Grande Dèmone Amon, io ti invoco.
Il risultato è stato un divertente sogno, in cui assieme ad alcune
streghe ed angeli, tentavamo di fermare un dèmone il cui scopo era
quello di accoppiarsi con le entità angeliche per dare origine a un
super-dèmone. Il diavoletto in questione strisciava su una quantità di
tentacoli ( quindi non somigliava alla descrizione data nel Lemegeton,
ma questa parrebbe essere la normalità ), aveva aspetto dal tronco in
su di perfetto dèmone medievale, e scagliava fulmini dalle mani, uno
dei quali ho evitato proprio di striscio, prima che la visione si
interrompesse senza che ancora io sappia se " siamo " riusciti " a
fermarlo; avendo a suo modo questo sogno a che fare con l'" Amore "
penso proprio che sia effettivamente stato ispirato dal demone Amon,
per motivi tutti suoi.
Tra parentesi, chiaramente mi ero preparato il Lamen da portare a mo'
di collana.
Se non altro l'esperienza è stata divertente, ma non soddisfaceva il
mio bisogno di un consiglio, quindi sono ripartito ponendomi in
posizione del loto ( nell'esperienza precedente ero sdraiato ), e
meditando questa volta sul sigillo ( ormai erano le 4.00 di notte e
cominciavo ad aver voglia di andare a dormire ) dopo qualche tempo mi
è comparso una visione di un luogo dove andare, e che non è neanche
tanto lontano da casa mia, purtroppo non credo che questo mi sarà
molto utile, in quanto, essendosi interrotta la visione pressoché in
un attimo, non saprò come comportarmi quando sarò lì, cmq sicuramente
ci andrò per vederne gli sviluppi, se accadrà qualcosa di magico,
vi riferirò ogni evento dettagliatamente, ma è molto difficile,
essendosi appunto questa visione dissoltasi in circa 1 secondo.
qualcosa di più impegnativo, ovvero agli antichi Grimori, più
precisamente il Lemegeton.
Avendo bisogno di un consiglio da parte del demone Amon, ho provato
dapprima a visualizzarlo nel suo aspetto di lupo con coda di serpente,
all'interno di un triangolo di luce blu, e me stesso protetto da un
cerchio anch'esso di luce blu con attorno i nomi divini del Rituale
Minore del Pentagramma, operazione effettuata completamente nel mio "
Tempio Astrale " , recitando questo mantra:
- Protetto dal Cerchio in astral loco,
Grande Dèmone Amon, io ti invoco.
Il risultato è stato un divertente sogno, in cui assieme ad alcune
streghe ed angeli, tentavamo di fermare un dèmone il cui scopo era
quello di accoppiarsi con le entità angeliche per dare origine a un
super-dèmone. Il diavoletto in questione strisciava su una quantità di
tentacoli ( quindi non somigliava alla descrizione data nel Lemegeton,
ma questa parrebbe essere la normalità ), aveva aspetto dal tronco in
su di perfetto dèmone medievale, e scagliava fulmini dalle mani, uno
dei quali ho evitato proprio di striscio, prima che la visione si
interrompesse senza che ancora io sappia se " siamo " riusciti " a
fermarlo; avendo a suo modo questo sogno a che fare con l'" Amore "
penso proprio che sia effettivamente stato ispirato dal demone Amon,
per motivi tutti suoi.
Tra parentesi, chiaramente mi ero preparato il Lamen da portare a mo'
di collana.
Se non altro l'esperienza è stata divertente, ma non soddisfaceva il
mio bisogno di un consiglio, quindi sono ripartito ponendomi in
posizione del loto ( nell'esperienza precedente ero sdraiato ), e
meditando questa volta sul sigillo ( ormai erano le 4.00 di notte e
cominciavo ad aver voglia di andare a dormire ) dopo qualche tempo mi
è comparso una visione di un luogo dove andare, e che non è neanche
tanto lontano da casa mia, purtroppo non credo che questo mi sarà
molto utile, in quanto, essendosi interrotta la visione pressoché in
un attimo, non saprò come comportarmi quando sarò lì, cmq sicuramente
ci andrò per vederne gli sviluppi, se accadrà qualcosa di magico,
vi riferirò ogni evento dettagliatamente, ma è molto difficile,
essendosi appunto questa visione dissoltasi in circa 1 secondo.
Sephiroth, Qlipoth, l'Universo Uomo
Penso sia venuto il momento di esporre in dettaglio i miei risultati
nel campo magico, cosa spero di ottenere, cosa ho ottenuto, e più in
particolare una certa visione del mondo, che decido di riportare ora,
a poca distanza dall'Autoiniziazione a 5=6 dell'Ordine Ermetico
dell'Alba Dorata, il grado di Zelator Adeptus Minor, un grado così
importante che non si può avanzare oltre, finché non si ottenga la
Conoscenza di, e la Conversazione con, il Santo Angelo Guardiano.
