lunedì 5 gennaio 2009

Demolendo Montale - I - La rimonta(le) del '900

Ad una lettura attenta di Schopenhauer riscontriamo senza possibilità
di dubbio che dietro la celebre filosofia di Georg Wilhelm Friedrich
Hegel si nascondeva un altezzoso e borioso cretino; ciò, naturalmente,
nonostante la sua evidente influenza sull''800 che dobbiamo anche
ringraziare ( ciò è detto ironicamente, sottolineo perché considerata
l'esuberante misura di attacchi di cui sono stato oggetto, non si sa
mai ) per aver fondato, grazie alle sue proposizioni ampollose e
totalmente prive di ogni significato apprezzabile, le basi tanto per
il cosiddetto " hegelismo di destra " quanto di quello " di sinistra
", che ci hanno regalato ( di nuovo con ironia ) rispettivamente il
fascismo e il comunismo, con il loro seguito di stragi, violenze,
persecuzioni e crimini.
Potremmo individuare qualcosa del genere anche in Eugenio Montale,
nonostante la sua evidente influenza ( distruttiva e degenerativa,
tant'è che oggi la gente preferisce persino i programmi televisivi,
mancando del tutto la funzione nel mondo del poeta che, come quella
del filosofi, ma forse ancora più eminente, è quella di erudire e di
istruire, e non quella di bandire l'eleganza e lo stile ); proviamo
dunque ad individuare caratteri di demenza nell'opera di questo
autore:

1) Fa poesia con le aragostine, evidentemente scambiandola per un
piatto di riso al curry.
2) Corregge Leopardi dicendo: " Natura/ Madre e non matrigna ".
Dimostrando di non aver capito una sega né della Natura, né di
Leopardi.
3) Sostiene che " Le rime/ sono sempre le stesse ". Mi domando che
faccia avrebbe fatto Lord Byron, non solo un grandissimo ed eminente
poeta, ma anche un uomo coraggioso e generoso al punto da sacrificare
la vita per la libertà della Grecia, leggendo una tale scemenza.
4) Ritiene divertente scrivere: " Affonderà l'homo faber/ tra le
dispense Fabbri? " Oltretutto mettendo l'apostrofo prima della parola
" homo " che, si sa, in pronunzia restituta, quale dovrebbe essere
adoperata di fronte a un termine tecnico come " homo faber ", è
aspirata.
5) Scrive una poesia insipida come l'"Upupa ", priva di qualunque
insegnamento ( come del resto quasi tutto il resto dell'opera paonazza
di questo autore ), che tra l'altro è stata facilmente superata, in
non più di un paio di minuti, dalla mia " Tockus nasutus ".
6) Era paraculato.
7) Faceva a gara nel numero di versi con Leopardi, il che é proprio di un autentico cretino.
8) Scrive questa autentica porcheria:

" Hai dato il mio nome ad un albero? Non è poco
Pure non mi rassegno a restar ombra o tronco
Di un abbandono nel suburbio. "

Ma perché, bestia, umilii un albero sistemandolo nel suburbio? e non
ti accorgi che qui suonava meglio " a " piuttosto che " ad " ? Non è
poco dare il tuo nome a un albero? Ma l'albero se ne fotte di te e del
tuo nome, e come sarebbe non è poco? Ma che sei meglio di un albero?
L'albero mi dà ossigeno, tu mi fai assaporare questo intruglio! Per il
resto sarebbe meglio che tu restassi ombra o tronco, almeno non
scriveresti.

Io il tuo l'ho dato a un fiume, a un lungo incendio, al crudo/
gioco della mia sorte, alla fiducia sovrumana/ con cui parlasti al
rospo, uscito dalla fogna senza orrore o pietà

Qui invece gioca a rimpallino! Ah sì? Hai dato il mio nome ad un
albero?? Adesso ve' come ti concio, che tu ti perda come un fiume! Che
tu bruci come un incendio! Visto che sei così cretino da parlare ai
rospi per indicargli dove si trova il vegetale con il mio nome! ( Ciò
mi fa pensare che il verso legato alle fognature sia indirizzato
all'interlocutore e non al rospo, ma si è mai sentito parlare di un
rospo di fogna? E perchè dovrebbe provare orrore un povero ed
innocente rospo? Ma io provo orrore per te e per quello che stai
scrivendo, la pietà invece no, visto che sei stato premiato per
questo ).

al respiro di quel forte/ e morbido tuo labbro che riesce/ nominando,
a creare;

Adesso da Diavolo è diventato Dio: anche in Montale c'è,
evidentemente, qualcosa di buono.

rospo fiore erba scoglio -

Un caso di perdita delle più elementari connessioni logiche. Notare
che questo sarebbe il verbo che crea: Dio almeno la grammatica l'ha
usata: - Fiat lux. - Invece l'interlocutore di Montale diventa
chiaramente, da un Diavolo Maggiore, un dio minore.

quercia pronta a spiegarsi su di noi/ quando la pioggia spollina i
carnosi/ petali dal trifoglio e il fuoco cresce.

Allora qui posso essere ignorante io in botanica, ma non mi pare che i
petali contengano il polline, e poi il trifoglio sarebbe carnoso? Io
qualche volta ho maneggiato un trifoglio, e l'ho trovato abbastanza
sottile, ma che è una pianta grassa? La quercia è pronta a spiegarsi
su di noi? Ma che è Barbalbero? e poi di quale fuoco si tratta, che
sta dicendo? Cioé da dove esce questo fuoco? Perchè se è una poesia
d'amore o di passione, sicuramente non s'era capito; anzi, sicuramente
si tratta del fuoco dell'astio. Ma allora non è meglio farlo
decrescere?

Cioè oggi i critici si cibano di questa robaccia, e dopo non si trova
più spazio per i giovani emergenti....e non parlo di me che a me di
emergere proprio non mi frega niente: la gente lascia la poesia sugli
scaffali, ed in generale si impoverisce tutto il mondo letterario e
artistico, e per forza, ma chi la vuole roba così? O si fa uno sforzo
di volontà e la si accetta così com'è, e magari ce la si fa anche
piacere, oppure ci si sente presi per il culo.
Da notare che la " poesia " l'ho scelta a caso, salvate quel poco di
buono che c'è sempre, anche nell'opera di Gustavo Perapotti, e
tralasciate il resto, leggetevi invece " il Pellegrinaggio del giovane
Aroldo ", ne vale la pena! O anche le Poesie di Holderlin! Ci sarebbe
molto altro da aggiungere, ma proprio molto, tuttavia ora non ne ho il
tempo.

P.S. Tra l'altro, a me quel " Ecco il segno: s'innerva " richiama
reminescenze assolutamente falliche.

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