A tale proposito, noto come il segreto sia, anche volendo, non
riportabile in scritti di alcun tipo, essendo legato alla
comunicazione con le " Potenze Angeliche ", diverso per ogni persona,
verso la quale si può soltanto essere istradati ( e da qui il motivo
della liberazione dal vincolo del silenzio fino al Sole di
Tiphareth. )
Ora, il punto è che, da un'analisi appropriata delle fonti gnostiche,
risulta che Abraxas, il demone demiurgo, non sia altri che il sole
( che qabbalisticamente parlando riporta proprio il numero 666 ), il
quale, di fatto, è l'astro che permette la vita sulla terra.
Usurpatore del potere del Dio supremo, dunque, allo stesso modo in cui
secondo la disciplina esoterica la mente conscia è il dispotico
usurpatore di una coscienza più alta ( a tale proposito vedere le
Baccanti, in particolare nella versione di Israel Regardie, in " Magia
Cerimoniale " ).
Allo stesso modo, nell'uomo " materiale ", il cuore, il " sole di
Tiphareth ", è l'usurpatore delle funzioni più alte dell'anima, che
vengono, per così dire, ripristinate mediante l'educazione e la
conoscenza; un uomo civile, più evoluto dell'uomo naturale, non
reagirà più d'istinto seguendo i sentimenti ( il " cuore " ) ma
un'opportuna valutazione delle circostanze permessa dalle funzioni
dell'anima ( a tale proposito vedasi la sezione relativa al Gom Jabbar
in quello straordinario capolavoro iniziatico che è la saga di " Dune
" di Frank Herbert )
Dunque perché cercare la religione originale attraverso le
corrispondenze nei fatti attribuiti alle divinità ? Ma perché essa
risponde ai movimenti degli astri nel cieli, i quali a loro volta
rispondono alle necessità dell'anima nell'uomo.
Cosa si compie nelle prime iniziazioni ?? Una scalata dell'uomo
materiale verso qualcosa di più alto, Malkuth corrisponde ai piedi,
Yesod e Hod alle gambe, Netzach agli organi riproduttivi ed escretori,
Ti'phareth, finalmente, al cuore, prendendo così coscienza del proprio
basso destino e della propria futilità ed esistenza deprimente, perché
solo chi conosce davvero se stesso potrà aspirare qualcosa di più
alto.
Non si supera dunque l'usurpatore, né lo si vince, ma ci si accorge di
quanto a propria futilità, a un dipresso, sia quella dell'intero
universo e dell'esistenza tutta, di come le leggi naturali a cui siamo
soggetti siamo sempre le stesse cambiando solo in proporzione,
dell'infelicità generale, dell'apparente impossibilità di cambiare le
cose, ci si accorge, inoltre, della propria " animalità ".
Quante false ambizioni, quante speranze, quanti desideri insoddisfatti
e pieni di dolore decadono come scorie in questo percorso, andando a
riordinarsi come " involucri " nel nostro personale albero qlipothico,
ma riordinandosi ed integrandosi al loro giusto posto nell'anima, e
che rassegnazione, quando si giunge a contemplare e comprendere la
prima parte del famoso detto del Buddha: - Io vi insegno la verità
della sofferenza, io vi insegno che tutto è sofferenza.
Così il cattivo demiurgo è il cuore e l'esistenza animale, che la
maggior parte degli uomini non riconosce, e non riconoscendo il
tiranno rimane ad esso soggetta, così il cattivo demiurgo è il sole
che vigila dall'alto sulla sua prigione, così il cattivo demiurgo è la
mente conscia, meccanica e ripetitiva; non per spezzare le catene alle
quali ci tiene avvinti, ma per conoscerle e tentarne i punti deboli,
per saggiarle, sono utili le iniziazioni fino a Tiphareth, in cui ci
si confronta con il cattivo demiurgo, così come è buon supporto una
terapia psicanalitica.
Ma c'è qualcosa più in alto ? C'è qualcosa più in basso ? Più in alto
si trovano le Sephiroth superiori, inaccessibili all'uomo comune, più
in basso esiste l'albero qlipothico, di cui un grande filosofo, forse
involontariamente, definì l'essenza in questi termini di grande
effetto:
- Ma se tu a lungo guarderai dentro l'Abisso,
ricordati che anche l'Abisso scruterà dentro di te.
nel campo magico, cosa spero di ottenere, cosa ho ottenuto, e più in
particolare una certa visione del mondo, che decido di riportare ora,
a poca distanza dall'Autoiniziazione a 5=6 dell'Ordine Ermetico
dell'Alba Dorata, il grado di Zelator Adeptus Minor, un grado così
importante che non si può avanzare oltre, finché non si ottenga la
Conoscenza di, e la Conversazione con, il Santo Angelo Guardiano.
A tale proposito, noto come il segreto sia, anche volendo, non
riportabile in scritti di alcun tipo, essendo legato alla
comunicazione con le " Potenze Angeliche ", diverso per ogni persona,
verso la quale si può soltanto essere istradati ( e da qui il motivo
della liberazione dal vincolo del silenzio fino al Sole di
Tiphareth. )
Ora, il punto è che, da un'analisi appropriata delle fonti gnostiche,
risulta che Abraxas, il demone demiurgo, non sia altri che il sole
( che qabbalisticamente parlando riporta proprio il numero 666 ), il
quale, di fatto, è l'astro che permette la vita sulla terra.
Usurpatore del potere del Dio supremo, dunque, allo stesso modo in cui
secondo la disciplina esoterica la mente conscia è il dispotico
usurpatore di una coscienza più alta ( a tale proposito vedere le
Baccanti, in particolare nella versione di Israel Regardie, in " Magia
Cerimoniale " ).
Allo stesso modo, nell'uomo " materiale ", il cuore, il " sole di
Tiphareth ", è l'usurpatore delle funzioni più alte dell'anima, che
vengono, per così dire, ripristinate mediante l'educazione e la
conoscenza; un uomo civile, più evoluto dell'uomo naturale, non
reagirà più d'istinto seguendo i sentimenti ( il " cuore " ) ma
un'opportuna valutazione delle circostanze permessa dalle funzioni
dell'anima ( a tale proposito vedasi la sezione relativa al Gom Jabbar
in quello straordinario capolavoro iniziatico che è la saga di " Dune
" di Frank Herbert )
Dunque perché cercare la religione originale attraverso le
corrispondenze nei fatti attribuiti alle divinità ? Ma perché essa
risponde ai movimenti degli astri nel cieli, i quali a loro volta
rispondono alle necessità dell'anima nell'uomo.
Cosa si compie nelle prime iniziazioni ?? Una scalata dell'uomo
materiale verso qualcosa di più alto, Malkuth corrisponde ai piedi,
Yesod e Hod alle gambe, Netzach agli organi riproduttivi ed escretori,
Ti'phareth, finalmente, al cuore, prendendo così coscienza del proprio
basso destino e della propria futilità ed esistenza deprimente, perché
solo chi conosce davvero se stesso potrà aspirare qualcosa di più
alto.
Non si supera dunque l'usurpatore, né lo si vince, ma ci si accorge di
quanto a propria futilità, a un dipresso, sia quella dell'intero
universo e dell'esistenza tutta, di come le leggi naturali a cui siamo
soggetti siamo sempre le stesse cambiando solo in proporzione,
dell'infelicità generale, dell'apparente impossibilità di cambiare le
cose, ci si accorge, inoltre, della propria " animalità ".
Quante false ambizioni, quante speranze, quanti desideri insoddisfatti
e pieni di dolore decadono come scorie in questo percorso, andando a
riordinarsi come " involucri " nel nostro personale albero qlipothico,
ma riordinandosi ed integrandosi al loro giusto posto nell'anima, e
che rassegnazione, quando si giunge a contemplare e comprendere la
prima parte del famoso detto del Buddha: - Io vi insegno la verità
della sofferenza, io vi insegno che tutto è sofferenza.
Così il cattivo demiurgo è il cuore e l'esistenza animale, che la
maggior parte degli uomini non riconosce, e non riconoscendo il
tiranno rimane ad esso soggetta, così il cattivo demiurgo è il sole
che vigila dall'alto sulla sua prigione, così il cattivo demiurgo è la
mente conscia, meccanica e ripetitiva; non per spezzare le catene alle
quali ci tiene avvinti, ma per conoscerle e tentarne i punti deboli,
per saggiarle, sono utili le iniziazioni fino a Tiphareth, in cui ci
si confronta con il cattivo demiurgo, così come è buon supporto una
terapia psicanalitica.
Ma c'è qualcosa più in alto ? C'è qualcosa più in basso ? Più in alto
si trovano le Sephiroth superiori, inaccessibili all'uomo comune, più
in basso esiste l'albero qlipothico, di cui un grande filosofo, forse
involontariamente, definì l'essenza in questi termini di grande
effetto:
- Ma se tu a lungo guarderai dentro l'Abisso,
ricordati che anche l'Abisso scruterà dentro di te.
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